25/10/2011, 00.00
HONG KONG
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Card. Zen: La mia lotta e quella di Hong Kong per la scuola cattolica

di Card. Joseph Zen Zekiun, sdb
Dal ritorno di Hong Kong alla Cina, il governo ha programmato il controllo sulle scuole del territorio. I nuovi comitati di gestione minano la libertà di educazione e rischiano di torcere la proposta cristiana e cattolica. I motivi dello sciopero della fame lanciato dal vescovo emerito di Hong Kong.
Hong Kong (AsiaNews) – Il card. Joseph Zen ha da poco terminato i suoi tre giorni di digiuno (escluso acqua e comunione) per salvaguardare la libertà di educazione delle scuole cattoliche nel territorio messa in pericolo dalla gestione governativa. In soli tre giorni, il porporato – che soffre di alta pressione e di diabete – ha perso quasi tre chili. Ma ha ottenuto la solidarietà di molti cristiani e non, preoccupati della mano pesante del governo. Prima di iniziare il digiuno, il card. Zen ha spiegato ai giornalisti i motivi del suo gesto e ha inviato ad AsiaNews il testo del suo discorso. Lo proponiamo ai lettori come appoggio alla sua battaglia per la libertà religiosa e come importante documento nella storia di Hong Kong, sempre più sotto l’egida della Cina popolare.


Cari amici impegnati nei media,

l’iter della revisione giuridica dell’emendamento della legge sull’educazione del 2004 (Amended Education Ordinance 2004, AEO 2004) è giunto a conclusione. La diocesi cattolica di Hong Kong ha espresso il suo disappunto al giudizio della Corte, ma allo stesso tempo ha espresso la sua decisione di continuare il suo lavoro educativo (dentro i limiti di quella legge).

Voglio sottolineare che non ho mai detto che avremmo abbandonato l’impegno educativo se avessimo perduto il caso in Corte. Io ho detto che sotto la legge emendata non avremmo più, come in passato, potuto garantire una guida delle scuole secondo la nostra visione e missione. Un giorno potremmo anche far fronte al fatto che qualche nostra scuola non possa più essere chiamata “cattolica” e saremo costretti a ritirarci da essa. Abbandonare l’impegno educativo solo perché abbiamo perduto il processo non è mai entrato nella nostra mente e pensiamo che questo non avrebbe avuto il sostegno dei genitori dei nostri studenti.

Quanto alla possibilità di attuare una disobbedienza civile, la mia risposta è: “ In questo caso, la disobbedienza civile significa guidare le scuole contro la legge emendata. Perciò, il risultato sarebbe che saremmo forzati a lasciare le scuole. Poiché io ho detto che non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare alcuna scuola, la disobbedienza civile è esclusa”.

E allora, che cosa devo dire ai miei amici nei media, che si sono presi il disturbo di venire fin qui questa mattina?

Io sono un salesiano di Don Bosco. Per molti anni sono stato amministratore di tutte le scuole salesiane di Hong Kog, essendo vice-provinciale e (poi) provinciale. In seguito sono stato anche supervisore della nostra scuola tecnica ad Aberdeen.
All’inizio degli anni ’70 ho partecipato all’Assemblea generale della congregazione salesiana. Abbiamo speso tanto tempo a discutere la visione cattolica dell’educazione e di ciò che chiamiamo Comunità educativa, che corrisponde al gruppo responsabile della gestione educativa (“school-based management”).

Dall’anno 2000 ho molto lottato contro il progetto del governo sulla cosiddetta legge sull’organizzazione della scuola (School-Based Management Ordinance), dalle consultazioni iniziali fino al processo legislativo. Dopo essermi ritirato quale vescovo di Hong Kong, il mio successore, mons. John Tong, mi ha invitato a rimanere nella commissione diocesana che si preoccupa dei casi giuridici, a causa della sua importanza.

