11/04/2012, 00.00
NEPAL
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Al governo maoista le offerte milionarie del tempio indù di Pashupatinath

di Kalpit Parajuli
Dopo quasi 1000 anni, la gestione di uno dei più sacri templi indù passa all'autorità civile. Sacerdoti e venditori stipendiati dal ministero. Il provvedimento serve per evitare la corruzione fra le autorità del tempio.

Kathmandu (AsiaNews) - La gestione del tempio di Pashupatinath passa all'autorità civile, dopo quasi 1000 anni.  Dall'8 aprile  i sacerdoti (bhattas) e i negozianti (bhandaris) sono dipendenti del ministero della Cultura. Lo stipendio per la carica più alta è di circa 3mila euro al mese. Al governo va anche la raccolta delle offerte milionarie lasciate dai pellegrini. Il provvedimento servirebbe per evitare casi di corruzione fra il personale ed eventuali sprechi delle donazioni dei fedeli.   

Narottam Baidhaya, tesoriere del Pashupatinath Area Development Trust (Padt), racconta che  il tempio raccoglie in media circa 45mila euro al mese in offerte a cui vanno aggiunti gli oggetti d'oro e argento. Oltre alla donazione ciascun fedele paga la puja, speciale tassa per il servizio, la pulizia del luogo sacro. La spesa per i salari e la manutenzione dei locali ammonta a circa 25mila euro al mese. Il funzionario sottolinea che le entrate triplicano in occasione delle principali feste indù: Teej,  Balachaturdashi e Mahashivaratri.  

Fin dalla sua fondazione, nell'XI secolo, il tempio si è autogestito e ha sempre rifiutato l'interferenza dell'autorità civile. A tutt'oggi Pashupatinath è amministrato da cinque bhattas, compreso il Mul bhatta (sommo sacerdote) e 101 bhandaris. Secondo la tradizione essi hanno la piena autorità sulla raccolta delle offerte. Tuttavia, le autorità del tempio non hanno mai dichiarato la quantità precisa delle donazioni.  

Nei mesi scorsi, la Corte suprema ha fatto pressioni sul governo per regolamentare le entrate e le uscite del tempio, in seguito ad alcuni accuse di corruzione a carico di bhattas e bhandaris. Lo scorso 21 marzo l'esecutivo maoista ha annunciato il trasferimento della gestione economica del sito, patrimonio dell'Unesco, all'autorità civile.

La decisione del governo ha scatenato le proteste del Padt e degli attivisti indù, che considerano l'atto come un'appropriazione indebita da parte dell'esecutivo laico guidato da maoisti. Già nel 2008, l'allora premier maoista Prachanda, aveva tentato di interferire con l'attività del tempio vietando la nomina di sacerdoti indiani in virtù della nuova politica filo-cinese del Paese. Per provare la buona fede dei religiosi il Padt ha permesso a una troupe televisiva di filmare l'iter di raccolta e deposito delle offerte.

Gopal Kirati, ministro dell Cultura sottolinea che il Padt ha raggiunto negli anni dimensioni pachidermiche, difficili da controllare. Egli spiega che in questo momento di crisi "vi è bisogno di trasparenza. Ogni indù deve essere orgoglioso di questo provvedimento".  

 

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