28/03/2013, 00.00
SIRIA – LIBANO
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Aleppo: “stanchezza e rassegnazione” fra i civili, martoriati dalla guerra

di Fady Noun
Il racconto di un medico cristiano siriano della situazione in città nel nord della Siria. Divisa fra lealisti e ribelli, martoriata da colpi di mitra e cannone e da raid dell’aviazione. Crescono criminalità e povertà, in aumento i sequestri a scopo di estorsione. Le sofferenze della “fragile” minoranza cristiana si legano al dramma delle vittime musulmane.

Beirut (AsiaNews) - "Stanchezza e rassegnazione riassumono bene lo stato d'animo che alberga oggi negli abitanti di Aleppo". Questo è quanto acconta un medico cristiano siriano, che ha scelto di restare sul campo e di inviare, di tanto in tanto, alcune "lettere" agli amici libanesi. In realtà, gli scritti sembrano più dei "report di missione" sulla situazione di questa grande città, che ospita una delle più numerose e importanti comunità cristiane in Siria.

Gli abitanti di Aleppo, scrive il dottore, sono rassegnati a vedere la loro città spezzata in due, con l'afflusso di centinaia di migliaia di sfollati che hanno invaso le zone ritenute "sicure". E questo flusso continua inarrestabile. Tutti i giorni è possibile osservare piccole camionette stipate di persone, che trasportano anche alcuni mobili e materassi, circolare fra le vie in cerca di un riparo.

In una città divisa in due fra lealisti e ribelli, la vita "normale" continua. La popolazione si è abituata ad ascoltare i rumori assordanti delle raffiche di mitra e dei colpi di cannone, così come il passaggio degli aerei militari che sorvolano i cieli. [Aleppo] vive sotto la minaccia costante di una fiammata di violenza, che accompagnerà la pioggia di bombe. Al tempo stesso, la circolazione all'interno della città è sottomessa a un codice di sicurezza speciale, con corridoi da evitare per via dei cecchini appostati, unita alla "lotteria della morte" costituita dalle autobombe che possono saltare in aria in ogni momento, in ogni angolo. Ma, in linea di massima durante, le ore di maggior flusso e in zone militari considerate sensibili.

Per i cittadini benestanti è sempre presente il pericolo di sequestri che, stando a quanto racconta il nostro medico, "si susseguono quotidianamente" per sostenere la lotta armata di alcuni gruppi o per rimpinguare le casse di altri che approfittano del caos per arricchirsi.

Sul fronte dei servizi pubblici, gli abitanti di Aleppo dispongono sempre di acqua potabile ed elettricità, pur con un drastico ridimensionamento: da due a quattro ore al giorno. Le reti di telefonia mobile e internet certo funzionano, ma con frequenti - e impreviste - interruzioni. E lo stesso discorso vale per la rete telefonica fissa.

All'interno di queste zone considerate sicure, nelle ore di punta si formano degli ingorghi infernali. Tuttavia, i risvolti della guerra e le operazioni militari impongono spesso dei grossi limiti agli spostamenti. Alle volte è necessario tornare a casa a piedi, a causa delle regole alla circolazione imposta dalle milizie. "Ho visto giovani portare il loro anziano genitore o il nonno sul dorso e salire a piedi verso Sheikh Maksoud! (quartiere di Aleppo a maggioranza curda, ndr)" sottolinea il medico. In pieno giorno, i marciapiedi sono invasi da bancarelle e da venditori ambulanti, che smerciano qualsiasi cosa pur di sopravvivere. È del tutto evidente, l'aumento vertiginoso della povertà testimoniata anche dal crescente numero di mendicanti ai bordi delle strade.

La lettera del medico cristiano siriano si chiude sottolineando che "Al calar del sole Aleppo si trasforma in una città fantasma. Le strade si svuotano e la popolazione si barrica in casa, sino al mattino seguente, senza molti passatempi, se si esclude quanto offrono la tv e la radio".

Non è possibile stabilire con certezza se questa "lettera da Aleppo" è un appello agli aiuti o un segno di speranza. Senza dubbio si può dire che, a seconda dei casi, rappresenti entrambe le situazioni perché "la vita continua" malgrado tutto e gli abitanti di Aleppo, cristiani e musulmani, non sono disperati. Tuttavia, la loro presenza nel contesto della guerra non può essere certo considerata come "normale". Inoltre, se i cristiani della Siria sono solidali con i loro connazionali, resta pur sempre vero il fatto che le loro sofferenze hanno un carattere più specifico nella misura in cui essi costituiscono una presenza più fragile, più soggetta a minacce rispetto a quella dei compatrioti musulmani. Siamo al cospetto di due drammi che viaggiano paralleli, di due diverse cause entrambe da difendere con forza, perché l'una è al servizio dell'altra. 

 

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