31/12/2025, 00.30
L'ANNO CHE SI CHIUDE
Invia ad un amico

Il 2025 in Asia attraverso dodici personaggi

La prima donna premier del Giappone, i ragazzi della Generazione Z in Nepal, ma anche l'ascesa del generale Munir in Pakistan. E poi Zohran Mamdani, che dal suo seggio di sindaco di New York parla oggi anche all'India; ed Ekrem Imamoglu, il primo cittadino di Istanbul tuttora in carcere per aver osato sfidare Erdogan. Ma anche il primo vescovo cambogiano dopo gli anni di Pol Pot e l'eredità che papa Francesco ha lasciato all'Asia.

Quello che si chiude oggi è stato un anno molto denso di avvenimenti per l'Asia. Come nostra abitudine nell'ultimo giorno dell'anno AsiaNews ha provato a selezionarne alcuni che secondo noi riassumono alcune delle più importanti storie che hanno toccato la politica, le società civili e la Chiesa in questo 2025 nelle diverse aree del continente. 

SANAE TAKAICHI (Giappone)

Vincendo le elezioni primarie del Partito Liberal Democratico, dal mese di ottobre Sanae Takaichi è la prima donna premier della storia del Giappone. Originaria di Nara, 64 anni, politicamente molto vicina a Shinzo Abe - l’ex primo ministro ucciso nel 2022 – ambisce a costruire un Giappone “forte e prospero”. La sua vittoria ha rappresentato la rivincita dell’ala più nazionalista all’interno del partito che ha governato quasi ininterrottamente il Giappone nel dopoguerra. Ma è stato soprattutto il tema sensibile dell’immigrazione il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale. Il suo governo – frutto di una coalizione con il centrista Ishin – si basa su una maggioranza risicata, ma può contare oggi su un tasso di approvazione molto alto. Per questo nel 2026 potrebbe scegliere la strada delle elezioni anticipate. Nelle ultime a dominare la scena sono state soprattutto le forti tensioni con Pechino dopo le sue dichiarazioni di novembre secondo cui un attacco dell’esercito della Repubblica popolare cinese a Taiwan rappresenterebbe una minaccia esistenziale per il Giappone.

GENERAZIONE Z (Nepal)

Giovani cittadini, studenti, lavoratori precari, influencer e attivisti del mondo digitale hanno guidato le proteste che a settembre hanno segnato una rottura con il precedente sistema politico. Le manifestazioni, scoppiate dopo l’imposizione del divieto di utilizzo dei social, su cui i giovani avevano lanciato una campagna di critiche contro l’establishment, si sono rapidamente trasformate in una mobilitazione di massa contro la corruzione, il nepotismo e l’impunità delle élite tradizionali, provocando la caduta del governo guidato da KP Sharma Oli. Senza un leader unico né un partito di riferimento, la Gen Z ha usato i social come spazio politico, rompendo il monopolio dei partiti tradizionali e imponendo all’agenda politica temi come la trasparenza e la giustizia sociale. Gli occhi sono puntati sulle elezioni del 5 marzo 2026, dove potrebbe emergere come leader il giovane sindaco di Kathmandu,  Balendra Shah, vicino alle istanze della Gen Z.

ZHANG YADI (Cina)                                    

Ventidue anni, brillante studentessa cinese in Francia, in procinto di iniziare un master in antropologia presso la prestigiosa School of Oriental and African Studies (SOAS) della University of London, Zhang Yadi non è più tornata dalla visita estiva alla famiglia a Changsha in Cina. Il 31 luglio è stata arrestata a Shangri-La, nello Yunnan, con l’accusa di “aver messo in pericolo la sicurezza nazionale”. Le autorità locali avrebbero infatti scoperto che online Zhang era @TaraFreesoul, una delle promotrici di CYS4T – Chinese Youths Stand for Tibet – un gruppo di studenti che dal maggio 2024 all’estero hanno fatto propria la causa del Tibet e ne raccontano la “verità nascosta” nelle comunità cinesi della diaspora. Quello della giovane Zhang è un volto nuovo della dissidenza cinese, figlio della “generazione dei fogli bianchi”, le proteste venute allo scoperto con il malcontento per la rigidissima politica Zero Covid imposta durante la pandemia. Ma è anche una triste conferma di quanto il controllo imposto da Xi Jinping in nome del “grande rinnovamento della nazione cinese” sia capillare anche fuori dalla Cina, tra i giovani che studiano e lavorano in Occidente     

