28/07/2016, 14.25
POLONIA – INDIA – GMG
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Giovani dell’Orissa alla Gmg: Nel segno dei nostri martiri, impariamo la misericordia

di Vincenzo Faccioli Pintozzi

Una delegazione composta da circa 50 ragazzi dell’area di Cuttack-Bhubaneswar è a Cracovia per unirsi al resto dei giovani di tutto il mondo. Il perdono, la riconciliazione e l’Eucaristia “sono il nostro viatico per superare il dolore dei pogrom”. John, 21 anni, ha sperimentato i centri vocazionali: “Vieni e vedi è uno splendido invito. E nel cuore sento un amore che non so esprimere. Forse è il Signore che mi chiama, forse no. Ma non potrei tornare a casa senza parlarne con un sacerdote”.

Cracovia (AsiaNews) – I martiri dell’Orissa “accompagnano con lo spirito non soltanto noi, ma tutti i giovani pellegrini indiani. Questo perché la loro morte ha cambiato la nostra fede, oggi non dico in modo più profondo ma forse più consapevole. Grazie a loro e alla Giornata mondiale della Gioventù impariamo la misericordia”. John ha 21 anni, è di casta “guerriera” e viene dalla diocesi di Cuttack-Bhubaneswar. Accompagnati da tre sacerdoti, un gruppo di 50 giovani è a Cracovia per la XXXI Gmg: insieme a loro c’è anche una ragazza indù, che sta valutando la possibilità di iniziare il catecumenato.

La presenza indiana in Polonia non è imponente: i ragazzi dell’Orissa non conoscono i numeri precisi, ma stimano in circa 500 i connazionali presenti. Tuttavia dopo Italia, Francia e ovviamente Polonia gli indiani per le strade della capitale culturale del Paese sembrano i più numerosi: cantano, coinvolgono altri giovani, portano le loro bandiere in ogni evento.

John ha perso nei pogrom del 2008 un caro amico, di cui porta la fotografia nel portafoglio. “Non è un martire – spiega ad AsiaNews – perché non ha avuto alternative alla morte violenta. Neanche in vita era un eroe. Ma per me la sua morte, in qualche modo ‘normale’ anche se tragica, fa pensare alla nostra fede. Se Dio sceglie gli umili per essere suoi testimoni, il mio amico era uno di loro”.

Il 23 agosto 2008 il leader indù Laxanananda Saraswati viene ucciso nel suo ashram, nel distretto di Kandhamal, da un gruppo maoista. I guerriglieri ammettono sin dall'inizio la loro responsabilità, ma i radicali indù seguono a scaricare la colpa sui cristiani, da tempo criticati dal guru per il loro impegno sociale con tribali e dalit (fuori casta) e accusati - insieme a vescovi, sacerdoti e suore - di fare proselitismo.

A Kandhamal gli estremisti indù scatenano la persecuzione più violenta contro la minoranza cristiana mai avvenuta in India. I pogrom costringono alla fuga 55mila fedeli e causano la razzia e il rogo di 5.600 case in 415 villaggi. Secondo i dati del governo i morti accertati sono 38; due le donne stuprate; numerose le persone con mutilazioni e danni permanenti. Tuttavia, i numeri di Chiesa e attivisti sociali sono altri: quasi 300 chiese distrutte, oltre a conventi, scuole, ostelli e istituti di assistenza. Almeno 91 vittime: 38 morte sul colpo, 41 per le ferite subite nelle violenze, 12 in azioni di polizia.

L’amico di John, Rajesh, è una delle vittime “non contate”. Il governo, spiega il ragazzo, “lo ha considerato una vittima cosiddetta ‘bianca’ perché morta per un colpo di pistola non indirizzato a lui. A me va bene così, non cerco vendetta. Vorrei forse più giustizia, ma questo è un male che colpisce l’India e il mondo intero”. Il viaggio in Polonia “è una opportunità per me di ricordarlo. Durante una delle catechesi mattutine in lingua hindi ho parlato della sua morte, e tante persone mi hanno chiesto di più”.

John non è soltanto un assiduo degli incontri catechetici e degli appuntamenti con papa Francesco, che questa sera incontrerà i giovani nel Parco di Blonia per il primo grande happening giovanile. Il giovane indiano ha passato infatti i due giorni precedenti all’inizio della Gmg in stretto contatto con uno dei sacerdoti dei centri vocazionali sparsi per la città. Come ogni Giornata, infatti, anche quella di Cracovia è all’insegna non soltanto del tema scelto dal Papa – quest’anno “Beati i misericordiosi” – ma anche del sacramento della riconciliazione e dell’animazione vocazionale.

Questa esperienza “mi ha soddisfatto in maniera incredibile. Il tema scelto dal mio accompagnatore era ‘vieni e vedi’, che so essere un tema molto comune nei centri vocazionali europei. E in effetti questo è stato: mi ha portato in un seminario, abbiamo parlato con un contemplativo, ma soprattutto sono stato ascoltato in maniera molto diversa dal solito”. Nel cuore – conclude il giovane – “sento un amore che non so esprimere. Forse è il Signore che mi chiama, forse no. Ma non sarei potuto tornare a casa senza averne parlato con un sacerdote”.

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