23/02/2019, 08.00
SRI LANKA
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Attivisti contro la pena di morte. Sirisena tenta di zittirli

di Melani Manel Perera

Il capo dello Stato ha reintrodotto le sentenze capitali per i reati legati allo spaccio di stupefacenti. Il Consiglio costituzionale e la Commissione per i diritti umani rivendicano il diritto di difendere tutti, anche i criminali in prigione.

Colombo (AsiaNews) – Due gruppi che difendono i diritti umani in Sri Lanka, compresi quelli dei detenuti, hanno criticato la decisione del presidente Maithripala Sirisena di ripristinare la pena di morte contro gli spacciatori. A sua volta, il capo dello Stato ha tentato di metterli a tacere sostenendo che esistono tanti altri Paesi al mondo in cui sono in vigore le esecuzioni capitali. Gli attivisti però non si sono fatti intimidire e ribadiscono l’assoluta indipendenza delle organizzazioni. Per questo hanno presentato una dichiarazione firmata da più di 100 persone e 15 associazioni della società civile.

A inizio febbraio Sirisena ha annunciato che il suo governo ha annullato una moratoria in vigore da 43 anni. Mentre i funzionari sono già impegnati nella ricerca di due boia, i primi a rischiare la morte tramite impiccagione sono gli spacciatori e i trafficanti di droga detenuti nelle carceri dell’isola. La scelta del presidente, per sua stessa ammissione, è maturata dopo un incontro con il suo omologo filippino, Rodrigo Duterte. Quest’ultimo è il promotore di una feroce guerra alla droga, che nelle Filippine finora ha causato oltre 5mila morti ufficiali (ma per gli attivisti le vittime sono più di 12mila).

La scelta del presidente è stata criticata da rappresentanti della Chiesa cattolica, dal Consiglio costituzionale (Cc) e dalla Commissione per i diritti umani (Hrcsl). A sua volta, il 6 febbraio Sirisena ha dichiarato davanti al Parlamento che “le istituzioni [come la Cc e la Hrcsl] dovrebbero sostenere lo Stato nella lotta contro la mafia della droga, e non ostacolarlo nel tentativo di proteggere i diritti dei criminali dietro le sbarre”. I due organi ribattono rivendicando “rispetto e indipendenza” da parte di Sirisena.

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