18/01/2018, 11.42
ISRAELE-PALESTINA
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Ahed Tamimi rimarrà in carcere fino alla fine del processo

È accusata di aggressione ai danni dei soldati, anche per episodi precedenti. Le immagini del suo attacco al soldato sono diventate virali. La calma del militare israeliano applaudita da molti come prova di “autocontrollo”, è stata considerata debolezza da alcuni nella destra israeliana. Caccia all’uomo in Cisgiordania per l’assassino di un rabbino: muore uno dei sospetti.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Ahed Tamimi resterà in carcere fino alla fine del processo che la vede imputata di cinque capi d’accusa. Lo ha deciso ieri il giudice militare Haim Baliti, respingendo la richiesta di rilascio in attesa del processo. L’adolescente è accusata di aggressione ai danni delle forze di sicurezza e di incitamento alla rivolta.

Il 15 dicembre Tamimi ha assalito un soldato israeliano dopo aver scoperto che il cugino era rimasto ferito da un colpo ravvicinato alla testa. L’episodio è stato ripreso ed è divenuto virale. Nelle immagini, il soldato non reagisce alle percosse dell’adolescente, mantenendo il controllo. La calma del militare ha raccolto applausi in tutto il mondo e critiche da una parte della società israeliana: molti l’hanno definita un positivo segnale di autocontrollo e non-violenza, ma per la destra israeliana è prova di debolezza. A seguito delle critiche, la ragazza è stata arrestata insieme alla madre e alla cugina.

L’accusa per cui sarà processata si riferisce anche ad incidenti precedenti per i quali non era mai stata perseguita. Il giudice ha motivato la sentenza affermando che Tamimi è “una persona che è stata coinvolta in attacchi ai soldati e minacce su di loro in diverse occasioni, oltre che nell’espressione di linguaggio provocatorio. Non ho altra scelta che ordinare la sua incarcerazione fino alla fine del suo processo”.

Per l’ong israeliana Betslem, l’udienza di ieri è un “chiaro esempio” che “il sistema giuridico militare non è uno strumento di giustizia, ma un meccanismo centrale di repressione al servizio del contro israeliano sui palestinesi dei territori”.

Intanto, in Cisgiordania continuano le tensioni per la caccia all’assassinio del rabbino Raziel Shevac, ucciso vicino all’avamposto di Havat Gilad il 9 gennaio. Le forze di sicurezza israeliane hanno ieri compiuto un raid nel campo profughi di Jenin, arrestando alcuni sospetti e uccidendo uno possibili responsabili dell’omicidio. Negli scontri due soldati israeliani sono stati feriti.

 

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