15/02/2016, 12.04
IRAQ
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Arcivescovo di Erbil: La mia Quaresima di misericordia fra i profughi di Mosul

Mons. Warda racconta l’impegno a favore delle famiglie cristiane fuggite dallo Stato islamico. Ai fedeli il prelato ha chiesto “modi per aiutare i nostri fratelli sfollati”. Dai giovani un programma pastorale “speciale”. L’obiettivo è garantire “una vita dignitosa” in Iraq, dove “hanno una missione da compiere”. 

Erbil (AsiaNews) - È una Quaresima di “misericordia” e di “opere a favore delle famiglie cristiane” sfollate da oltre 18 mesi da Mosul e dalla piana di Ninive, in seguito all’avanzata dello Stato islamico (SI), quella che stanno vivendo i cristiani di Erbil, nel Kurdistan irakeno. È quanto racconta ad AsiaNews l'arcivescovo caldeo di Erbil (nel Kurdistan irakeno) mons. Bashar Warda, che ricorda “l’apertura il 31 gennaio scorso, come prevede il calendario caldeo” della stagione benedetta.

Per l’occasione “le nostre sette parrocchie - prosegue il prelato - hanno aperto le porte dal mattino alla sera per accogliere fedeli in preghiera e per le messe. In ogni chiesa vi era anche un sacerdote disponibile per le confessioni. E per tutto il periodo quaresimale si celebra una messa al mattino alle 11, e una messa che comincia alle 4.30 del pomeriggio”, seguita dalla preghiera. 

“Il tema principale di questo periodo” di Quaresima, racconta mons. Warda, “è la misericordia” sui cui è incentrata anche “la mia lettera pastorale”. “Ho chiesto di pregate - aggiunge - e trovare modi per aiutare i nostri fratelli e sorelle cristiani sfollati, e che vivono [da tempo] fra noI”. 

Nella notte fra il 6 e il 7 agosto del 2014 centinaia di migliaia di persone hanno lasciato i villaggi della piana di Ninive, da Qaraqosh a Karameles, a maggioranza cristiana, trovando rifugio a Erbil e in altre aree del Kurdistan. Mons. Warda è stato subito in prima linea nell’opera di assistenza e aiuto. Per le famiglie cristiane sfollate AsiaNews ha lanciato la campagna “Adotta un cristiano di Mosul”, che prosegue dopo l’emergenza immediata per rispondere ai bisogni di lungo periodo. 

“I nostri giovani - racconta mons. Warda - hanno preparato un programma pastorale speciale, per vivere il Vangelo di solidarietà con gli sfollati. Oggi, a distanza di 18 mesi, vi sono ancora 2mila famiglie nei caravan, accampati nei centri di accoglienza attorno ad Ankawa”, il quartiere cristiano di Erbil. La loro vita quotidiana, aggiunge, è “sempre più difficile, mentre cresce la richiesta di acqua, elettricità, manutenzione ordinaria…”. 

In questo contesto di difficoltà, l’Università cattolica di Erbil, in collaborazione con i Cavalieri di Colombo negli Stati Uniti, ha avviato “programmi di formazione spirituale per gli sfollati”, cui partecipano 230 persone che seguono “ogni venerdì per quattro ore” le lezioni. Al contempo, grazie all’aiuto della diocesi caldea di san Tommaso a Detroit e delle Pontifical Mission Societies “abbiamo aperto una nuova scuola per gli sfollati e, solo quest’anno, 350 ragazze hanno potuto iniziare l’anno accademico”. 

Il mio obiettivo e quello di tutta la diocesi, spiega il presule, è “garantire una vita dignitosa” agli sfollati fornendo loro “riparo, cibo, educazione e assistenza sanitaria”. Non solo nelle necessità immediate e quotidiane, ma cercando anche un modo per “sviluppare le loro abilità e capacità, per vivere appieno la nostra missione cristiana”. Il nostro desiderio, aggiunge, “è costruire il futuro dell’Iraq e della regione” attraverso scuole, ospedali, università. Questo aiuterà anche le famiglie “a restare a Erbil, vicini ai loro villaggi a Mosul e nella piana di Ninive”, anche se finora “almeno 5mila famiglie hanno lasciato l’Iraq” a rischio della loro vita. 

La presenza dello Stato islamico “mette a rischio la stabilità” dell’area, conclude mons. Warda, ciononostante “continueremo il nostro lavoro, con lo stesso obiettivo e impegno: aiutare i cristiani irakeni a vivere una vita dignitosa rimanendo in Iraq, dove hanno una missione da compiere”.

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