04/11/2008, 00.00
CINA
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“Giro di vite” contro gli avvocati cinesi che lottano per i diritti umani

Guo Feixiong ha difeso i residenti contro gli abusi del capovillaggio. Ora è in carcere da 2 anni, sottoposto a torture, non può nemmeno vedere il suo avvocato. Cheng Hai e Li Subin hanno chiesto elezioni democratiche nell’Associazione degli avvocati e rischiano di perdere il lavoro.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Nuova stretta della Cina contro gli avvocati che difendono i diritti umani. Human Rights Watch in China (Hrwc) denuncia che Guo Feixiong, in carcere, non ha potuto vedere il suo avvocato Hu Xiao, che ha viaggiato per oltre 1.500 chilometri per fare appello contro la sua condanna.

Nel 2005 Guo (nella foto), come avvocato, ha aiutato gli abitanti del villaggio di Taishi (Guangdong)  a cacciare il corrotto capovillaggio. Nel settembre 2006 è stato arrestato per “attività commerciali illegali” e nel novembre 2007 condannato a 5 anni. Ora si è opposto alla detenzione e alla condanna, protestando che la sua confessione è stata estorta con la tortura. Hrwc denuncia che è stato: interrogato per 13 giorni consecutivi senza poter dormire, appeso al soffitto per braccia e gambe, sottoposto a scariche elettriche sui genitali, legato al letto per 42 giorni, pestato più volte in carcere. Lo scorso ottobre il suo avvocato da Pechino si è recato a trovarlo nella prigione di Meizhou (Guangdong), ma ha aspettato per più giorni senza essere autorizzato a vederlo.

Sempre Hrwc ha denunciato che il 30 ottobre agli avvocati attivisti Cheng Hai e Li Subin è stato “chiesto” di lasciare la Beijing Yitong Law Firm, l’associazione professionale ove lavorano. I 2 fanno parte dei 35 avvocati che il 26 agosto hanno pubblicato su internet un appello per l’elezione diretta dei dirigenti dell’Associazione degli Avvocati di Pechino, organo di autogoverno dei legali, oggi nominati dallo Stato. Già altri 5 legali firmatari si sono dimessi o sono stati cacciati dalla loro associazione professionale.

Li Subin ha raccontato che 6 o 7 funzionari dell’Ufficio di giustizia distrettuale di Haidian si sono recati presso il suo studio, hanno scattato fotografie e interrogato i presenti sulla loro attività.

A settembre un altro legale, Tang Jitian, pure firmatario dell’appello, ha lasciato l’associazione professionale dove lavorava, su pressante richiesta dei superiori, “per salvarne il futuro”. Il 24 settembre ha presentato una citazione contro l’Associazione degli avvocati di Pechino, denunciando che questa condotta viola i principi del diritto cinese e gli accordi internazionali. Ma il tribunale non ha ancora ammesso la causa.

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