20/03/2020, 13.07
CINA
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‘Inappropriata’: la pubblica sicurezza di Wuhan si scusa con la famiglia di Li Wenliang

di Bernardo Cervellera

Il dottore, morto di coronavirus, aveva lanciato già in dicembre l’allarme sull’epidemia, ma è stato silenziato dai poliziotti. Lettere di demerito per due membri delle forze dell’ordine di Wuhan. Un’inchiesta stabilisce che le notizie sul coronavirus sono emerse alla fine di dicembre. Ma fonti governative affermano che i primi casi sono datati al 17 novembre. Il tentativo di salvare Xi Jinping e il Partito. Un anonimo lettore: Siete senza vergogna!

Roma (AsiaNews) – La pubblica sicurezza di Wuhan si è scusata con la famiglia di Li Wenliang per il suo “rimprovero inappropriato”. Li Wenliang è il dottore che già a dicembre aveva messo in guardia suoi colleghi e autorità dell’ospedale sulla presenza di una “polmonite simile alla Sars” che si stava diffondendo in Cina. Ma il dottore – un oftalmologo – ha subito una grave reprimenda dalla polizia che lo ha obbligato a tacere la “fake news” accusandolo di turbare l’ordine pubblico. Egli ha anche ricevuto minacce di licenziamento dalle autorità dell’ospedale centrale della sua città, divenuta epicentro della pandemia. Li ha poi contratto il coronavirus da un paziente ed è morto il 6 febbraio scorso.

La notizia delle scuse della polizia è stata pubblicata ieri sera sul Quotidiano del popolo, strumento ufficiale del Partito comunista cinese. Il giornale precisa che le scuse sono state postate sul sito della polizia. Due membri delle forze dell’ordine a Wuhan, Yang Li e Hu Guifeng, sono stati puniti con lettere di demerito.

La notizia delle scuse e dei provvedimenti – insieme alla cancellazione della denuncia contro Li Wenliang – segue di poche ore la pubblicazione dei risultati un’inchiesta da parte della Commissione centrale di ispezione disciplinare che accusa la stazione di polizia di Wuhan di aver “emesso istruzioni improprie”, di aver applicato la legge in modo “irregolare” e di aver emesso un “rimprovero inappropriato”. Nelle conclusioni si raccomanda di prendere provvedimenti disciplinari sul caso.

La Commissione è stata costretta a varare l’inchiesta quando alla morte di Li Wenliang, sui social si sono scatenati commenti per oltre 600 milioni di contatti chiedendo giustizia per lui ed esigendo libertà di parola per tutti i cittadini del Paese.

Diverse personalità che si sono espresse a favore della libertà di parola sono ora in prigione, o agli arresti domiciliari, o sono introvabili.

L’inchiesta cerca di fare un minimo di giustizia verso Li Wenliang, ma non tocca le ingiustizie che sono state prodotte in seguito alla sua morte (in teoria la libertà di parola è garantita dalla costituzione cinese).

In più, nella ricostruzione dei fatti, l’inchiesta tende ad avallare l’idea che gli allarmi per il coronavirus siano iniziati a fine dicembre. Tutto questo farebbe da pendant alla notizia secondo cui Xi Jinping ha dato ordine di affrontare la sfida della malattia già il 7 gennaio. Ma dati del governo, citati dal South China Morning Post (13 marzo 2020), affermano che i primi casi di Covid-19 sono rintracciabili dal 17 novembre scorso. E il governo ha dato l’allarme e preso provvedimenti solo il 23 gennaio.

Secondo il Global Times, magazine del Quotidiano del popolo, la notizia delle scuse alla famiglia di Li Wenliang è stata subito commentata da oltre 600mila lettori. I commenti sono “quasi tutti positivi”, mentre “solo pochissimi puntano il dito o fanno accuse”.

Su Xinhua, un membro anonimo del comitato investigativo ha sottolineato che Li Wenliang era un membro del Partito comunista e ha messo in guardia sul fatto che “forze ostili” stanno cercando di attaccare il Partito e il governo, presentandolo come “un eroe anti-establishment”.

Nei commenti alla notizia, un altro anonimo lettore ha scritto: “Siete senza vergogna!”.

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