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    » 14/01/2008, 00.00

    MORATORIA ABORTO - INDIA

    Comunista indiano, ateo, sostiene la moratoria contro l’aborto

    Nirmala Carvalho

    Lenin Raghavarshi, vincitore del premio Gwangju 2007 per i diritti umani difende il diritto alla vita dell’embrione, contro l’aborto selettivo. E più di tutti denuncia i metodi di controllo delle nascite che colpevolizzano la crescita della popolazione, quale causa della povertà per non giungere a una condivisione delle risorse mondiali.
    New Delhi (AsiaNews) - Ogni anno in India vi sono circa 13 milioni di aborti; ameno 80 mila donne muoiono a causa dell’operazione; in più vi è la piaga degli aborti selettivi, che ha portato all’eliminazione di almeno 10 milioni di feti femminili negli ultimi 20 anni. Eppure l’India ha una delle leggi sull’aborto fra le più permissive e l’aborto viene ancora pubblicizzato come metodo per il controllo delle nascite e per garantire un maggior sviluppo economico delle famiglie.
     
    “La cosa più ridicola e assurda è suggerire che l’aborto è una soluzione alla fame, perché permette il controllo sulla popolazione. In più la concezione - così tipica delle agenzie Onu - che la sovrappopolazione è il pericolo maggiore alla salute di una nazione non ha proprio alcuna base di verità… In realtà il mondo dovrebbe guardare con urgenza ai temi socio-economici e politici per eliminare fame, povertà, miseria fra la gente”.
    Per tutti questi motivi, Lenin Raghavarshi, ateo, comunista, attivista per i diritti umani, dice ad AsiaNews che egli è favorevole alla moratoria contro l’aborto: “Alla base di tutti i diritti umani vi è il diritto a vivere”.
     
    Lenin Raghavarshi, 37 anni, di Varanasi (Uttar Pradesh) è presidente del Comitato di vigilanza del popolo per i diritti umani (People's Vigilance Committee On Human Rights, Pvchr) . Lotta contro il sistema delle caste e per i diritti dei Dalit. La sua organizzazione è pure impegnata contro la tortura e il lavoro minorile, che in India rasenta la schiavitù. Tempo fa essi hanno denunciato la sorte di 3500 bambini che lavoravano incatenati.
    Per questo impegno a largo raggio, nel maggio scorso, egli ha vinto il premio coreano Gwangju per i diritti umani.
     
    “È stato Malthus – spiega Raghavarshi - a diffondere l’idea che i maggiori problemi del mondo, come la povertà e altre situazioni di miseria, sono dovuti alla (sovrap)popolazione. Ma tutto questo è totalmente a-scientifico e falso….I responsabili del degrado della dignità umana sono le compagnie multinazionali che sostengono l’industria degli aborti e del controllo della popolazione per i loro scopi di lucro. Sono esse a creare povertà e fame nel mondo”.
     
    “In India abbiamo questo grave male sociale dell’aborto selettivo [dei feti femminili]. Sono contrario a questa pratica in modo assoluto. È anzi allarmante che in India e in Cina si proceda all’uccisione delle bambine: ciò dà adito a squilibri fra uomini e donne, che produrrà pericoli per il futuro delle nazioni. Dobbiamo sostenere il diritto alla vita dell’embrione fin dal seno materno”.
     
    “In India l’aborto è una delle cause maggiori di mortalità fra le donne”. Tutto questo spinge agenzie dell’Onu e gruppi per il controllo della popolazione, come l’International Family Planning Association, si danno da fare a diffondere “mezzi di contraccezione” d’emergenza.
     
    Raghavarshi precisa che la mortalità delle madri “è dovuta in massima parte al fallimento di programmi di welfare e alla mancanza di sistemi di base per la cura della salute…. Difendere il diritto alla vita, come una cosa sacra, porta poi al difendere il diritto al cibo, all’educazione e alla salute”.
     
    “La comunità internazionale deve comprendere che il problema maggiore è la non equa distribuzione delle risorse: il 20% della popolazione mondiale (i popoli del G7) usano l’80% delle risorse del mondo. È necessario che il mondo e i governi si impegnino ad eliminare fame e povertà, salvaguardando e promuovendo a dignità della persona nel suo diritto alla vita, all’educazione, alla salute”.
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