05/01/2011, 00.00
CINA – ASIA CENTRALE
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Pechino, la “pacifica” invasione dell’Asia Centrale

Da anni la Cina accresce rapporti con gli Stati della regione con le sue merci, costruisce ferrovie e oleodotti, acquista energia. Stretta collaborazione anche militare e finanziaria. Gli Stati Uniti rischiano di essere sempre più estromessi dai Paesi ex sovietici.
Bishkek (AsiaNews/Agenzie) – Cresce senza soste la collaborazione tra Cina e Stati dell’Asia Centrale in campo commerciale, militare e finanziario. E toglie spazio alla Russia e, soprattutto, agli Stati Uniti.
 
Gli scambi commerciali tra la Cina e gli Stati della regione (Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan) sono arrivati a 25,9 miliardi di dollari nel 2009, mentre erano di 527 milioni nel 1992. I commercianti cinesi portano vestiti, apparecchi elettronici e per la casa e altre manifatture, invadono i mercati e aprono negozi e magazzini. La vecchia Via della seta, per le uzbeke Samarkanda e Bukhara, vede ora la processione degli autocarri cinesi carichi di merci.
 
Nel Tagikistan le imprese statali cinesi costruiscono condotte energetiche, ferrovie e autostrade.
Il Kirghizistan è diventato un importante punto di passaggio per le merci dirette verso il Mar Caspio, la Russia e l’Europa. Gli oleodotti che passano per l’Asia Centrale portano alla Cina petrolio e gas di Russia, Kazakistan e Turkmenistan, fonte di approvvigionamento alternativa all’instabile Medio Oriente e allo Stretto di Malacca che Pechino non controlla.
 
Nelle capitali di questi Stati, Pechino apre gli Istituti Confucio per insegnare il cinese mandarino.
La scorsa estate, il generale cinese Liu Yazhou ha scritto che “negli ultimi anni la Cina ha tratto vantaggio dalla mancanza di iniziative nella regione di Stati Uniti e Russia”. “La Cina ha iniziato a stimolare la febbre consumista nella zona” e ha trovato ampio mercato per le sue merci a poco prezzo.
 
Analisti ritengono che Pechino stia cercando un’integrazione economica tra questi Paesi e il proprio remoto Xinjiang e preme per l’eliminazione dei dazi.
Vale anche ricordare che questi Stati (Kirghizistan, Tagikistan, Kazakistan e Uzbekistan) fanno parte della Shanghai Cooperation Organization (Sco), insieme a Cina e Russia: organismo sorto con fini di collaborazione antiterrorista e diventato sempre più un luogo privilegiato per gli accordi economici. Gli Stati membri fanno spesso esercitazioni militari congiunte, rafforzando una collaborazione anche militare e per la sicurezza interna. Nel 2010 Pechino ha concesso finanziamenti per 10 miliardi di dollari a Stati membri della Sco.
 
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Washington aveva cercato di creare una “cintura” di contenimento della Cina, che passasse per India, Afghanistan e gli Stati ex sovietici dell’Asia Centrale dove istituire basi militari. Compagnie private Usa hanno partecipato allo sfruttamento dei giacimenti di energia in Kazakistan e Turkmenistan. Invece ora rischia di essere estromessa.
 
Secondo Wikileaks, funzionari Usa sospettano che Pechino abbia offerto 3 miliardi di dollari al Kirghizistan perché chiuda la base aerea Usa a Manas: l’unica degli Stati Uniti nell’Asia centrale, ritenuta essenziale per la loro presenza nel confinante Afghanistan.
 
Gli altri Stati vedono anche con timore l’invasione delle merci e di migranti cinesi, che temono possano prendere il controllo dell’economia in intere loro regioni poco popolate. Ma per sviluppare l’economia non hanno alternative ai finanziamenti e ai commerci con la Cina.
(nella foto: pastori kirghisi ricevono pannelli solari cinesi)
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