30/10/2012, 00.00
SRI LANKA
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Ambientalisti: Colombo vuole privatizzare l’acqua potabile

di Melani Manel Perera
Il governo nega l’accusa, ma propone di tassare l’estrazione di acqua dai pozzi per uso commerciale e industriale. Ministro dell’Irrigazione: “Necessario per controllare la qualità delle falde acquifere”. Attivisti: “Il provvedimento viola i diritti umani dei cittadini dello Sri Lanka”.

Colombo (AsiaNews) - Il governo dello Sri Lanka vuole privatizzare l'acqua potabile. A muovere l'accusa è il People's Movement for Right to Water, gruppo ambientalista formato da studiosi e varie personalità del settore. Colombo nega ci sia questa intenzione. Tuttavia, secondo gli attivisti la proposta di modificare alcuni punti del Water Resource Board Act del 1964 nasconde proprio la volontà di "tassare questo bene sacro", un gesto che sarebbe "una grave violazione dei diritti umani". Riunitosi al Library Council Auditorium, il gruppo chiede al governo che "qualunque meccanismo di gestione dell'acqua sia scelto in modo democratico".

Di recente, il ministero dell'Irrigazione ha proposto di tassare l'estrazione di acqua potabile dai pozzi per uso commerciale e industriale. Le imposte si aggirerebbero tra le 7.500 e le 15mila rupie (circa 40-90 euro). Secondo il dicastero, la mossa è necessaria per mantenere la qualità delle falde acquifere.

Tuttavia, per gli ambientalisti tale provvedimento rappresenta solo il primo passo verso la completa privatizzazione dell'acqua. Secondo il gruppo infatti, il suggerimento di tassare l'acqua dei pozzi sarebbe la fotocopia di una vecchia legge, la Water Resource Management Policy for Commodification and Privatization od Drining Water. Proposta nel 2000 dall'allora governo Unp (ora all'opposizione, ndr) e approvata nel 2002, essa venne abrogata in seguito alle proteste della popolazione.

"Nel 1995 - spiega Thilak Kariyawasam, ambientalista dello Sri Lanka Nature Group - la Banca mondiale diede allo Sri Lanka alcuni suggerimenti su come gestire le proprie risorse d'acqua. Uno era di imporre un prezzo sull'acqua. In questo modo, il governo avrebbe avuto delle entrate sicure. Con questo 'confuso' consiglio i nostri governanti hanno iniziato a proporre politiche sbagliate".

Il 28 luglio 2010, lo Sri Lanka ha sottoscritto la risoluzione 64/292 delle Nazioni Unite, che riconosce in modo esplicito il diritto umano all'acqua e alla salute, e afferma che l'acqua potabile e l'igiene sono essenziali al perseguimento di tutti i diritti umani. "Per questo motivo - sottolinea il prof. Hemantha Vithanage - crediamo fermamente che imporre tasse sull'acqua sia una grave violazione dei diritti umani dei cittadini del Paese". 

 

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