07/06/2006, 00.00
corea del nord
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Dopo quasi 60 anni un missionario entra in Corea del nord

di Pino Cazzaniga

La storia di padre Hammond che due volte all'anno può varcare il 38mo parallelo. Nel Paese non ci sono sacerdoti, ma una "Associazione dei cattolici", nella sede della quale non ci sono simboli religiosi, ma foto di Kim Jong-Il.

Seoul (AsiaNews) - Nel secolo XIX la penisola coreana veniva indicata come la "nazione eremita" per la sua impenetrabilità. Purtroppo l'espressione è ancora valida per la Corea del nord e in particolare per la Chiesa: nel Paese non ci sono sacerdoti, né vescovi, né possono entrarvi missionari.

Con una eccezione. Dal 1998 padre Gerald Hammond, sacerdote americano dell'istituto missionario di Maryknoll, può visitare due volte all'anno alcuni villaggi di una provincia a nord di Pyongyang

Il missionario definisce tali viaggi nel nord un "ritorno alle radici". Nel 1923, infatti,  la Santa Sede chiese all'Istituto di Maryknoll, fondato solo 12 anni prima, di mandare i suoi missionari nella parte settentrionale della penisola. Quando nel 1943 essi hanno dovuto abbandonare il territorio, espulsi dai giapponesi, vi hanno lasciato 30 sacerdoti coreani da loro formati. Nessuno di essi è venuto meno nella testimonianza cristiana durante la brutale oppressione comunista. Nei primi anni della dittatura rossa sono tutti scomparsi: fucilati o imprigionati, compreso il fondatore della missione, mons. Patrick Byrne.

Da allora nessun missionario ha potuto oltrepassare il 38mo parallelo.

Ma agli inizi degli anni '90 il dottor Stephen Linton, figlio di un missionario presbiteriano nella Corea del sud, ha accompagnato nel nord, come traduttore, il noto evangelista Bill Graham. In quell'occasione è riuscito a ottenere dal "caro leader" Kim Jong-il, di poter guidare nel nord a tempi determinati una delegazione per il sostegno dei tubercolosi. Così, padre Gerard, arrivato in Corea negli anni '60 ha potuto così realizzare il suo desiderio di incontrare il popolo del nord.

 

L'evangelizzazione della carità

"La sua volontà di affrontare due volte all'anno questo difficile viaggio rende possibile la continuità del sostegno da parte cattolica e aiuta i nord coreani a comprendere meglio il cattolicesimo" ", ha scritto Linton al missionario di Maryknoll dopo il ritorno dall'ultima spedizione, a maggio di quest'anno. Il 73enne padre Gerard si schermisce dicendo che "queste visite nel nord sono piene di sorprendenti possibilità", Anche se nessuno dei sei membri della delegazione parla direttamente di cristianesimo, la connotazione religiosa non è mai nascosta e accolta con deferenza.

"Ho constatato molte volte che il popolo del nord non è ostile al clero anche quando veste il clergymen". ha detto padre Hammond. "Non è cosa da poco in un Paese dove per oltre 60 anni la propaganda anti-religiosa ha presentato i missionari come canaglie e criminali".  Durante una sosta l'autista indicando il rosario che il padre sgranava, disse: "Mia nonna possiede questo oggetto di preghiera". In quel momento il commissario politico non era presente.

 

L'ambiguità dell'Associazione dei cattolici di Pyongyang

Si è scritto che il governo della Corea del nord da un po' di tempo mostra segni di tolleranza religiosa. In realtà vuole una Chiesa asservita al regime.

La mattina del 14 maggio la delegazione è stata ricevuta nel quartiere generale dell'Associazione dei cattolici coreani (NKCA: National Korean Catholic Association), su richiesta del padre Hammond, da sempre fiduciario dell'arcivescovo di Seoul, il card. Stefano Kim prima e, ora, il card. Nicholas Chong.

A 38 anni dalla totale soppressione della Chiesa cattolica (1950) le autorità nord coreane, inaspettatamente, hanno iniziato contatti con la Santa Sede (1987) e, conseguentemente, con la Chiesa cattolica nella Corea del sud. Da allora i canali non si sono mai chiusi, anche se le trattative, per ovvie ragioni, si svolgono in modo molto discreto, e all'estero.

In un memorandum redatto nel 1989 il card. Stefano Kim ha scritto: "Quali che siano i motivi perseguiti dal governo della Corea del nord, la Santa Sede e i due ordinari coinvolti, in pieno accordo e con costanza si sforzano per promuovere e ottenere una graduale realizzazione di una genuina vita ecclesiale per tutti i cattolici del Nord". I due ordinari coreani sono l'arcivescovo di Seoul per la provincia di Pyongyang e l'abate benedettino Placido Ri per due province del nord est.

L'iniziativa di p. Gerard va interpretata in tale contesto. La delegazione è stata accolta dal presidente della comunità Francesco Kim Chol-ung (non è prete) e dal vice-presidente dell'associazione cattolica Paul Kang Jin-young. Nel 1987 è stata costuita, una chiesa per i cattolici. Negli edifici della rettoria e del quartier generale della "Associazione cattolica" non ci sono simboli religiosi, ma solo grandi ritratti di Kim Il-sung e Kim Jong-Il, con slogan politici.

P. Hammond ha trasmesso i saluti del Santo Padre e l'assicurazione che egli prega per il popolo coreano. Francesco Kim lo ha incaricato di contraccambiare, accennando anche al desiderio di visitare il papa espresso il 28 aprile da un gruppo di cattolici del nord e del sud. Il discorso religioso si è arrestato qui.  Tutte le volte che p. Gerard si è offerto di assisterli nei contatti con la gerarchia cattolica hanno risposto in modo sbrigativo dicendo che avevano già sufficienti rapporti con la Chiesa del sud.

Quale Chiesa? Il colloquio si è concluso dopo solo 20 minuti perchè era arrivato da Seoul un sacerdote coreano per iniziare la celebrazione della messa domenicale. Egli appartiene all'associazione dei preti per la Giustizia e la Pace che agiscono senza approvazione della gerarchia. Per questo motivo e anche perchè non si hanno prove che i "cattolici" che partecipano a quelle liturgie siano veramente battezzati, padre Hammond e padre Antoine Gastambide MEP non hanno concelebrato.

Prima di congedarsi p. Gerard ha chiesto a Paul Kang di mettere per iscritto la richiesta della visita al Santo Padre o qualsiasi altro messaggio per il card. Chang, che egli avrebbe trasmesso. All'albergo dove alloggiava non è arrivata alcuna lettera.

Nonostante questo il missionario non è pessimista. "In definitiva, l' assistenza medica che offriamo, dice, è un mezzo efficiente, forse l'unico possibile oggi, per mostrare al popolo coreano l'amore di Dio. Questi viaggi non sono facili. Tuttavia uno sente la  presenza di Dio nei sorrisi, nell' amicizia, nella gentilezza che ci mostrano gli ufficiali governativi, i medici, le infermiere e i pazienti." Nessuno di loro è membro del Partito.

Hammond è ottimista anche per quanto riguarda il futuro politico che legge non nella prospettiva dei rapporti di forza ma in quella della qualità del popolo. "Trovo che i coreani nel nord (come quelli del sud) sono brillanti, energici e disciplinati e se si offre loro possibilità possono competere e anche eccellere in ogni situazione. Cio' che manca al nord e al sud è la mutua fiducia di procedere (nel dialogo.). Occorre una mediazione. Prego perchè la Chiesa svolga questo ruolo".

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