23/09/2014, 00.00
CINA
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La Cina leader dell'export di strumenti di tortura nel mondo

L'accusa è contenuta in un rapporto pubblicato da Amnesty International. Più di 130 aziende cinesi producono e vendono in Asia e Africa strumenti "crudeli in maniera intrinseca". Fra questi manganelli chiodati, bastoni elettrici e sedie costrittive.

Pechino (AsiaNews) - Manganelli chiodati, bastoni in grado di dare scosse elettriche, sedie costruite per bloccare un corpo umano fino allo stremo. Sono alcuni fra i prodotti venduti da più di 130 aziende cinesi in diverse nazioni di Asia e Africa, strumenti di tortura "crudeli in maniera intrinseca" che rappresentano una buona fetta delle esportazioni del settore. La denuncia viene da Amnesty International, che in un rapporto pubblicato oggi punta il dito contro Pechino per l'aumento del giro d'affari legato alla tortura.

Alcuni strumenti venduti dalle industrie cinesi, dice il gruppo, "sono senza dubbio destinati a legittime operazioni di sicurezza interna. Ma la Cina consente anche l'esportazione di oggetti che hanno effetti disumani, e fomentano le violazioni ai diritti umani nelle nazioni che le acquistano". I maggiori importatori sono Paesi come Senegal, Egitto, Ghana, Cambogia e Nepal; un'industria che vende sedie per la tortura e manganelli ha rapporti commerciali con più di 40 nazioni africane.

Secondo Amnesty, 10 anni fa le compagnie cinesi che operavano nel settore erano soltanto 28: oggi sono più di 130. Patrick Wilcken, ricercatore del gruppo che si occupa di commercio e diritti umani, accusa: "Questo sistema malato di esportazione ha di fatto permesso alla tortura e alla repressione di prosperare nel mondo. La Cina dovrebbe riformare i propri regolamenti commerciali e fermare questo irresponsabile trasferimento di strumenti che violano i  diritti umani".  

Nel novembre del 2013, la Corte Suprema del popolo cinese ha messo al bando l'uso della tortura all'interno delle carceri o dei campi di lavoro del Paese. Tuttavia, come denunciano attivisti per i diritti umani, la pratica non è mai scomparsa: sarebbero "centinaia" ogni anno i casi di abusi fisici compiuti contro detenuti e semplici arrestati in tutta la Cina. 

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