ASIM MUNIR (Pakistan)

Capo dell’esercito dall’autunno 2022, Asim Munir nel 2025 è diventato l’uomo più potente del Paese. Ex direttore dell’ISI e primo militare a guidare anche l’intelligence militare, Munir è riuscito a concentrare il potere nelle mani dell’esercito dopo la caduta dell’ex primo ministro Imran Khan, arrestato e incarcerato con una serie di procedimenti giudiziari. Sotto la sua guida, i militari e il governo civile hanno smantellato l’infrastruttura politica del Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI), il partito di Khan. Il ruolo di Asim Munir quest’anno è stato ulteriormente rafforzato da riforme costituzionali che hanno ampliato i poteri del comandante dell’esercito e ridotto la capacità di intervento della magistratura. Il capo di stato maggiore dell’esercito, che ha avuto colloqui diretti anche con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha giustificato la stretta come necessaria per garantire la sicurezza nazionale e il rilancio economico, mentre l’opposizione e diversi osservatori internazionali hanno denunciato l’inizio di una nuova fase di controllo militare sulle politiche di governo.

ZOHRAN MAMDANI (India-Usa)

Il nuovo sindaco di New York di origini indiane Zohran Mamdani ha portato nel cuore della politica statunitense la cultura dell’Asia meridionale, attraverso la sua storia famigliare e una campagna elettorale portata avanti in lingue diverse. Nato a Kampala da famiglia indiana e cresciuto tra Africa, Asia e Stati Uniti, Mamdani incarna la generazione indiana della diaspora che legge l’Occidente attraverso l’esperienza del Sud globale. Eletto nell’Assemblea dello Stato di New York, è diventato noto per le sue posizioni a favore dell’edilizia popolare, del diritto alla salute e di una politica estera più attenta ai diritti umani, anche quando questo significa criticare apertamente alleati storici di Washington. Più volte ha biasimato apertamente anche il primo ministro indiano Narendra Modi per la sua politica ultranazionalista indù e di discriminazione della comunità musulmana, che continua a essere messa in atto in tutti gli Stati governati dal Bharatiya Janata Party (BJP). La sua ascesa è coincisa proprio con uno degli anni peggiori nelle relazioni tra Washington e Delhi con la crisi innescata da Trump con l'imposizioni dei dazi sui prodotti importati dall'India che ha avuto come effetto collaterale il riavvicinamento di Modi a Pechino.                             

PAPA FRANCESCO (Asia)

Non solo le comunità cattoliche, ma tutta l’Asia ha partecipato il 21 aprile al dolore del mondo per la morte di papa Francesco. Nei suoi dodici anni di pontificato Bergoglio ha guardato infatti con un’attenzione del tutto particolare a questo grande continente. Lo ha visitato in ben sette viaggio apostolici: dal primo in Corea nel 2014 fino all’ultimo dell’estate 2024, il più lungo del suo pontificato che lo ha portato in Indonesia, nella piccola Timor Est e a Singapore oltre che in Papua Nuova Guinea, giunto dopo la tappa del 2023 nella frontiera missionaria della Mongolia, dove i cristiani sono appena una manciata. Papa Francesco è stato il pontefice che ha scelto in Asia e in Medio Oriente tanti cardinali anche da Paesi che mai avevano ricevuto questo onore: ben 23 sono quelli che hanno partecipato al conclave che in maggio ha eletto Leone XIV. Ma Bergoglio è stato soprattutto il papa più vicino ai dimenticati dell’Asia: è stato per esempio l’unico leader mondiale a tenere sempre accesa l’attenzione per i Rohingya, il popolo esule dal Myanmar che lui stesso incontrò durante il viaggio in Bangladesh. Ed è stato il pontefice della mano tesa alla Cina con la firma nel 2018 dell’Accordo provvisorio con Pechino sulla nomina dei vescovi e l’indicazione di Matteo Ricci come modello per l’incontro tra la fede e la cultura cinese.                                 

