21/04/2020, 11.29
SIRIA
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Aleppo, una preghiera ecumenica per ricordare i due vescovi rapiti nel 2013

La Federazione degli Aramei in Svizzera ricorda il sequestro “che colpì il cuore di tutti i cristiani”. Un evento che “ha fomentato l’esodo” in massa di molti fedeli dalla Siria. Mons. Georges: la speranza che siano vivi, contro ogni speranza. La “spiritualità” di mons. Boulos Yaziji e il “coraggio” di mons. Yohanna Ibrahim. 

Aleppo (AsiaNews) - A sette anni dall’annuncio del sequestro “che colpì i cuori di tutti i cristiani”, ancora oggi il sequestro in Siria dei due vescovi e l’assassinio del loro autista resta avvolto nel mistero e “non è stata pubblicata alcuna notizia ufficiale e comprovata”. È quanto scrive in una nota la Federazione degli Aramei (Siriaci) in Svizzera sul rapimento di mons. Yohanna Ibrahim e mons. Boulos Yaziji, di cui non si ha più notizia dal 22 aprile 2013. Un rapimento che “ha fomentato l’esodo inevitabile e in massa di molti cristiani, fuggiti da Aleppo e dintorni”.

Melki Toprak, presidente della Federazione degli Aramei in Svizzera, ricorda l’esodo massiccio dalla Siria, nazione che prima della guerra “contava 2,5 milioni di cristiani”. In Iraq, prosegue il leader cristiano, “simili sequestri hanno luogo di frequente: siamo nel XXI secolo e nonostante ciò la presenza dei cristiani in Medio oriente infastidisce tuttora la politica di molti leader atroci”.

Dal 22 aprile 2013 non si hanno notizie dei due prelati, la cui sorte resta avvolta nel mistero come quella del missionario italiano p. Paolo Dall’Oglio. Rapimenti anomali, cui non sono seguite rivendicazioni né trattative per il rilascio. Mons. Yohanna Ibrahim, vescovo della diocesi siro-ortodossa e mons. Boulos Yaziji, arcivescovo della diocesi greco-ortodossa, sono stati rapiti poco prima delle 6 del pomeriggio nella località di Kafr Dael, a circa 10 km da Aleppo.

Secondo alcuni testimoni i due prelati stavano trattando il rilascio di due sacerdoti p. Michel Kayyal e p. Maher Mahfouz , sequestrati nel febbraio dello stesso anno. Giunti a un posto di blocco, l’auto con i due vescovi è stata affiancata da alcuni uomini armati, forse jihadisti ceceni, che hanno sparato uccidendo l’autista diacono. Dalle testimonianze sarebbe emerso che il gruppo era composto da stranieri che non parlavano arabo. 

I cristiani di Aleppo domani terranno una preghiera ecumenica “per ricordare” i due vescovi, come racconta ad AsiaNews il vicario apostolico dei Latini mons. Georges Abou Khazen. Sarà una cerimonia “che terrà conto delle misure adottate per contrastare la pandemia di nuovo coronavirus”, ma che “vogliamo con forza per attirare l’attenzione non solo su di loro, ma anche sui due sacerdoti, su p. Dall’Oglio, sulle migliaia di cristiani spariti e di cui non si sa più nulla”. 

La preghiera ecumenica verrà officiata all’interno della cattedrale dei greci-ortodossi, con la speranza “che siano ancora vivi” anche se “non ne sappiamo, non abbiamo nemmeno una notizia certa” su di loro. La nostra forza, prosegue il prelato, “è come dice san Paolo la speranza contro ogni speranza” in questo contesto buio. Resta il fatto “che nessun canale è stato aperto in questi anni e la sola certezza è l’uccisione dell’autista” nelle concitate fasi del sequestro. 

Per mons. Georges “la loro sorte è uno degli effetti della guerra, di un conflitto terribile” ed è compito di tutta la comunità cristiana “mantenere vivo il loro ricordo”. “Quando li hanno rapiti - conclude il prelato - io ero ancora un parroco, ma erano molti i legami fra noi. Ogni ultimo sabato del mese facevamo un incontro e ogni volta ero colpito dalla profonda spiritualità del vescovo greco-ortodosso, mentre del siro-ortodosso era unico il coraggio con il quale affrontava i problemi”. 

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