21/07/2006, 00.00
STATI UNITI - ARABIA SAUDITA
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Gli Usa danno fiducia a Riyad, che ancora una volta promette libertà religiosa

Il Dipartimento di Stato mantiene sospese le sanzioni conto Riyad, previste per i Paesi  nella black list della libertà religiosa. La Corona assicura il rispetto delle minoranze religiose e di riformare i libri di testo. Ma già in passato le stesse promesse non sono state mantenute.

Washington (AsiaNews) – Niente sanzioni degli Usa contro l'Arabia Saudita, che è "seriamente impegnata" nel migliorare la condizione della libertà religiosa nel Regno e nel "collaborare per la promozione dei diritti umani". Lo ha deciso il Dipartimento di Stato Usa, dopo una serie di colloqui con rappresentanti sauditi, che hanno ribadito la promessa di tutelare le minoranze religiose nel Paese islamico e la garanzia di poter praticare in privato religioni diverse dall'Islam. Ma non tutti hanno fiducia nelle promesse dei Saud, finora più volte disattese. Funzionari americani solo qualche mese fa chiedevano a George W. Bush un'azione decisa contro l'Arabia, dove "non esiste libertà religiosa". 

Il 19 luglio l'ambasciatore del Dipartimento di Stato Usa per la libertà religiosa, John Hanford, ha riferito al Congresso di essere soddisfatto delle riforme in corso in Arabia Saudita. Le dichiarazioni seguono una serie di incontri tra membri della squadra di Hanford e funzionari sauditi sull'inserimento dell'Arabia Saudita nella "black list" della libertà religiosa.

Come nazione definita di "particolare preoccupazione" negli ultimi due rapporti annuali del Dipartimento sulla libertà religiosa nel mondo, l'Arabia Saudita sarebbe soggetta a sanzioni commerciali. Già a dicembre scorso Washington le aveva accordato una "dilazione temporanea aggiuntiva di 180 giorni" per attuare le riforme richieste, scaduta lo scorso marzo senza che nulla si sia mosso. Come ha reso noto il portavoce dello stesso Dipartimento, Washington ha deciso di continuare a mantenere in sospeso i provvedimenti punitivi visto che Riyad "sta collaborando per una maggiore tolleranza e per creare una commissione che si occupi delle violazioni dei diritti umani".

Secondo fonti anonime, come parte dell'accordo con Washington, i sauditi hanno promesso di: vietare l'uso di fondi statali per i libri di testo - che un recente rapporto ha svelato essere ancora pieni di incitamenti all'odio religioso - di fare nuovi corsi di aggiornamento per gli insegnanti e gli imam e introdurre l'educazione ai diritti umani nei curricula. Riyad ha inoltre assicurato che proteggerà il diritto di praticare ogni religione in privato e di regolamentare le competenze della polizia religiosa, che continua ad arrestare fedeli che pregano nelle loro case.

Solo lo scorso maggio Michael Cromartie, capo della Commissione del Congresso per la lbertà internazionale di religione, aveva spiegato che la situazione della libertà religiosa in Arabia Saudita non è sostanzialmente migliorata da due anni a questa parte. Cromartie denunciava che nel regno "non esiste" libertà religiosa e chiedeva al governo "un'azione decisa" verso Riyad come limitazioni ai viaggi dei funzionari sauditi o alle esportazioni.

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