SUON HANGLI (Cambogia)

L’8 settembre 2025, la piccolissima comunità cattolica cambogiana (poco più di 20mila fedeli, appena lo 0.13% della popolazione) ha potuto gioire per l’ordinazione episcopale di mons. Pierre Suon Hang Ly, un prete locale di 53 anni, scelto da papa Leone XIV come vicario apostolico coadiutore di Phnom Penh con il compito di prendere il posto (probabilmente presto) del missionario francese mons. Olivier Schmitthaeusler, l’attuale vicario. Suon Hang Ly è diventato così il primo vescovo cambogiano della Chiesa rinata appena 35 anni fa, dopo che la persecuzione genocida del regime dei khmer rossi era riuscita in pochi anni a sradicare quasi del tutto l’intera comunità cattolica locale, facendo morire di stenti anche mons. Joseph Chhmar Salas, l’unico altro prete khmer a cui (in circostanze drammatiche) era stato conferito il ministero dell’episcopato nel 1975.        

FLAVIANO ANTONIO VILLANUEVA (Filippine)   

Sacerdote della Società del Verbo Divino, il filippino p. Villanueva ha ricevuto quest'anno il 67esimo Premio Magsaysay - riconoscimento asiatico paragonato al Nobel - per la difesa della dignità umana. Noto come “Padre Flavie”, è una delle figure più attive nel Paese nella difesa dei poveri e delle vittime della “guerra alla droga”. Dopo un passato in cui lui stesso è stato segnato dall’uso di droghe, iniziato in adolescenza e concluso nel 1995, ha intrapreso un percorso di conversione che lo ha portato al seminario nel 1998, e all’ordinazione sacerdotale nel 2006. Nel 2015 ha fondato a Manila l’Arnold Janssen Kalinga Center, offrendo assistenza, alloggio e servizi dignitosi a migliaia di persone emarginate. Durante la campagna antidroga del presidente Duterte ha sostenuto le famiglie delle vittime di omicidi extragiudiziali, guidando la ricerca dei corpi e raccogliendo fondi per sepolture dignitose e luoghi di memoria. Il suo impegno gli ha attirato l'accusa di sedizione e minacce. 

EKREM IMAMOGLU (Turchia)

È il volto dell’opposizione che ha saputo scalfire il potere di Recep Tayyip Erdogan tanto da sconfiggere il candidato del partito di governo per la carica di sindaco di Istanbul ed simbolo della repressione di Ankara  verso i rivali politici. Ekrem Imamoglu, primo cittadino del cuore economico e commerciale della Turchia ed esponente del Partito popolare repubblicano (Chp), per due volte capace di battere il rivale dell’Akp (Partito di Giustizia e sviluppo), dal 19 marzo è in prigione con accuse pretestuose. Secondo il procuratore capo di Istanbul, il sindaco e principale rivale di Erdogan alle prossime elezioni presidenziali nel 2028 deve rispondere di presunti aiuti a “una organizzazione terroristica” e del progetto di “formare e guidare un’organizzazione criminale, corruzione e frode aggravata”. A ottobre si è aggiunta l’accusa di “spionaggio”, respinta da Imamoglu che parla di “complotto” per escluderlo dalla politica. Analisti e oppositori affermano che è un tentativo di governo e Akp di assumere il controllo della metropoli, mentre “oscura” le proteste e arresta chi chiede libertà, democrazia e diritti a fronte di una deriva autoritaria