Ora, prima di far passare questa cosa importante alla storia del passato, ho la responsabilità e – spero – la competenza (in quanto personalità cattolica che ha lavorato per molti anni nel servizio volontario educativo) di rivolgermi su questo a voi e , attraverso di voi, alla società intera, sia ad Hong Kong, sia nella comunità internazionale ( cioè i molti amici che nel mondo hanno cuore il futuro dell’educazione a Hong Kong). Voglio fare un sintetico rapporto su ciò che abbiamo fatto nei 10 anni passati e sul perché noi ci opponiamo all’AEO 2004.

Devo questo ai molti amici che hanno sostenuto la nostra causa in questi anni, specie coloro che ci hanno offerto aiuto legale su base volontaria e coloro che sono pronti a condividere il nostro fardello finanziario. Lo devo anche ai molti – specie missionari – che in tempi molto difficili hanno dedicato la loro vita all’educazione in Hong Kong e ci hanno lasciato una simile preziosa eredità da conservare.

Un po’ di storia recente

Subito dopo il ritorno di Hong Kong sotto la sovranità cinese, Leung Kam Chung ha preso il posto di nuovo presidente della Commissione per l’educazione e subito, senza aspettare, ha varato una Commissione speciale che nell’anno 2000 ha pubblicato il cosiddetto Documento di consulta sull’organizzazione della scuola (Consultation Document on school-based management). Era già chiaro allora che lo scopo di quel progetto era limitare il nostro diritto a gestire le scuole.
Leung Kam Chung ha dichiarato anche in pubblico che il governo stava per compiere una riforma rivoluzionaria nell’educazione ad Hong Kong e che uno dei maggiori ostacoli a questo erano gli sponsoring bodies (Sb, i gruppi responsabili della proposta educativa), specie quelli più grandi. Per questo occorreva fare qualcosa per sbarazzarsene.

Il Documento di consultazione gioca sulla parola “management (gestione)” ed è stato un giochetto passare da “gestione” a “comitato di gestione”, e da una “gestione scolastica (school-based management)” a un “Comitato per la gestione scolastica (School-Based Management Committee”.
Ma la gestione della scuola presenta diversi livelli. Finora, il livello più alto di gestione
- sempre sotto l’alta supervisione del governo – è quello del Comitato di gestione. Ma sostenere la gestione della scuola non implica un Comitato di gestione “incorporato” della scuola (Incorporated Management Committee, IMC).

Va detto che il Rapporto n. 7, pubblicato nel settembre 1997 dalla Commissione per l’educazione, sotto la presidenza della prof.ssa Rosie Young Tse-tse, afferma con chiarezza che per attuare la gestione della scuola non è necessario adottare in modo uniforme una nuova forma di Comitato di gestione. L’esperienza di Hong Kong mostra che la struttura adottata da alcuni tradizionali Sb è efficace lo stesso per giungere a quello scopo. Ad ogni modo, per sostenere lo spirito di una organizzazione scolastica, si raccomandava la formazione di un Comitato esecutivo della scuola (School Executive Committee, SEC), da stabilire sotto il Comitato di gestione scolastica (School Management Committee, SMC) per permettere maggiore partecipazione da parte dei soggetti interessati (ciò che viene chiamato “i due terzi della struttura” nella gestione della scuola). Ora, questo Rapporto, che tratta della questione della struttura, era la conclusione di un processo di SMI (School Management Initiative) iniziato nel 1991.
Sfortunatamente, questo Rapporto n.7 non è stato preso in considerazione, o piuttosto, senza molte cerimonie, è stato cancellato senza nemmeno sperimentarlo.

