La Commissione anticorruzione del Nepal ha incriminato 55 ex politici e funzionari e la società statale China CAMC Engineering per aver gonfiato i costi dell’aeroporto internazionale di Pokhara, costruito con un prestito cinese come parte della Belt and Road Initiative, ma oggi privo di voli internazionali regolari. L’inchiesta sta mettendo alla prova anche il nuovo governo tecnico, che non vuole compromettere i legami con Pechino.
Due incidenti in pochi giorni hanno causato la morte di almeno nove persone. Fonti locali riferiscono che “servirà tempo” per recuperare alcuni corpi per le condizioni meteo. Il rischio di valanghe accresciuto da fenomeni come i cicloni. Alterazione della stabilità del manto nevoso, aumento delle precipitazioni e accelerazione nello scioglimento dei ghiacciai i pericoli principali.
Viaggio tra le attese dei giovani che in nome della lotta alla corruzione hanno portato all’uscita di scena del governo di Sharma Oli. Sr. Durga Shrestha (Caritas Nepal): “Le profonde diseguaglianze alla radice delle proteste, ora la sfida è generare veri cambiamenti”. Il gesuita p. Ekka: “Il sistema scolastico sia una delle priorità”.
Mentre a Sharm-el-Sheikh continuano i negoziati per il rilascio di quanti sono ancora in vita, la famiglia di Bipin Joshi - l’unico ostaggio asiatico rimasto di cui non si hanno notizie certe - ha autorizzato la diffusione di alcune immagini che provano che due mesi dopo il sequestro era ancora vivo. “Ci aggrappiamo a questo”.
Nata dalle macerie del terremoto del 2015, in questi dieci anni quest'associazione si è spesa nel Paese per aiutare la popolazione in difficoltà, guadagnandosi fiducia per la trasparenza nella gestione dei fondi. Nelle campagne contro la corruzione è diventata un punto di riferimento per i giovani nepalesi delusi dall’élite politica. E ha organizzato anche il sondaggio online che ha portato alla nomina di Sushila Karki a premier ad interim, che ora dovrà accompagnare il Paese alle elezioni del 2026.
Le manifestazioni, partite dal blocco dei social media, hanno costretto il primo ministro alle dimissioni. La mobilitazione giovanile riflette la profonda delusione verso un sistema politico che ha tradito le speranze nate dall'adozione della democrazia. Le difficoltà economiche spingono molti a emigrare e già ad aprile si erano verificate proteste che chiedevano il ritorno della monarchia come alternativa alla corruzione dei partiti.