AHMED AL-SHARAA (Siria)

Alla guida delle milizie di Hay’at Tahrir al-Sham (Hts) fra novembre e dicembre del 2024 ha rovesciato in poche settimane il decennale regime di Bashar al-Assad, costringendo all’esilio l’ex dittatore. Nell’ultimo anno, ha rafforzato il potere tenendo elezioni (parziali) e riportando il Paese nell’assiste internazionale. Ahmed al-Sharaa, presidente ad interim, è un ex leader di al-Qaeda sul quale, un tempo, pendeva una taglia da 10 milioni di dollari. Tuttavia, nei mesi scorsi ha ottenuto piena legittimazione da Donald Trump, vedendosi cancellare le sanzioni internazionali compreso il Caesar Act, che ha affamato per anni la Siria. A livello di politica estera si registra un tentativo di accordo con Israele, ma restano i problemi interni: violenze contro alawiti, tensioni con i drusi, attacchi ai cristiani, presenza jihadista (fra cui l’Isis) e il nodo irrisolto nel nord-est coi curdi rappresentano più di un’ombra sul futuro incerto di un Paese tutt’altro che stabilizzato. 

BASHAR FAWADLEH (Palestina-Israele)

All’ombra del conflitto a Gaza coloni e movimenti pro-occupazione, con la connivenza di governo e polizia, hanno condotto una “guerra silenziosa” ai palestinesi in Cisgiordania espropriando terreni, distruggendo proprietà e devastando l’economia. Emblema di questa escalation di assalti è il villaggio di Taybeh con i suoi 1500 abitanti e tre chiese, 30 km a nord di Gerusalemme e a est di Ramallah, ultima cittadina abitata per intero da cristiani. Più volte il parrocco p. Bashar Fawadleh ha denunciato le violenze, in un crescendo di attacchi che hanno spinto anche il patriarca latino di Gerusalemme card. Pierbattista Pizzaballa e il primate greco-ortodosso Teofilo III a compiere una visita di solidarietà. I 600 cattolici latini, i greco-ortodossi e i cattolici greco-melkiti vivono “sotto il fuoco costante dei coloni e dell’esercito israeliano” ma, aggiunge, “non abbiamo paura di rimanere nella nostra terra”. Un messaggio rilanciato anche in occasione dell’Avvento, per una testimonianza di fede che è “più forte delle violenze dei coloni”

BAGRAT GALSTANYAN (Armenia)   

Arcivescovo della Chiesa apostolica armena a Tavowš, Bagrat Galstanyan è la figura centrale dell’opposizione al primo ministro Nikol Pashinyan. Dal giugno 2024 ha guidato le proteste contro la cessione all’Azerbaigian dei territori contesi in Nagorno Karabach. Ha promosso il movimento “Tavowš in nome della Patria” e chiesto le dimissioni del premier arrivando a sospendersi temporaneamente dalle funzioni pastorali e a candidarsi personalmente alla guida del governo, per poi fare marcia indietro per via della sua doppia cittadinanza armena e canades. Il 25 giugno 2025 Pashinyan ha denunciato un tentativo di colpo di stato che coinvolgerebbe ambienti ecclesiastici, indicando proprio Galstanyan come figura chiave. Arrestato si trova tuttora in carcere. La sua vicenda è diventata un simbolo del conflitto profondo tra il governo di Erevan e la Chiesa apostolica in un Paese segnato dagli strascichi della perdita del Nagorno Karabakh.

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Poso, violenze anticristiane: estremisti incendiano una chiesa protestante
23/10/2012
Avvistata in un porto somalo la petroliera saudita dirottata
18/11/2008
Zohran Mamdani, il candidato sindaco di New York di origini indiane che ha criticato Modi
25/06/2025 13:44
Asia: i 12 volti del 2022
31/12/2022 13:55
Asia:10 volti simbolo per il 2021
31/12/2021 08:00


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”