29/04/2021, 13.57
MYANMAR
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Yangon, rapimenti, arresti, pestaggi della giunta contro il ‘terrorismo’ della popolazione

di Francis Khoo Thwe

Non si fermano le manifestazioni a Dawei, Namti, Kalay. In crescita i rapimenti e le sparizioni a Dawei, Mogok, Sat Kalay, Monywa. La giunta accusa la popolazione di distruggere la stabilità e l’economia, ma è sempre più accusata di crimini contro l’umanità.

Yangon (AsiaNews) – Migliaia di persone hanno preso parte oggi a uno sciopero generale a Dawei contro la giunta militare che dal colpo di Stato continua a macchiarsi di atrocità e crimini di massa contro civili indifesi e disarmati (foto 1). L’accusa di “crimini contro l’umanità” è stata fatta propria da alcuni esperti Onu, che hanno accusato le forze di sicurezza di “assassinii, imprigionamenti, persecuzione e altri crimini”. Oltre alle uccisioni e ai colpi dei cecchini, che sparano alla testa dei manifestanti con proiettili letali, è sempre più diffuso il rapimento, l’arresto e la scomparsa di attivisti dello sciopero per la disobbedienza civile e la democrazia.

Proprio a Dawei (Myaungpalae, Tenasserim), stamattina alle 6, due fratelli sono stati rapiti e scomparsi (foto 2 e 3). Altre cinque persone sono state prese e scomparse a Mogok. Tutti loro sono attivisti della disobbedienza civile ed erano nascosti in un centro di meditazione buddista.

Sette persone sono state prese a Sat Kalay (Pyapon, Ayeyarwady). I militari hanno aperto il fuoco contro la popolazione che resisteva e hanno ferito a morte un uomo, Ko San Paw, che è spirato prima di giungere all’ospedale.

Due giorni fa è stata arrestata anche la madre di un giudice, U Kaung Myat Thu, della corte di Monywa (Sagaing). Il giudice è uno dei membri più in vista del movimento di disobbedienza civile. Siccome non lo hanno trovato in casa, la madre è stata picchiata con violenza e portata via in un luogo sconosciuto.

Per la giunta, tutti coloro che manifestano contro il colpo di Stato e lavorano per la democrazia sono dei “terroristi” che distruggono la “stabilità” e l’economia del Paese. A conferma di questa definizione, il portavoce dei militari elenca le violenze della popolazione. Quest’oggi grande enfasi è stata posta su un attacco con razzi verso una base militare a Magway, nel centro del Paese. I razzi non hanno fatto grossi danni, né vittime, né vi è stata alcuna rivendicazione. Vi sono stati anche razzi sparati a Meiktila, anche qui senza danni e senza vittime, e alcune bombe davanti a un deposito di armi dell’esercito a Bago. Nessuno ha citato danni o vittime.

All’Asean che dopo l’incontro di Jakarta spinge per il dialogo e la fine delle violenze “da tutte le parti” in Myanmar, la giunta ha riposto che prima di iniziare il dialogo, essa deve garantire anzitutto “la stabilità”, ossia la fine del movimento di disobbedienza civile e per la democrazia.

Eppure anche oggi non si sono fermate le manifestazioni in diverse parti del Paese, fra cui Namti (Stato Kachin) e Kalay (Sagaing, foto 4).

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