06/05/2013, 00.00
MALAYSIA
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Elezioni in Malaysia: vittoria (risicata) del governo. Accusa di brogli dall’opposizione

Il Fronte nazionale mantiene il potere conquistando 133 seggi su 222. È il suo peggior risultato dall’indipendenza. Il premier Najib promuove la “riconciliazione nazionale”. Anwar Ibrahim, che ottiene 89 seggi, denuncia irregolarità diffuse. Ha votato l’80% circa degli aventi diritto. Bene le borse e la moneta locale.

Kuala Lumpur (AsiaNews) - La coalizione di governo ha vinto le elezioni politiche in Malaysia con una maggioranza risicata, sufficiente però a confermare una permanenza al potere che dura da 56 anni. Il leader dell'opposizione Anwar Ibrahim denuncia brogli diffusi e sembra intenzionato a contestare la legittimità del voto. Secondo i risultati forniti dalla Commissione elettorale, il partito del premier Najib Razak Barisan Nasional (Bn, Fronte nazionale) ha ottenuto un totale di 133 seggi sui 222 in palio, il peggior risultato nella sua storia. Di contro, il movimento di opposizione - formato da tre diversi partiti - ha conquistato 89 seggi, sette in più del precedente Parlamento.

Si tratta della 13ma vittoria consecutiva per il Fronte nazionale alle elezioni generali, dalla conquista dell'indipendenza dalla Gran Bretagna raggiunta nel 1957. La Commissione elettorale riferisce che ha votato l'80% degli aventi diritto, pari a oltre 10 milioni di persone su un totale di 13 milioni registrati. Poco dopo l'annuncio ufficiale della conferma del partito di governo, migliaia di elettori vicini all'opposizione hanno cambiato la propria immagine sui social network, sostituendola con un francobollo nero in segno di protesta per (presunti) brogli e irregolarità.

Di contro, i mercati hanno reagito in modo positivo alla conferma del governo uscente con una spinta verso l'alto pari a 6,8 punti percentuali. Anche la locale moneta, il tinggit, ha toccato il valore massimo degli ultimi 10 mesi.

Alla notizia della vittoria, il premier Najib (59 anni) ha invitato tutti i malaysiani ad accettare l'esito delle urne, pur prevedendo che nei prossimi mesi lo aspetterà un "duro lavoro". Fra gli obiettivi primari un programma di "riconciliazione nazionale", che punterà soprattutto a riconquistare il consenso degli abitanti di etnia cinese, i quali hanno votato in massa per l'opposizione. Un segno di protesta verso le politiche governative, che hanno privilegiato i cittadini di malay.

Lancia accuse di brogli e irregolarità il leader dell'opposizione Anwar, rientrato sulla scena politica nei mesi scorsi dopo un lungo periodo costellato da problemi giudiziari che lo hanno portato anche a processo con l'accusa di sodomia. Egli parla di voto "fraudolento" e di "fallimento" della Commissione elettorale che non ha saputo garantirne la regolarità. Vi sono inoltre denunce di attacchi e minacce ai media indipendenti del Paese, in una realtà in cui giornali e tv tradizionali sono saldamente nelle mani dei partiti di governo.

Nelle scorse settimane personalità cattoliche interpellate da AsiaNews hanno confermato il quadro di incertezza politica, in un Paese in cui nazionalismo e identità islamica sono tuttora tematiche "più forti dell'economia". In previsione del voto, si era ipotizzato come scenario più probabile la vittoria dell'esecutivo uscente "pur con un margine minimo", grazie anche alle tematiche legate "alla conservazione della razza Malay" usata dal governo come mezzo per attirare il consenso delle masse. 

 

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