Dire – come il governo cerca di convincere – che l’IMC è in continuità con il progetto SMI non corrisponde alla realtà. Esso (l’IMC) è qualcosa di totalmente nuovo. Così, dire che l’IMC era necessario perché l’SMI andava troppo piano è irragionevole. Con quali standard si misura che le scuole andavano troppo piano con l’adozione dello SMI? Un criterio nuovo necessita di tempo per essere sviluppato. Le scuole cattoliche hanno accettato con tutto il cuore lo SMI fin dall’inizio.
Dobbiamo invece dire che la nuova proposta ha distrutto una struttura che aveva provato la sua efficacia per lungo tempo. E ci ha portato via un diritto a lungo posseduto di gestire le scuole. Ha distrutto la buona cooperazione fra il governo e noi, gli Sb, che siamo i partner principali del governo nell’offrire l’educazione.

Tutti sanno che noi ci troviamo in una situazione nuova, con un nuovo governo, le cui decisioni rispondono a una nuova ideologia. Il governo strappa via il diritto di gestire scuole dagli Sb, definendo questa una decentralizzazione, ma di fatto essa è una decentralizzazione dagli Sb e una centralizzazione delle scuole sotto l’assoluto potere del governo.

La buona gente nella Chiesa e nella società è sempre riluttante a credere nelle cosiddette “teorie della cospirazione”. Dopo gli eventi del 2003 [il tentativo del governo di passare una legge per la sicurezza che minava molti diritti di associazione ed espressione, e che ha trovato una estrema resistenza da parte della popolazione di Hong Kong – ndr], la gente si è svegliata, ma era ormai troppo tardi per la questione della scuola. Grazie a una bella decorazione e a una forte campagna pubblicitaria, il governo è riuscito a ingannare la gente e la bozza dell’AEO, proposta nel 2002, è passata con facilita al Legco [il parlamento di Hong Kong] nel 2004. Gli sforzi degli Sb e di alcuni parlamentari sono riusciti solo a ottenere un periodo di tolleranza prima che la legge avesse effetto entro il 2010. In seguito, il termine è stato spostato al 2012.

La diocesi di Hong Kong, avendo notato che l’AEO 2004 andava contro perfino alla Basic Law (la mini-costituzione di Hong Kong), ha visto la possibilità di una revisione giudiziaria. Dopo attenta considerazione, abbiamo deciso di portare il caso davanti alla corte. Tutti voi sapete che simo stati sconfitti in prima istanza e anche in appello. Data l’importanza della questione, abbiamo deciso di spingere il caso fino alla Corte suprema. Purtroppo, anche là siamo statti sconfitti.

Noi rispettiamo l’autorità delle Corti. E sosterremo gli effetti legali del loro giudizio. Ma questo non significa che le nostre richieste erano sbagliate e che dobbiamo per forza essere d’accordo con loro. Il giudice Bokhary ci ha invitato a buttarci alle spalle questa cosa una volta per tutte. Sono d’accordo. E questo è il motivo per cui spero che questa sia l’ultima volta che ne parlo. Ma devo lasciare una tracia nella storia del nostro immutato credo, che l’AEO 2004 ha danneggiato in modo serio il nostro diritto di gestire le scuole ed è contro ciò che viene garantito dalla Basic Law. Io sono profondamente addolorato dalla perdita del nostro diritto, che è pure la perdita di uno degli apsetti più preziosi della vita di Hong Kong.

1. L’AEO 2004 HA DANNEGGIATO IN MODO SERIO IL NOSTRO DIRITTO DI GESTIRE LE SCUOLE


Va detto che perfino il giudice della Corte di prima istanza ha riconosciuto che gli emendamenti alla legge producono un “cambio sostanziale” nella politica educativa. Penso che questo sia ciò che il rappresentante del governo intendeva con “cambiamenti rivoluzionari”. Passare dal diritto a nominare tutti i manager della scuola, al diritto di nominare solo una porzione di loro è un vero cambio radicale.

I giudici insistono che abbiamo ancora la possibilità di nominare fino al 60% dei manager, che la legge dice che gli SB possono presentare una bozza di costituzione della scuola che, una volta approvata, deve essere rispettata dall’IMC, e che gli SB possono visionare le operazioni dell’IMC.

