27/11/2015, 00.00
ARABIA SAUDITA
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Arabia Saudita, esecuzione di massa: Riyadh pronta a giustiziare 55 persone in un giorno

Fra questi vi sono condannati per reati legati al terrorismo e rivolta interna. Le esecuzioni sarebbero “imminenti”. Nel 2015 giustiziate 151 persone, il numero più alto dal 1995. Attivisti pro diritti umani accusano: il governo usa le condanne a morte per risolvere il problema della dissidenza interna.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) – Attivisti e organizzazioni pro diritti umani lanciano l’allarme in seguito alla notizia secondo cui l’Arabia Saudita sta pianificando una esecuzione di massa, nella quale verrà eseguita la condanna a morte di decine di persone in un solo giorno. Secondo quanto riferisce il quotidiano Okaz, ripreso dalla Bbc, almeno 55 persone sono in attesa di essere giustiziate per “reati di terrorismo”; anche il sito internet del giornale al-Riyadh ha pubblicato un articolo – poi cancellato – che parlava di 52 esecuzioni “imminenti”.

Fra i detenuti in attesa di essere giustiziati vi sono anche alcuni sciiti, che hanno partecipato a proteste anti-governative in passato. Attivisti pro diritti umani ricordano il numero crescente di condanne a morte effettuate quest’anno nel regno; per questo, avvertono, la notizia di una possibile esecuzione di massa è da prendere con  estrema attenzione e serietà.

Nel 2015 sarebbero state giustiziate almeno 151 persone, il numero più alto dal 1995 ad oggi. Lo scorso anno il dato si era fermato a 90.

Secondo quanto riferisce il giornale saudita, fra quanti saranno giustiziati vi sono “terroristi di al Qaeda” e sei persone dell’area di Awamiya, città della regione di Qatif, una zona ricca di petrolio nella provincia orientale. Questi ultimi sono stati condannati per rivolta, attacchi a personale della sicurezza e interferenze nel vicino Bahrain.

Esperti e organizzazioni pro diritti umani sottolineano che il governo di Riyadh sfrutta l’accusa di terrorismo e rivolta, come nel caso di sei giovani attivisti di Awamiya, per “risolvere discussioni politiche” e problematiche con la minoranza interna. Nei giorni scorsi le madri di cinque dei sei giovani della città in attesa di essere giustiziati hanno scritto una lettera a re Salman, in cui chiedono al monarca di concedere la grazia ai loro figli.

Anche diverse ong hanno chiesto al governo di interrompere le esecuzioni capitali e di rimuovere il velo di segreto e mistero che copre i casi di condanne a morte .

Da anni le principali associazioni per i diritti umani e molti governi occidentali si battono per imporre al regno saudita (sunnita wahabita) processi più equi ed esecuzioni meno crudeli. L’Arabia Saudita – in cui vige una stretta osservanza della sharia, la legge islamica - è l'unico Paese al mondo dove la condanna a morte può essere eseguita con la decapitazione in pubblica piazza.

La pena capitale nel regno è prevista per i colpevoli di omicidio, rapina a mano armata, stupro e traffico di droga, ma anche per stregoneria e sodomia. Non meno crudeli sono le condanne per crimini minori, come il furto e il reato di opinione, che oltre al carcere, prevedono il taglio della mano o del piede e la fustigazione in piazza.

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