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  • » 21/04/2007, 00.00

    CINA

    Guangxi, il governo costringe all'aborto forzato 61 donne, anche incinte al nono mese



    Dopo i farmaci killer, He Caigan, incinta di nove mesi, e Wei Linrong, hanno partorito i loro figli morti. La gente denuncia i ricchi, che possono avere molti figli, mentre i poveri sottostanno alla legge del figlio unico.
    Youjiang (AsiaNews) – Continua la spietata campagna abortiva del governo cinese: il 17 aprile scorso, nella provincia meridionale del Guangxi, 41 donne sono state costrette ad abortire dalla polizia, che le ha trascinate in un ospedale locale per eseguire l’interruzione di gravidanza. Il giorno dopo, la stessa sorte è toccata ad almeno altre 20 donne.
     
    Lo denuncia la China Aid Association (Caa), un'organizzazione non governativa con base negli Stati Uniti che opera per la libertà religiosa ed il rispetto dei diritti umani in Cina.
     
    Secondo alcuni testimoni oculari, gli agenti della provincia hanno trasportato le donne dentro l’ospedale del Popolo nel distretto di Youjiang, dove è stato iniettato loro un farmaco abortivo. Gli agenti erano guidati dai funzionari dell’Ufficio per la pianificazione familiare nazionale. Nel giro di 24 ore, sono morti 61 feti.
     
    Nel letto numero 37, i medici hanno eseguito l’iniezione nella testa del figlio di He Caigan, incinta di nove mesi. Dopo 20 minuti di sofferenze, il bambino – pronto a nascere – ha smesso di muoversi nell’utero materno ed è morto.
     
    Nella serata del 18, Wei Linrong – moglie del pastore cristiano James Liang – ha dato alla luce il figlio già morto. Alla donna erano state iniettate cinque dosi del farmaco killer.
     
    Dopo le denunce della Caa, il governo ha inviato altri agenti a difesa degli ospedali dove avvengono gli aborti. In Cina, infatti, è da tempo in corso una protesta della popolazione contro Pechino, che permette alle coppie ricche o famose di ignorare la famigerata legge sul figlio unico, applicata invece con durezza contro i meno abbienti.
     
    La politica di controllo familiare, caposaldo del governo comunista, colpisce al momento circa 90 milioni di famiglie cinesi. Questo provoca problemi sociali come lo squilibrio fra i sessi e l’invecchiamento della popolazione.
     
    Dal 1978 è consentito un solo figlio ai residenti urbani e due ai contadini. Il Paese è passato dai 5,83 figli per coppia negli anni '70 a 2,1 bambini nel 1990 e agli 1,8 attuali. Il governo vuole che, nel 2010, la popolazione non superi gli 1,37 miliardi. Questa politica ha portato a un gran numero di aborti e uccisioni di neonati femmine, per avere un maschio che porti il nome della famiglia.
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