Tutto sembra suonare bene, ma dove sono le garanzie? Dove sono i meccanismi che assicurano il rispetto dell’IMC per la costituzione e la supervisione degli SB sull’operato nelle scuole?

A. Dobbiamo sottolineare, come era prassi in precedenza, che erano le organizzazioni religiose – di fatto gli sponsor delle scuole – che gestivano gli istituti in piena autonomia. In futuro, invece, l’autonomia sarà esercitata dagli IMC di ogni scuola. Questo è per dire che noi, gli sponsor principali, semplicemente non gestiremo più le scuole. Sarà il singolo IMC si ogni scuola a farlo. (Possiamo aiutare il governo ad aprire una scuola ma, una volta nominato l’IMC, non potremo più gestirla. Come ho detto qualche volta, è come dare alla luce in bambino per abbandonarlo subito dopo).
Anche se possiamo nominare fino al 60 % dei manager, si presume che ogni membro della Commissione di gestione agisca secondo la propria visione: niente garantisce che agirà sempre d’accordo con la visione dello sponsor principale.

B. È vero che possiamo presentare la bozza della Costituzione scolastica, ma questa richiede l’approvazione del governo. Una volta che l’IMC entra in funzione, può richiedere di porre in atto alcune modifiche alla Costituzione, che il governo ha il potere di approvare.
Dopo tutto, la visione e la missione di gestire una scuola – una volta messa su carta – diventa una lettera morta. Il vero spirito vive nelle persone. Le persone che non fanno parte di una comunità di credenti non possono discernere facilmente se una proposta concreta è d’accordo con la visione proposta e con la missione della scuola.

C. Il fatto che coloro che sostengono la scuola possano nominare fino al 60 % dei dirigenti scolastici non è una garanzia sufficiente per affermare che l’IMC rispetterà la Costituzione scolastico. Le persone che conoscono per esperienza diretta il mondo dell’educazione sanno molto bene che, in questo campo, non si possono risolvere i problemi semplicemente con un voto a maggioranza. Nell’educazione, il consenso è fondamentale. Se una persona che si oppone con forza alla nostra visione e alla nostra missione diventa membro dell’IMC, può divenire un disastro. (Per esempio se un manager del ramo insegnanti o del ramo genitori spinge per avere più educazione nazionale nelle scuole). In un caso del genere, il 60 % dei dirigenti potrebbe non riuscire a difendere la Costituzione della scuola. Di conseguenza, l’organismo che sostiene la scuola non avrà alcun meccanismo per intervenire e l’intero problema dovrà essere affrontato insieme al governo.

È vero che un’eventualità del genere si poteva verificare anche nella vecchia legislazione. Gli organismi scolastici possono aver invitato nelle Commissioni di gestione le persone sbagliate, ma questa è stata un’eventualità accidentale, non causata dal meccanismo stesso. Anche quando è accaduta una cosa del genere, il “principio di priorità” era in funzione per aiutare (secondo questo principio, nelle materie che riguardano l’approvazione o la disapprovazione dei dirigenti, il governo è costretto a dare priorità all’opinione dell’organismo che regge la scuola e non alla Commissione di gestione). Ovviamente, la nuova legge non prevede più questo meccanismo.

Per capire meglio la posizione svantaggiata dei dirigenti nominati dagli organismi scolastici, dobbiamo prendere nota di quanto segue. Nella vecchia legislazione, l’intera Commissione di gestione era un corpo unitario. Oggi, secondo l’Ordinanza emendata, i dirigenti principali – quelli degli insegnanti e quelli dei genitori – sono considerati da molti dei dirigenti “interni” in quanto connessi in maniera diretta con la vita della scuola; mentre quelli dell’organismo scolastico potrebbero essere visti come “esterni”.

