04/07/2019, 13.09
COREA DEL NORD-AUSTRALIA
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È libero lo studente australiano arrestato da Pyongyang

Alek Sigley era scomparso una settimana fa. Il giovane si trova in Cina e viaggia verso il Giappone. Decisivo l'intervento dei diplomatici svedesi. Per Pyongyang, "Washington è ossessionata dalle sanzioni" e "mina l'atmosfera pacifica" nella penisola coreana.

Seoul (AsiaNews/Agenzie) – Alek Sigley (foto), 29enne cittadino australiano scomparso in Corea del Nord per circa una settimana, "è stato liberato e ora è al sicuro". Lo ha annunciato questa mattina Scott Morrison, primo ministro di Canberra, durante una seduta parlamentare. Il rilascio è avvenuto dopo un incontro tra i funzionari dell'ambasciata svedese a Pyongyang ed il governo nordcoreano. Mentre l'Australia esulta per il successo diplomatico svedese, il regime lancia un nuovo attacco agli Usa.

Sigley stava seguendo un master e gestiva un'attività turistica a Pyongyang. Non è noto il motivo per cui lo studente, che parla un fluente coreano, fosse detenuto dalle autorità del regime. Dopo la sua liberazione, il giovane è stato trasportato in Cina e nelle prossime ore si recherà in Giappone. Un video ripreso dai media internazionali mostra l'arrivo di Sigley a Pechino. "Sto bene, sì, sto molto bene", dichiara.

Sigley era uno dei pochi stranieri a vivere in Corea del Nord. Originario di Perth, nell'ultimo anno aveva conseguito una laurea in Letteratura coreana presso l'Università Kim Il-sung. Il ragazzo gestiva anche un'attività turistica per visitatori occidentali. La scorsa settimana, familiari ed amici ne avevano perso le tracce, manifestando timori che fosse stato arrestato.

Il premier australiano oggi ha ringraziato le autorità svedesi, che si sono incontrate con alti funzionari della Corea del Nord ieri ed "hanno sollevato la questione della scomparsa di Alek per conto dell'Australia". "Desidero – ha affermato Morrison – esprimere la mia più profonda gratitudine alle autorità svedesi per il loro prezioso aiuto". La Svezia è uno dei pochi Paesi occidentali ad avere un'ambasciata in Corea del Nord e spesso funge da intermediario per Paesi che non ne hanno.

Mentre Pyongyang riceveva gli emissari di Stoccolma, la diplomazia di regime si preparava a lanciare un duro attacco agli Usa. La Corea del Nord ha accusato Washington di essere "decisa a compiere atti ostili", nonostante un recente accordo tra i due Paesi per riprendere i colloqui sul nucleare. La delegazione di Pyongyang presso le Nazioni Unite ha dichiarato ieri che gli Stati Uniti sono "ossessionati dalle sanzioni", quattro giorni dopo che i leader dei due Paesi hanno tenuto uno storico incontro nella Zona demilitarizzata (Dmz) che divide le due Coree. Secondo Pyongyang, Washington tenta anche di "minare l'atmosfera pacifica" nella penisola coreana.

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