Putin e Xi ostentano unità, ma il gasdotto può attendere ancora
Nell'ennesimo vertice a Pechino andato in scena a una sola settimana dalla visita di Donald Trump, il presidente russo e quello cinese prlano di collaborazione strategica e definiscono "irresponsabile" la politica degli Stati Uniti. Ma ancora una volta non si sblocca la trattativa sul gasdotto "Power of Siberia-2", vitale per gli interessi di Mosca ma non per quelli della Cina.
Pechino (AsiaNews/Agenzia) - Nemmeno la crisi energetica innescata dallo scontro nel Golfo riesce a sbloccare lo stallo sul progetto "Power of Siberia-2". Anche la quinta visita del presidente russo Vladimir Putin in Cina dall’inizio della guerra all’Ucraina del 2022 si è conclusa senza un accordo definitivo sull’ambizioso progetto di Mosca in discussione da oltre dieci anni che attraversando la Mongolia nelle intenzioni del colosso statale Gazprom mirerebbe a dirottare verso la Cina il gas che l’Europa non acquista più dalla Russia.
Accolto da Xi Jinping con la consueta enfasi nelle stesse sale dove appena una settimana fa è andato inscena il vertice con Donald Trump, Putin era arrivato a Pechino accompagnato da una delegazione molto ampia, composta da cinque vice primi ministri, otto ministri e dai dirigenti delle principali aziende energetiche russe, tra cui Gazprom e Rosneft. Nessuno dei 40 documenti bilaterali firmati durante il vertice, però, include riferimenti concreti al nuovo gasdotto o a ulteriori accordi energetici.
Il gasdotto “Power of Siberia-2” dovrebbe permettere di trasportare fino a 100 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno verso la Cina, aiutando Mosca a compensare la perdite causate dalle sanzioni e dalla riduzione delle esportazioni dopo l’invasione dell’Ucraina. Il principale ostacolo resta il prezzo del gas: secondo il Financial Times, Pechino vorrebbe acquistare il gas a prezzi simili a quelli interni russi, fortemente sovvenzionati, che sono pari a circa 50 dollari per 1.000 metri cubi. Si tratta di una cifra molto inferiore rispetto ai circa 258 dollari che la Cina paga attualmente e lontanissima dai circa 420 dollari richiesti da Gazprom ad altri clienti esteri.
Le autorità di Pechino sarebbero inoltre riluttanti ad aumentare drasticamente le importazioni di gas, poiché ritengono che la domanda interna cinese possa aver già raggiunto il suo picco. E questa convinzione riduce ulteriormente le possibilità di un rapido accordo.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov oggi ha cercato di minimizzare il mancato accordo, dichiarando che il tracciato del gasdotto e i parametri principali sarebbero già stati concordati e che restano da definire soltanto alcuni dettagli tecnici e commerciali. Tuttavia, ha ammesso che non esiste ancora una tempistica precisa per l’avvio del progetto.
Attualmente la Cina acquista circa 38 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, quantità che rappresenta circa la metà delle esportazioni a lunga distanza ancora mantenute da Gazprom. Il governo russo punta ad aumentare questo volume del 47%, arrivando a 56 miliardi di metri cubi entro la fine del decennio, affiancando il nuovo impianto all’attuale gasdotto “Power of Siberia-1”.
Il mancato accordo contrasta con il tono molto ambizioso del vertice tra Putin e Xi Jinping. I due leader hanno firmato una dichiarazione congiunta sulla creazione di un “mondo multipolare” e di un “nuovo modello di relazioni internazionali”, sottolineando la cooperazione strategica tra Mosca e Pechino. Insieme hanno condannato i piani del presidente degli Stati Uniti Donald Trump relativi allo scudo di difesa missilistica “Golden Dome” e definitio “irresponsabile” la politica nucleare di Washington. Nonostante le dichiarazioni politiche e diplomatiche, però, l’assenza di un contratto energetico definitivo evidenzia tutti i limiti concreti di un “avvicinamento economico” in cui è la Cina ormai a dettare le condizioni alla Russia.