D. Il punto principale, qui, è se si possa realmente nominare tutti i dirigenti e avere un Supervisore con potere effettivo o no. Soltanto se si risponde in maniera affermativa a questa domanda avremo la garanzia che saremo in grado di gestire le scuole secondo la visione e la missione cattolica.

E. Come hanno notato alcuni giudici, quello che io ho descritto come “pieno controllo” da parte della Commissione di gestione non aveva alcuna garanzia nella vecchia legge. Secondo la legge, soltanto la Commissione ha potere legale. Quella che ho descritto, tuttavia, era la realtà fattuale; la pratica accettata. Dato il bisogno di una migliore garanzia, dopo l’handover del 1997 la Basic Law formulò l’articolo 141 (3) proprio per questo scopo (esattamente come il “principio di priorità”, che dopo esser stato messo in pratica per molti anni dovette essere scritto nella legge [sezione 72A].

2. L’ARTICOLO 136 (1) DELLA BASIC LAW CI LEVA IL DIRITTO DI GESTIRE LE SCUOLE PREVISTO DALL’ARTICOLO 141 (3)?

A. Esiste un noto principio legale secondo cui una parte della legge non può contraddirne un’altra, oppure ci si trova davanti a una contraddizione da parte di chi ha formulato il testo. Ora, la Basic Law è un insieme unificato di leggi che include sia l’art. 136 (1) che l’art. 141 (3). Mentre l’art. 136 (1) dice che il governo ha il diritto di promuovere le riforme nel campo dell’educazione, l’art. 141 (3) sostiene che i corpi religiosi hanno il diritto di continuare a gestire le scuole secondo le proprie pratiche precedenti. L’art. 136 (1) enuncia un principio generale, mentre l’art. 141 (3) è una precisa specifica che riguarda soltanto le organizzazioni religiose. Ora, il principio generale non annulla le specifiche precise. Attualmente l’art. 141 (3) delimita l’ambito dell’art. 136 (1). Dire che il 136 soverchi il 141 vuol dire supporre che il legislatore si sia sbagliato, quando ha approvato il 141. Viceversa, se applichiamo i valori espressi nel 141 non andiamo contro il 136. Noi tutti riconosciamo il fatto che l’educazione ha bisogno di riforme varie e continue, ma sempre salvaguardando i diritti riconosciuti nell’art. 141 (3) che, di fatto, stabilisce il diritto delle istituzioni religiose di gestire le proprie scuole secondo la pratica precedente. Proprio come la grande promessa dell’handover, secondo cui “per 50 anni non ci sarebbero stati cambiamenti”: nessuno ha mai pensato che l’art. 136 (1) fosse in contraddizione con quella promessa. Ciò che non dovrebbe cambiare sono gli elementi fondamentali del sistema. I cambiamenti sono ragionevoli, ma non dovrebbero danneggiare i fondamenti del sistema educativo di Hong Kong.

B. È sbagliato dire che, quando chiediamo il rispetto dell’art. 141 (3), ci arroghiamo il diritto di un veto universale. Noi chiaramente accettiamo la supervisione del governo sulle nostre scuole, secondo il diritto. Nella vecchia legge ci sono tantissimi richiami alla maggiore supervisione delle scuole che viene esercitata dal governo. Allo stesso modo, quando diciamo che abbiamo il controllo assoluto sulle nostre scuole, noi comprendiamo chiaramente che questo si trova sotto il controllo superiore del governo. (In questo senso abbiamo accettato di cuore lo spirito del progetto di gestione basato sulla scuola. Abbiamo accolto la partecipazione attiva degli azionisti nella gestione scolastica e abbiamo persino invitato nella stessa Commissione di gestione gli insegnanti e i genitori che concordano pienamente con la nostra visione e missione. Dopo che è stato proclamato il Rapporto n° 7, abbiamo chiesto alle nostre scuole una nuova riforma strutturale per permettere agli azioni di partecipare maggiormente alla gestione scolastica).

