16/03/2011, 00.00
LIBANO
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Béchara Rahi eletto nuovo patriarca maronita. “Comunione e carità” è il suo motto

di Fady Noun
Un’elezione sorprendentemente rapida per il successore di Nasrallah Boutros Sfeir. Sarà intronizzato il 25 marzo, festa dell’Annunciazione. I vescovi auspicano un cambio radicale di stile a Bkerke, e l’arrivo di un uomo di istituzione e di riforma, che si collochi nella linea di fermezza nazionale incarnata dal patriarca Sfeir nel corso degli anni di guerra.

Beirut (AsiaNews) – Il vescovo della diocesi di Jbeil (Byblos), Béchara Rahi, (71 anni) è stato eletto ieri 77mo patriarca della Chiesa maronita. La sua elezione è stata salutata con unanime favore in Libano, e accolta con gioia sia dai fedeli che dal Vaticano. Sarà intronizzato il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, il cui nome in arabo “Bechara” , corrisponde al nome proprio del nuovo patriarca.

E’ sotto il motto “Comunione e carità”, vicino a quello del Sinodo che si è svolto lo scorso ottobre (“Comunione e testimonianza”) che il nuovo eletto ha posto il suo patriarcato. Le linee orientative del Sinodo consacrato alle Chiese cattoliche del Medio Oriente saranno sicuramente al centro dell’attenzione del nuovo patriarca maronita, così come le grandi linee del sinodo patriarcale maronita (2003-2006) che prevede un aggiornamento della Chiesa maronita, nella linea del Concilio Vaticano II.

Con la sua solita cortesia, con la tranquillità di un uomo abituato ai media, il carismatico vescovo di Jbeil, che da un anno era presidente della Commissione episcopale per le comunicazioni sociali, ha illustrato il suo orientamento durante un discorso di ringraziamento pronunciato nella cappella del Patriarcato.

Nel suo discorso improvvisato il nuovo capo della Chiesa maronita ha reso grazie per “la gioia, la felicità, e l’amore” che hanno segnato il conclave da cui è stato eletto. “Non abbiamo mai vissuto elezioni come questa, piena di gioia, di felicità e di amore; Dio sia benedetto, e benedetto sia lo Spirito santo”. Così ha detto, per descrivere il clima in cui si sono svolti il ritiro, e i tre giorni di elezione.

La scelta del patriarca è stata relativamente rapida. Eletto al 13mo scrutinio mons. Rahi ha ricevuto in particolare l’appoggio di un gruppo di vescovi che auspicavano un cambio radicale di stile a Bkerke, e l’arrivo di un uomo di istituzione e di riforma, che si colloca inoltre nella linea di fermezza nazionale incarnata dal patriarca Sfeir nel corso degli anni di guerra.

E’ stata una sorpresa, l’elezione di Bechara Rahi in un tempo così breve. Una sorpresa gradevole. “E’ l’uomo giusto, al posto giusto, nel momento giusto” si è sentito dire. In mezzo al clero, chi l’aveva classificato fra i vescovi di “primo rango”, aveva deplorato, prima del conclave, l’appartenenza di mons. Rahi a un ordine religioso, perché questo poteva diminuire le sue possibilità di essere eletto. La sua elezione prova che il Conclave ha saputo superare questo pregiudizio, che si giustificava con il fatto che gli ordini religiosi maroniti dipendono direttamente dal Vaticano e non dalla sede patriarcale.

Il nuovo patriarca non ha però mancato di rilevarlo: “Il conclave ha scelto di eleggere un monaco, come patriarca. E’ il segnale che gli ordini religiosi monastici, sia maschili che femminili, sono al cuore della vita e della missione della Chiesa”,  ha detto nel suo discorso di ringraziamento.  “Noi aspiriamo a un aumento di cooperazione e di lavoro in comune fra le diocesi e gli ordini religiosi, così da poter compiere la nostra missione in Libano, in Oriente e nel mondo dell’emigrazione”.

Il nuovo patriarca ha visto nella sua elezione “il dono” che il suo predecessore faceva alla Chiesa, per il suo giubileo patriarcale, rinunciando volontariamente al suo ruolo di patriarca a causa dell’età. Il nuovo eletto ha reso omaggio “allo spirito di preghiera, alla pazienza, alla dolcezza, all’amore, alla costanza, all’abbandono alla provvidenza e alla capacità di portare la croce”   del patriarca Sfeir.

Il nuovo patriarca ha egualmente ringraziato il nunzio apostolico, mons. Gabriele Caccia, che era presente, il card. Leonardo Sandri, prefetto della congregazione delle Chiese orientali che ha visitato il Libano poco tempo fa, e il papa Benedetto XVI per le sue preghiere. Ha espresso la sottomissione filiale della Chiesa maronita alla Santa Sede.

“Saluto il presidente della Repubblica, i suoi collaboratori diretti e tutto il popolo” ha aggiunto il patriarca Rahi. “Noi preghiamo per loro. Con il patriarca e i vescovi, abbiamo pregato e passato in rassegna tutti i bisogni e le aspettative del Libano, del Medio oriente e del mondo dell’emigrazione. Vi abbiamo portato nei nostri cuori, e abbiamo studiato il modo di essere all’altezza delle attese del nostro popolo, e dei bisogni della nostra Chiesa. Preghiamo in particolare per il Libano affinché esca dalla crisi, che prenda coscienza di incarnare un messaggio fondamentale, come ha affermato il grande papa, e ben presto beato,  Giovanni Paolo II, che ci ha ricordato che il Libano è un modello e un messaggio per l’Occidente, un messaggio che portiamo nelle nostre preghiere nel momento stesso in cui l’Oriente vive momenti difficili e pericolosi”.

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