27/02/2020, 11.41
IRAN
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Coronavirus: l’Iran mette in quarantena le persone, non città e regioni

La Repubblica islamica epicentro del focolaio in Medio oriente, con 19 vittime e 139 contagi. Studio canadese parla di 18mila infetti. Santuari e luoghi di culto restano aperti, con maggiori precauzioni. Rouhani: no a chiusure di distretti o città, attenzione ai singoli. Le sanzioni Usa ostacolano la lotta all’epidemia. 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - A dispetto della diffusione a macchia d’olio del nuovo coronavirus, che avrebbe già mietuto 19 vittime a fronte di 139 contagi, la Repubblica islamica non intende mettere in quarantena città o regioni. Durante una riunione di governo, il presidente Hassan Rouhani ha affermato che le autorità sanitarie continueranno con la politica della “messa in quarantena delle persone”. 

Le autorità hanno chiesto alla popolazione di non andare a Qom, ritenuta l’epicentro dell’epidemia, pur mantenendo aperti santuari e luoghi di culto in una città che richiama ogni anno milioni di pellegrini sciiti. L’ayatollah Mohammed Saeedi, custode del santuario di Hazrat Masumeh, spiega che vanno lasciati aperti come “case di cura” per “malattie fisiche e spirituali”. Le persone, aggiunge il leader sciita, devono essere “incoraggiate a venire qui”, anche se “è necessario adottare misure cautelative” e i responsabili dei luoghi di culto “seguiranno severi protocolli per il rispetto delle norme igieniche”.

La decisione di mantenere aperti i santuari preoccupa parte della comunità internazionale, secondo cui l’unica via per contrastare la diffusione del virus sono le misure straordinarie di quarantena di città o intere regioni come avvenuto prima in Cina e, in questi giorni, in Italia. Politiche, afferma Bruce Aylward il capo delegazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in Cina, che “hanno cambiato il corso” dell’epidemia di Covid-19.

In questi giorni l’Iran è stato il focolaio originario dal quale si sono diffusi contagi in diversi Paesi dell’area, inclusi l’Afghanistan, il Bahrain, l’Iraq, il Kuwait, l’Oman e il Pakistan. Proprio il numero di contagi avvenuti all’estero ha portato alcuni ricercatori canadesi a ipotizzare un numero di infetti superiore a 18mila, ma non vi sono elementi certi. 

Un portavoce del ministero della Sanità di Teheran conferma che il virus è diffuso in ampie aree del Paese, ma resta ottimista sul contenimento: “Nelle ultime 24 ore - afferma - almeno il 10% degli ospedalizzati o dei sospetti sono stati dimessi”. Lo stesso Rouhani ha parlato di rapporti “promettenti” arrivati dal dicastero, pur invitando i cittadini a evitare viaggi non essenziali nelle aree più colpite.

“Non abbiamo intenzione - ha sottolineato - di mettere in quarantena distretti o città. Mettiamo in isolamento solo le persone. Se qualcuno mostra i primi sintomi, questo individuo va messo in quarantena”. Il presidente non ha risparmiato una stoccata ai “nemici esterni” fra cui gli Stati Uniti che accusano la Repubblica islamica di “coprire dettagli essenziali” fra cui la “reale portata” dei contagi. “Il coronavirus - ha concluso - non deve essere trasformato in un’arma per i nostri nemici, che mira a tagliare il lavoro e la produzione nel nostro Paese”. 

Quello che è certo, invece, è che le sanzioni americane introdotte in seguito al ritiro dall’accordo nucleare (Jcpoa) stanno ostacolando la lotta dei medici nel contrastare la diffusione del virus e nella cura dei malati, come denunciato in passato per altre patologie. Nel Paese crescono le preoccupazioni sulla reale capacità di gestire la crisi nel caso di una escalation, anche e soprattutto a causa dell’isolamento politico e commerciale imposto dalla Casa Bianca e dal presidente Usa Donald Trump che ha già messo in ginocchio l’economia locale. 

Naveed Mansoori, co-direttore della pagina iraniana del magazine online Jadaliyya, sottolinea che “il regime di sanzioni imposto dagli Stati Uniti ha minato in maniera gravissima la possibilità degli iraniani di accedere ai farmaci salva-vita”. Questa politica, aggiunge, potrebbe “ostacolare la capacità della Repubblica islamica di rispondere all’emergenza coronavirus in modo efficiente”. 

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