3. L’ARTICOLO 141 (3) DELLA BASIC LAW GARANTIVA CHIARAMENTE IL DIRITTO A GESTIRE LE NOSTRE SCUOLE, MENTRE L’ORDINANZA EMENDATA SULL’EDUCAZIONE DEL 2004 HA DANNEGGIATO QUESTO DIRITTO. POSSIAMO PERSINO DIRE CHE CI È STATO NEGATO

A. Abbiamo più volte sottolineato che la clausola “secondo le pratiche precedenti” dell’art. 141 (3) della Basic Law non è superflua, e i giudici della Corte finale d’Appello hanno concordato con noi. Al momento, gestire le scuole secondo la pratica precedente vuol dire “gestire veramente le scuole”, mentre secondo l’Ordinanza emendata non siamo più coloro che gestiscono gli istituti. La clausola “secondo le pratiche precedenti” è direttamente collegata con il “gestire le scuole”. Il problema qui è “la gestione delle scuole” che consiste nel potere di governare gli istituti e nominarne la direzione. Si tratta di come effettivamente gestiamo le nostre scuole, secondo la nostra visione e missione.

È spiacevole, come già detto, che il Consultation Paper del 2000 abbia già cercato di ignorare i diversi livelli di gestione, confondendo i gradi più alti della Commissione di gestione con altri livelli, quelli che si occupano di questioni educative. La Corte d’Appello ha già indebolito il concetto solenne di “gestione” usando il termine “questioni gestionali”, come se si trattasse dei piccoli particolari delle operazioni quotidiani.

Noi insistiamo sul fatto che il potere, al più alto livello di gestione, assicura la realizzazione della visione e della missione della nostra educazione cattolica, che non è soltanto l’elemento unificante delle nostre scuole in Hong Kong ma costituisce anche lo standard dell’educazione cattolica in tutto il mondo. Questo tipo di educazione si è dimostrata efficace, apprezzata anche dai non credenti.
I giudici della Corte finale d’Appello, d’accordo con noi e in disaccordo con la Corte d’Appello, hanno riconosciuto che la clausola “secondo le pratiche precedenti” è rilevante. Tuttavia, hanno rigettato la nostra tesi secondo cui l’art. 141 (3) della Basic Law dovrebbe proteggere il nostro diritto ad avere un controllo completo della gestione di tutte le nostre scuole.

Al momento, la Corte d’Appello finale ha dato un’interpretazione nuova e molto restrittiva dell’art. 141 (3) della Basic Law, sostenendo che è (soltanto) la (strettissima) “dimensione religiosa” della pratica educativa che “riceve protezione” dall’articolo. Quindi si lancia nel menzionare diverse attività concrete, come “la preghiera del mattino” e “l’istruzione religiosa”, che sono “espressioni di questa dimensione religiosa”. Dato che queste attività non sono state bandite dll’Ordinanza emendata, essa non va contro i dettami dell’art. 141 (3) della Basic Law.

E’ nostra ferma convinzione che la Basic Law, all’art 141 (3) non è solo relativo alla “dimensione religiosa” intesa in un senso così restrittivo, e ancora meno solo in ordine alla attività religiose pratiche, come esemplificato dai giudici. Invece riguarda il nostro diritto a governare le scuole (questo è il significato del “gestire scuole”), per assicurare che le scuole cattoliche siano condotte secondo la visione e missione cattolica, per assicurare l’obiettivo di una educazione globale. E’ relativo alla morale e alla visione della vita (Di conseguenza, vi offro una lista dei valori perseguiti nell’educazione cattolica).
Attualmente, direi che quello che la Corte di appello finale ha riconosciuto nell’art 141 (3) della Basic Law è allo stesso tempo troppo poco e troppo. E’ troppo poco perché il contenuto dell’educazione religiosa e morale è molto più importante di alcune attività religiose pratiche. E’ troppo, perché mi chiedo se alcuni degli esempi menzionati dalla Corte come non “vietati” dall’ordinanza possano essere presi come garantiti in maniera ovvia. Saremmo molto felici se fosse proprio così. Tuttavia, non attribuiremmo la stessa importanza a tali attività e ai principi cattolici di educazione morale.
4. Altri punti che non sono direttamente rilevanti alla disputa sulla legge, ma pongono serie questioni sulla nuova struttura.

