19/12/2018, 13.33
KYRGYZSTAN-CINA
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Attivisti accusano: Kirghisi e kazaki detenuti con gli uiguri nello Xinjiang

Sarebbero scomparsi nei “campi studio” costruiti da Pechino per “estremisti islamici e separatisti”. Secondo l’Onu, nei centri di detenzione vi sono almeno un milione di uiguri e persone di altre minoranze islamiche.

Bishkek (AsiaNews/Agenzie) – Oltre agli uiguri, nei “campi di studio” istituiti da Pechino nella Regione autonoma di Xinjiang (Xuar), sono detenuti anche musulmani kirghisi e kazaki. È quanto denunciano gli attivisti del Comitato per la protezione dei kirghisi in Cina (foto). Il gruppo chiede al governo, che dipende dall'assistenza economica cinese, di condannare la politica della “terra bruciata” di Pechino ed esercitare pressioni per il rilascio dei concittadini.

Tra i fondatori del Comitato vi è Asyla Alymkulova, 33enne moglie di Shairbek Doolotkhan, musulmano di etnia cinese. La donna non ha notizie del marito dallo scorso ottobre, quando questi si è recato nello Xinjiang per motivi di lavoro. Due settimane dopo la sparizione, un rappresentante della compagnia dove lavorava Doolotkhan, le ha comunicato che il marito era stato “mandato a studiare in un campo”.

Osservatori ritengono che il “campo di studio” sia uno dei numerosi centri di detenzione extra-giudiziari dello Xinjiang, dove secondo le stime delle Nazioni Unite vi sono almeno un milione di uiguri e persone di altre minoranze islamiche. Funzionari cinesi hanno descritto i campi come “centri di formazione professionale” per persone che sembrano essere attratte dall'estremismo islamista e dal separatismo. Attivisti per i diritti umani ribattono che ai musulmani detenuti sono imputate trasgressioni come barbe lunghe e veli.

Il destino di un milione e mezzo di cittadini residenti nello Xinjiang è un tema caldo in Kazakistan. In Kirghizistan, la situazione della piccola comunità kirghisa-cinese è emersa solo di recente, dopo le notizie sulla detenzione del fratello di un parlamentare. Il ministro degli esteri del Kyrgyzstan si è rifiutato di rispondere alle domande dei media internazionali sui presunti arresti di cittadini kirghisi; il ministero degli Esteri cinese ha risposto che i funzionari “non hanno informazioni”.

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