11/11/2008, 00.00
CINA
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Ingiustizie economiche, è boom di scioperi e scontri con la polizia cinese

Imprenditori, autorità locali o semplici delinquenti opprimono operai e contadini. Ma la popolazione scende in piazza e assedia i palazzi di governo, pretendendo giustizia. Condannate 4 guardie che a gennaio hanno picchiato a morte un passante.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Da 3 giorni 2 mila operai della fabbrica Yangdong Co. Ltd a Jiangyan (Jiangsu) sono scesi in piazza, hanno bloccato le strade principali e assediato il municipio al grido: Salviamo il nostro lavoro. Nella Cina del boom economico, la recessione fa crescere il malcontento sociale tra una classe operaia che ha pochi diritti e nessuna sicurezza economica e sulla quale le grandi ditte si preparano a scaricare il costo della crisi, dopo averla sfruttata per anni.

Yu Changjiang dice che gli operai di Jiangyan “ieri sono andati al municipio per chiedere  un intervento sulla ditta, e penso che oggi le autorità ne incontrino i dirigenti”.

Per la crisi, la fabbrica vuole chiudere, mettendo in strada migliaia di dipendenti. Pare anche che il dirigente Ge Weiqing abbia fatto sparire 100 milioni di yuan (10 milioni di euro circa) in parte destinati alle pensioni.

Di fronte alle ingiustizie i cittadini, con pochi diritti civili riconosciuti e scarsa fiducia in un sistema giudiziario - non indipendente dal Partito comunista - chiedono alle autorità di garantire i diritti economici minimi, messi in pericolo anche dalla crisi. Negli scorsi giorni sono scesi in sciopero centinaia di tassisti a Sanya (Hainan) e nella contea di Yongdeng (Gansu), contro il monopolio delle licenze, gli alti affitti richiesti e gli scarsi controlli contro i taxi non autorizzati. I conducenti chiedono un intervento risolutivo delle autorità. Come hanno anche fatto i tassisti di Chongqing all’inizio del mese.

I media riportano che a Malanzhuang (Tangshan, Hebei), delinquenti guidati da Zhang San (ritenuto collegato al governo locale) hanno picchiato a morte il contadino Lu Gui e minacciano gli altri per farsi vendere i terreni a basso prezzo. In reazione, la popolazione furente ha assaltato il municipio, pretendendo giustizia.

Pechino da tempo raccomanda ai poteri locali di evitare con ogni mezzo “proteste di massa” e il ministro per la Pubblica sicurezza Zhou Yongkang a ottobre ha indicato ai funzionari “di ogni livello” di “risolvere le controversie”, nella consapevolezza che le proteste spesso esplodono in reazione a palesi ingiustizie.

Intanto un tribunale ha condannato al carcere (tra 3 e 6 anni) 4 funzionari di sicurezza urbana che a gennaio a Tianmen (Hubei) hanno pestato a morte Wei Wenhua, un imprenditore locale che li ha filmati mentre aggredivano gli abitanti di un villaggio durante una dimostrazione. Questi funzionari sono utilizzati nelle grandi città come corpo ausiliario alla polizia per i problemi meno gravi, ma spesso sono stati accusati di risolvere le questioni con metodi brutali e violenti.

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