A. Sembra strano che da nessuna parte in questo caso controverso sia stato fornito un chiarimento sui doveri dello School Management Committee ,Comitato di gestione della scuola (Smc). A mio parere, una buona divisione di doveri è importante per una giusta ed efficace gestione della scuola.
La mia umile opinione è che il primo dovere principale dello School Management Committee dovrebbe essere la supervisione del personale della scuola. Ora, nell’ordinanza emendata, questo dovere è compiuto dall’IMC, i cui membri includono il personale che deve essere sorvegliato. Così va a finire che sorvegliano se stessi! Ogni volta che l’IMC deve discutere problemi come il comportamento o l’efficacia del preside o degli insegnanti, il preside o gli insegnanti o i manager devono lasciare la riunione!

B. Il secondo dovere principale di uno School Management Committee sembra riguardare le finanze. Nell’ipotesi di una struttura di gestione a due livelli, anche se conflitti di interessi possono nascere nel School Executive Committee, Comitato esecutivo (Sec). della scuola quando si discute, per esempio, il budget annuale, il Comitato di gestione della scuola con la sua visione più alta e disinteressata può risolvere in maniera corretta ogni controversia. Ora, con l’IMC, ogni conflitto di interesse va a questa superiore struttura di gestione, l’unica. Non è difficile vedere quanto questo non sia utile.

C. Per quanto riguarda tutte le altre questioni più di routine nella gestione quotidiana della scuola, in una struttura a due livelli queste possono essere discusse completamente nel Sec, e ricevere solo un’approvazione generale dal Comitato di gestione. Ora, tutti questi problemi devono essere discussi da zero all’IMC?

D. Prima dell’ordinanza emendata, gli SB, specialmente quelli che si occupano di parecchie scuole, avendo il potere di nominare tutti i manager, sono un “corpo intermedio” fra il governo e le singole scuole. Tutti sanno che i corpi intermedi hanno un effetto benefico, di “controllo ed equilibrio” sul potere del governo e di conseguenza sono benefici per una democrazia effettiva nella società. Presentare il nuovo sistema come più democratico è rovesciare la realtà, distorcere il vero significato della realtà. La democrazia all’interno della scuola può essere garantita efficacemente dalla struttura due livelli, ma il sistema IMC è diretto ad aumentare il potere dittatoriale del governo. Come ci si può aspettare che presidi e insegnanti delle singole scuole, che sono tutti pagati dal governo, si confrontino su un piede di eguaglianza con il governo?

CONCLUSIONE

Caria amici, la decisione della Corte di appello finale è definitiva. Così non ci sarà data un’occasione ulteriore di chiarire nulla in tribunale. Ci dispiace che il nostro reclamo non sia stato accolto. Siamo preoccupati, ma non disperiamo. Dio è il Signore della storia. Affidiamo a lui tutte le nostre preoccupazioni. Egli si prende cura di noi. Che voglia far sì che , grazie all’appoggio al nostro ideale cattolico offerto da amici cattolici e non cattolici, un’educazione realmente cattolica possa ancora essere offerta nelle scuole che portano il nome di “cattoliche”, così che i giovani possano capire e perseguire il reale obiettivo di ogni esistenza umana e contribuire a una vita felice e piena di significato per tutta la società.
Sono pronto a rispondere a due o tre domande. Dopo di ciò per mostrare il mio dolore, mi asterrò dal cibo per tre giorni e tre notti, eccetto l’acqua e la santa Comunione. Non voglio che nessuno si unisca a questa mia espressione di dolore, ma sarei grato per un accompagnamento spirituale di preghiera in questi giorni.





