09/12/2010, 00.00
CINA – TIBET
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2010, anno nero per i diritti umani in Tibet, illuminato dal Nobel a Liu

Arresti di monaci e intelletuali, condanne a morte e all’ergastolo, tibetano cancellato come lingua di studio scolastico: continua la persecuzione in Tibet. Il premier tibetano in esilio loda il premio a Liu e ricorda l’impegno del Papa a favore della persona umana.

Dharamsala (AsiaNews/Agenzie) – “Sincere congratulazioni” sono state fatte a Liu Xiaobo  dal Kashag (Gabinetto) del governo tibetano in esilio, per il conferimento del premio Nobel per la pace 2010. Samdhong Rinpoche, Kalon Tripa (presidente di Gabinetto) spiega ad AsiaNews l’importanza di questo riconoscimento per la lotta di Liu per la libertà, anche con la sottoscrizione del documento Charta 08 che chiede maggiore libertà e democrazia in Cina. Il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (Tchrd) ricorda le gravi e sistematiche violazioni dei diritti in Tibet.

“Le nostre congratulazione – spiega Samdhong Rinpoche – vanno anche al Comitato norvegese per il Nobel, per il suo coraggio”. “La decisione dell’India di mandare una rappresentante alla Premiazione di domani 10 dicembre merita apprezzamento, come per gli altri Paesi che saranno presenti alla cerimonia, perché rifiutano il divieto della Cina [Pechino ha molto criticato il premio e di fatto invitato tutti a boicottarlo, circa 15 Paesi hanno fatto sapere che diserteranno la cerimonia]. Ogni Paese è sovrano e dovrebbe agire secondo la propria coscienza e sovranità”.

“Il 10 dicembre è la 62ma Giornata mondiale per i diritti umani. Il mio commento non è molto positivo. E’ biasimevole che nessun potere né organizzazione abbia la capacità o la volontà di proteggere i diritti umani. Questo è evidente, visto che un Nobel per la Pace è in carcere, un altro è agli arresti domiciliari e un terzo è esiliato”. “E’ pure un fatto – aggiunge – che molti innocenti monaci tibetani sono stati  condannati a 12 anni di carcere duro solo perché in possesso della Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite. L’Onu non ha protestato per questi atti vergognosi. Per questo nelle celebrazioni di domani c’è qualcosa di non serio”.

“Non sono negativo o disilluso, ma soltanto realista circa la tragica situazione dei diritti umani nel mondo d’oggi. Ognuno accetta compromessi sui diritti umani per tutelare gli interessi economici. E’ frustrante dover constatare che l’economia e il commercio sono le forze trainanti per i rapporti, gli accordi e il sostegno nell’ordine mondiale”.

“Siamo consapevoli e apprezziamo l’opera di Sua Santità il Papa per la sua consistente, coraggiosa e ragionevole difesa della persona. Sua Santità è uno dei davvero rari autentici difensori e avvocati dei diritti umani nel mondo e noi mandiamo al Santo Padre il nostro saluto e apprezzamento di cuore. Noi crediamo con fermezza che l’influenza spirituale e la forza del Santo Padre continueranno a lavorare per promuovere i diritti umani nel mondo. Noi preghiamo per Sua Santità”.

Anche il Tchrd ricorda, in un comunicato, l’importanza del premio a Liu Xiaobo e come la popolazione tibetana sia insieme a molti milioni di cinesi nella richiesta di diritti umani e libertà in Cina, invitando i governanti a non pensare solo allo sviluppo economico ma anche alle riforme democratiche. Il Tchrd ricorda i molti arresti di monaci e intellettuali tibetani avvenuti nel 2010, imprigionati e condannati con accuse prive di fondamento, come Sonam Tsering, Pema Yeshi, Lama Lhaka, Soedo tutti condannati a morte con due anni di pena sospesa, e Gekoe Jamphel Wangchuk, Tsewang Rigzin e Dorjee Tashi del Monastero Drepung condannati all’ergastolo. Quest’anno le autorità cinesi hanno disposto di togliere il tibetano come lingua d’insegnamento sostituendola con il cinese mandarino, che per le zone tibetane è una vera lingua estera. (NC)

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