Le ‘ore cruciali’ di Beirut stretta nella morsa fra Stati Uniti e Iran
Nel Paese dei cedri si guarda con attenzione, e preoccupazione, alle tensioni regionali. La partita diplomatica fra Washington e Teheran, mentre si rafforzano le voci di un conflitto. Fonti libanesi: “Stanno giocando con il fuoco”. Per la Repubblica islamica ne va della “sopravvivenza” stessa del regime. Il rischio di un coinvolgimento di Hezbollah.
Beirut (AsiaNews) - Il Libano sta vivendo momenti cruciali, in bilico riguardo all’evoluzione del conflitto tra Stati Uniti e Iran, tanto da intensificare contatti diplomatici a tutto campo per evitare le devastanti ripercussioni che un eventuale conflitto avrebbe sul Paese dei cedri. “Sia Washington che Teheran stanno giocando con il fuoco” affermano in queste ore ad AsiaNews fonti istituzionali locali di alto livello, in un quadro di crescente tensione.
“La decisione di sferrare un attacco americano contro l’Iran è già stata presa. Tuttavia, né la data né la portata di tale attacco sono ancora note” rivela una fonte diplomatica occidentale, rilanciata dal quotidiano libanese francofono L’Orient-Le Jour. Ne sapremo di più con il discorso sullo stato dell’Unione del presidente Usa Donald Trump, previsto per domani 24 febbraio. Inoltre, il 26 febbraio è in programma un nuovo incontro a Ginevra, in Svizzera, fra il ministro iraniano degli Esteri Abbas Araqchi e l’inviato speciale Usa Steve Witkoff. Un’ultima carta della diplomazia, prima dell’escalation militare, e che Teheran considera una “buona opportunità”.
Da parte sua, il segretario di Stato americano Marco Rubio è atteso il prossimo 28 febbraio in Israele. In questo quadro complesso, un’incognita potrebbe giocare a favore della non imminenza del conflitto ed è la risposta alla seguente domanda: il presidente americano può scatenare una guerra senza il “via libera” del Congresso? Da ogni parte, compreso il Libano e la regione del Golfo, si levano voci contro quella che viene definita “la scommessa azzardata della guerra”.
Questione esistenziale
In ogni caso, per l’Iran un attacco è una questione esistenziale. Ne va della sopravvivenza del regime e forse della vita stessa della guida suprema Ali Khamenei e di suo figlio e potenziale successore Mojtaba Hosseini Khamenei, anche se il suo nome non sembra comparire nelle ultime nomine, mentre vi sarebbe il fidato Ali Larijani. “Teheran rifiuta di capitolare e di accettare tutte le condizioni americane” ha appreso L’OLJ da fonti interne alla Repubblica islamica. Al tempo stesso, gli iraniani ritengono che la guerra sia inevitabile e respingono l’idea di un attacco statunitense limitato, seguito da una ripresa dei negoziati in vista di un accordo.
“Qualsiasi attacco equivarrebbe a una guerra totale” afferma la fonte sopracitata, facendo eco alle precedenti dichiarazioni della Guida Suprema, e tutti gli obiettivi americani nella regione saranno bersagli legittimi per l'arsenale balistico iraniano. Naturalmente queste minacce preoccupano il Paese dei cedri, che ospita alcuni di questi obiettivi sia militari che civili. A questo proposito vengono citate la base aerea dell’esercito libanese ad Adma (Kesrouan) e il sito dell’ambasciata Usa ad Aoukar, a nord della capitale, ancora in costruzione.
Inoltre, a Beirut si teme che, in caso di guerra, Hezbollah si schieri al fianco di Teheran, scatenando raid di rappresaglia da parte di Israele. “In questo conflitto non siamo neutrali” aveva affermato alcune settimane fa il segretario generale del partito di Dio filo-iraniano Naïm Qassem . Secondo informazioni riportate da diversi media, nell’ipotesi di un coinvolgimento di Hezbollah nella guerra, Israele disporrebbe di una lista di circa 1.200 obiettivi in Libano!
Avvertimenti
Negli ambienti vicini a Hezbollah, si ritiene che gli attacchi israeliani sulla Bekaa e sul campo di Ain el-Heloué, del 20 febbraio scorso, costituiscano chiari avvertimenti rivolti a Hezbollah e Hamas. Questi raid hanno causato 12 morti e diverse decine di feriti, il bilancio giornaliero più pesante dal cessate il fuoco del novembre 2024. Nella regione di Baalbeck, dove il bilancio è più pesante, si contano 10 morti, tra cui sei membri di Hezbollah. Tra le vittime figura Hussein Mohammad Yaghi, figlio di Mohammad Hassan Yaghi, uno dei fondatori del partito nel 1982, che era stato assistente esecutivo di Hassan Nasrallah, ucciso nel settembre 2024. Egli era stato anche eletto deputato. Morto nei bombardamenti pureAli Zeid Moussaoui, un dirigente di Hezbollah.
Gli esperti militari in Libano ritengono che i missili balistici che si troverebbero sul territorio - di cui Hezbollah non ha fatto uso nella sua guerra a sostegno di Hamas del 2023-2024 - siano stati installati in zone lontane dal confine israeliano, a nord di Baalbeck. Inoltre, secondo gli esperti queste armi sarebbero sotto il comando diretto dell’Iran, quindi Hezbollah potrebbe utilizzarle solo con il via libera di Teheran. Nel fine settimana i leader del movimento hanno invitato alla “resistenza” dopo la morte in un attacco israeliano di otto dei suoi membri, i quali stavano partecipando a una riunione nella Bekaa. Secondo i media israeliani, gli attacchi contro il campo di Ain el-Helweh sono stati condotti con missili terra-mare, al fine di dimostrare che “l’esercito israeliano è in grado di colpire in tutto il Medio oriente e non solo con il suo braccio strategico, ovvero l’aviazione militare”. Questi attacchi hanno causato la morte di due membri di Hamas.
Disarmare Hezbollah
Pur condannando i raid israeliani, il Libano prosegue i suoi sforzi per affermare la propria sovranità e disarmare il Partito di Dio, privando così il governo dello Stato ebraico di ogni pretesto per continuare a occupare parte del proprio territorio. Domani si terrà al Cairo una riunione per preparare la prossima conferenza volta a raccogliere fondi per rafforzare le forze armate e le forze di sicurezza interna libanesi, per consentire il completamento di questo compito. La conferenza si terrà il 5 marzo a Parigi. Questo aiuto è considerato fondamentale in un momento in cui l’esercito libanese, che manca di mezzi finanziari e di attrezzature, deve imporsi di fronte a Hezbollah.
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