Sintesi di una possibile bozza di Costituzione per le scuole cattoliche.
2. Obiettivo dell’IMC e visione e missione della scuola.

2.1 L’obiettivo dell’IMC è di gestire la scuola, e promuovere l’educazione nella scuola in accordo con la seguente visione e missione della scuola.
2.2 Con la determinazione di proseguire nel contributo della Chiesa cattolica all’educazione, tutte le scuole cattoliche manterranno e insegneranno i seguenti principi basilari per preparare i giovani appropriatamente alla loro vita e alle future responsabilità.
2.2.1 La vita è un dono di Dio, ed è inestimabile

(a) Ogni persona ha diritto alla vita, che deve essere rispettata dal suso concepimento fino alla fine naturale.

(b) Nello spirito delle Beatitudini le tribolazioni e le avversità nella vita devono essere affrontate con serenità.

(c) Ogni persona ha diritto ad avere ciò che è necessario per un’esistenza decente e dignitosa.

(d) Solo una società che rispetta la vita può portare felicità a tutti.

2.2.2 La famiglia è l’unità fondamentale della società

(a) Solo il puro amore fra un uomo e una donna è davvero gratificante e un matrimonio sano è preparato da una vita casta, costruita sul fondamento della fedeltà e protetta da un legame indissolubile.

(b) Dal momento che il sesso è parte integrante di una vita coniugale e ha la sua propria dignità, la formazione degli allievi sotto questo aspetto deve essere completa e approfondita, enfatizzando gli elementi dell’auto-disciplina e del rispetto reciproco.

(c) Il matrimonio è in fondamento della famiglia e una famiglia unita è un sostegno permanente alla vita.

2.2.3 La verità è l’oggetto della ricerca dell’umano intelletto

(a) La capacità della ragione umana verso la verità deve essere difesa e il desiderio di verità deve essere mantenuto vivo.

(b) La saggezza che porta a distinguere il bene dal male nella vita umana deve essere valutato sopra ogni altra forma di conoscenza.

(c) L’onestà chiede che affermiamo la verità e che pratichiamo la verità anche se può costare molto.

2.2.4 La giustizia è la virtù morale che si basa su una volontà ferma e costante di dare ciò che è dovuto a Dio e al prossimo

(a) La giustizia verso Dio è chiamata “la virtù della religione”; e la giustizia verso gli uomini fa sì che sia rispettato il diritto di ciascuno e si stabilisca nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità sia verso le persone singole che verso il bene comune.

(b) La dignità umana può essere protetta e una comunità sana si può ottenere solo se i diritti umani sono rispettati e sono soddisfatte le responsabilità reciproche, verso la propria famiglia e verso la società tutta.

2.2.5 L’amore è la più grande delle virtù

(a) Dio è il nostro creatore e ci ha fatto Suoi figli, così dobbiamo amarLo sopra ogni cosa e amarci fra di noi come fratelli e sorelle.

(b) Gesù Cristo è il modello di questo amore non egoistico.

(c) La pratica di tutte le virtù è animata e ispirata dall’amore che lega ogni cosa insieme in armonia perfetta.

(d) L’amore supera la misura rigorosa della giustizia e ci esorta a preoccuparci di chi è meno favorito nella società, e di coloro che hanno bisogno di aiuto.

2.3 Coltivare questi valori nelle scuole cattoliche sarà ottenuto:

(a) continuando la buona pratica dio rispettare e collaborare con i diversi portatori di interessi provenienti da realtà differenti, invitandoli a partecipare nella realizzazione della nostra visione, e missione, perché il successo dell’educazione dipende dalla collaborazione di tutti gli interessati; e

(b) creare un ambiente familiare caratterizzato da dalla fiducia reciproca e dall’amore nelle scuole.

(c) l’onestà chiede che diciamo la verità, e che la mettiamo in pratica, anche a costo molto grande.
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