19/03/2018, 11.37
IRAQ
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Arcivescovo di Kirkuk: giovani cristiani e musulmani, motore per ricostruire l'Iraq

Per mons. Yousif Thoma Mirkis le nuove generazioni  sono le vere fondamenta su cui ricostruire dopo divisioni, violenze e fondamentalismi. L’incontro con 700 universitari di Mosul, ospitati a Kirkuk durante il dominio dell’Isis. In un video due giovani di Mosul, un cristiano e un musulmano, raccontano una storia di amicizia più forte della follia jihadista. 

 

Kirkuk (AsiaNews) - La ricostruzione dell’Iraq, dopo anni di guerre, fondamentalismi, divisioni e violenze culminate nell’ascesa dello Stato islamico (SI, ex Isis), piegato ma non ancora sconfitto, si deve fondare “sui giovani, che sono la base sulla quale fondare il futuro”. È quanto racconta ad AsiaNews l’arcivescovo di Kirkuk mons. Yousif Thoma Mirkis che, di recente, ha incontrato un gruppo di studenti dell’università di Mosul ospitati a lungo nella sua diocesi, durante il dominio del gruppo jihadista nella metropoli del nord. In un contesto di “drammi sociali e devastazioni che hanno colpito strade, case, luoghi di culto ed centri culturali”, aggiunge il prelato, l’ateneo di Mosul “ha ripreso le attività cercando di assicurare un futuro ai suoi studenti”. 

Per l’arcivescovo di Kirkuk bisogna partire proprio dalle nuove generazioni per rilanciare un tessuto sociale, economico e culturale nell'Iraq dilaniato da conflitti e divisioni identitarie e settarie. Un ruolo, quello dei giovani, che anche papa Francesco ha più volte sottolineato quali primi responsabili della costruzione di una società “più sana e solidale”

Proprio in questi giorni il pontefice incontra un gruppo di oltre 300 giovani provenienti da tutto il mondo, che dal 19 al 24 marzo si confronteranno in Vaticano sui temi che animeranno il Sinodo dei vescovi del prossimo anno, dedicato proprio alle nuove generazioni. In queste giornate i partecipanti presenteranno a papa Francesco le loro esperienze e le loro istanze, aprendo le porte non solo ai cattolici ma anche a ragazzi e ragazze non credenti e di altre religioni. 

L’esperienza dell’incontro, del dialogo e della condivisione, racconta mons. Yousif Thoma Mirkis, è quanto “mi ha spinto a ospitare circa 700 studenti universitari, cristiani e musulmani, dell’università di Mosul” (nella foto) durante il periodo di occupazione dell’Isis. “Ed è stato bello - prosegue - rivederli di recente nella visita che ho voluto fare all’ateneo. Non mi era mai capitato di stringere così tante mani, di scattare fotografie, sorridere accanto a loro. Ed erano gli studenti musulmani i primi a volermi salutare, felici di immortalare in una immagine l’incontro”. 

All’università di Mosul studiano circa 3mila giovani cristiani, che ogni giorno si spostano dai villaggi e dalle cittadine della piana di Ninive alla metropoli del nord dell’Iraq. Lo studentato è ancora danneggiato e in città non vi sono alloggi o spazi sufficienti per accoglierli a causa delle devastazioni compiute da Daesh [acronimo arabo per lo SI], di cui “sono ancora oggi ben evidenti i segni”. “La Chiesa - prosegue l’arcivescovo di Kirkuk - paga loro le spese di trasporto, mentre proseguono gli sforzi in un’ottica di ricostruzione. Le persone vogliono voltare pagina, rinascere, riprendere il cammino interrotto”.

I giovani sono il motore della rinascita, aggiunge il prelato, “mettendo da parte ideologie o politiche religiose del passato che hanno fallito, lasciandosi alle spalle solo morte e distruzione”. “Non si può ripartire - avverte - con gli stessi politici filo-islamici e i leader religiosi radicali, basta divisioni fra sunniti e sciiti, non bisogna riportare indietro l’orologio del tempo, Dobbiamo guardare all’unità, fondandoci sul principio di cittadinanza in una nazione libera dalla corruzione, dalle interferenze esterne di potenze regionali e internazionali”. 

Al lavaggio del cervello fatto dai jihadisti in questi anni al potere, alle ideologie di morte e distruzione, l’arcivescovo di Kirkuk contrappone iniziative che incoraggiano l’incontro, il dialogo. Fra le tante, egli ricorda un cortometraggio dal titolo “Ritorno a Mosul” (clicca qui per il video), che racconta il legame fra Alaa’ e Ali, un cristiano e un musulmano, più forte della follia jihadista. Il filmato, conclude mons. Yousif, “è opera dei due stessi giovani, i quali hanno voluto dimostrare che è possibile tornare a vivere assieme, superando le divisioni”.(DS)

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