22/10/2014, 00.00
INDIA
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India, Chiesa e società civile al governo: Mettete al bando la maternità surrogata

di mons. Agnelo Gracias*
Come avviene per gli organi e per il sangue, anche la pratica degli uteri in affitto deve essere proibita. La cultura indiana "ha sempre tenuto in grande considerazione il sacro ruolo della madre. La maternità surrogata commercializza questa immagine sacra e leva significato alla maternità reale". Il testo completo dell'appello.

Mumbai (AsiaNews) - In India il commercio di organi e di sangue è proibito dalla legge; eppure, la maternità surrogata che de-umanizza le donne e le priva dei loro diritti primari rimane una pratica diffusa e legale. Per questo, i partecipanti al Simposio nazionale su "Proteggere, preservare e promuovere il dono della vita umana: le sfide emergenti" - che si è svolto nei giorni scorsi a Mumbai - chiedono al governo di intervenire per sanare questa discrepanza. Di seguito il testo completo dell'appello (traduzione a cura di AsiaNews).

Più di 400 persone fra avvocati, infermiere, operatori sociali, teologi, uomini e donne di diversi percorsi di vita e di diverse parti dell'India si sono riunite al College San Pio X a Goregaon, Mumbai, dal 17 al 19 agosto per un Simposio nazionale su "Proteggere, preservare e promuovere il dono della vita umana: le sfide emergenti".

Profondamente rattristati dalla pratica allarmante, de-umanizzante e sempre in crescita della maternità surrogata noi, partecipanti al Simposio nazionale, ci appelliamo al governo affinché salvaguardi la dignità delle donne indiane e metta al bando questa pratica, come già avviene in molte nazioni del mondo. La cultura indiana ha sempre tenuto in grande considerazione il sacro ruolo della madre. La maternità surrogata commercializza questa immagine sacra e leva significato alla maternità reale.

Donne vulnerabili ed emarginate vengono truffate per affittare il proprio utero, e quindi usate come oggetti. Questo modo di fare distrugge la loro dignità di esseri umani, donne, mogli e madri. Tra l'altro i nove mesi di separazione e di esilio in ostelli per la maternità surrogata portano via queste donne anche dalla propria famiglia biologica.

I genitori che "commissionano" i parti, gli intermediari e i vari centri medici controllano il processo del parto attraverso il loro potere economico, e invariabilmente costringono a parti cesari non necessari per evitare traumi naturali.

Ci chiediamo come mai il governo abbia introdotto delle leggi contro il commercio della donazione del sangue e contro i trapianti di organi, mentre rimane in silenzio davanti alla questione degli uteri in affitto. Di conseguenza ci appelliamo con forza alla Corte Suprema, al potere legislativo e a quello esecutivo perché metta al bando la maternità surrogata in India.

*Presidente della Commissione teologica e dottrinale della Conferenza episcopale cattolica indiana

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