07/02/2015, 00.00
IRAQ
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Arcivescovo di Mosul: falsa la notizia della distruzione della chiesa dell’Immacolata

di Joseph Mahmoud
A margine dei lavori del Sinodo, in corso oggi a Baghdad, mons. Nona precisa che le voci sulla chiesa rasa al suolo “non sono vere”. Come per la presunta uccisione del sacerdote, anche in questo caso si tratta di notizie infondate. Nella zona non vi sono più cristiani dopo la presa di potere degli islamisti.

Baghdad (AsiaNews) - "La notizia della distruzione della chiesa della Vergine Immacolata non è vera". È quanto precisa ad AsiaNews mons. Emil Shimoun Nona, arcivescovo caldeo di Mosul, nel nord, secondo centro per importanza del Paese e prima città a cadere nelle mani delle milizie dello Stato islamico. Ieri alcuni media arabi cristiani e internazionali avevano rilanciato una informativa della polizia di Ninive, secondo cui i jihadisti avrebbero raso al suolo lo storico edificio, uno dei luoghi di culto più grandi e antichi della comunità caldea d'Iraq. 

Raggiunto da AsiaNews durante una pausa dei lavori del Sinodo della Chiesa caldea, in corso in queste ore a Baghdad, mons. Nona informa che "la notizia della chiesa non è vera", così come nei giorni scorsi si era sparsa la voce - anch'essa infondata - dell'uccisione di un sacerdote. Nel giugno scorso la chiesa era finita nel mirino dei jihadisti, che avevano abbattuto e decapitato la statua della Madonna che sormontava la torre-orologio. 

La chiesa della Vergine Immacolata sorgeva sulle vecchie fondamenta del più antico luogo di culto cristiano della città, andato distrutto nei secoli passati, ed era già stato oggetto di attacchi e attentati. Il 17 gennaio 2008 un'autobomba era esplosa davanti alla chiesa, provocando il ferimento di due persone; poco distante dalla chiesa si trova il vecchio episcopio caldeo, attaccato nel 2004.

Mons. Nona è stato il primo a lanciare l'allarme sul pericolo posto dall'avanzata degli islamisti dopo la conquista di Mosul, dove circa 500mila persone - cristiani e musulmani - sono fuggite a inizio giugno per non doversi convertire all'islam estremista e dove è stato fondato un Califfato e imposto la sharia. Da mesi la città è inaccessibile per operatori e stampa internazionale; la stessa comunità cristiana è ormai fuggita e non vi sono più esponenti della minoranza nella zona. 

 

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