25/02/2010, 00.00
BANGLADESH
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Baghaichhari, esercito contro i cristiani: tre chiese incendiate, migliaia in fuga

di William Gomes
La comunità è ancora scioccata per l’assalto di un centinaio di soldati, avvenuto lo scorso 19 febbraio. Circa 1800 fedeli vivono nascosti nella foresta nel timore di nuovi attacchi. Il capo della polizia promette sicurezza. Fedele cristiano: “parole a vuoto”.
Dhaka (AsiaNews) – La comunità cristiana dell’upazila di Baghaichhari, nel sud-est del Bangladesh, è ancora scossa dall’attacco subito da un centinaio di truppe dell’esercito governativo. Il 19 febbraio, verso le 10 di sera, i soldati – intervenuti per sedare gli scontri fra le fra le minoranze tribali e i coloni bangladeshi – hanno bruciato tre chiese, una pagoda buddista, picchiato i fedeli e incendiato 41 case. A oggi più di 500 famiglie – per un totale di 1800 persone – vivono nascoste nella foresta nel timore di nuovi assalti.
 
Clinton Chakama, fedele della Gongarama Baptist Church, racconta ad AsiaNews di essere “ancora spaventato” ripensando “all’improvviso assalto dell’esercito”. “Hanno iniziato a picchiarci – spiega – poi hanno lanciato liquido incendiario verso la chiesa. Abbiamo cercato di fermarli, ma loro hanno iniziato a sparare contro di noi”. In seguito all’attacco, i cristiani sono scappati nascondendosi nella foresta . “Molte persone – conferma l’uomo – sono rimaste ferite”. Alcuni esponenti dei gruppi tribali (nella foto) hanno organizzato manifestazioni di protesta.
 
Nell’attacco del 19 febbraio l’esercito ha incendiato la chiesa battista di Gongarama, la chiesa battista di Joralchori e la chiesa del Cristo di Desimon Chara, situate nell’upazila di Baghaichhari, a circa 400 km dalla capitale Dhaka. I militari avrebbero colpito anche una quarta chiesa e una pagoda buddista. Un pastore protestante del distretto di Rangamati, in condizioni di anonimato, aggiunge che “la situazione è ancora molto tesa: sono state incendiate 41 case, più di 500 famiglie e 1800 persone vivono nascoste nelle zone più remote della giungla”.
 
I militari erano intervenuti per fermare le violenze fra le minoranze tribali e i coloni bangladeshi; l’esercito, tuttavia, ha contributo ad alimentare la tensione. La guerriglia fra i due gruppi è divampata in seguito a contese sui terreni, la cui origine risale agli inizi degli anni ’80. Il governo di Dhaka ha stanziato migliaia di cittadini bangladeshi, la maggior parte dei quali vittime delle alluvioni, nella regione collinare di Chittagong, originando dispute sui terreni con i tribali.
 
Il 23 febbraio scorso l’esercito, su direttiva del governo, ha perseguitato un gruppo di giornalisti perché non pubblicassero notizie sulla vicenda. Clinton Chakama denuncia inoltre le sofferenze attraversate da “più di 100 bambini che soffrono di malattie legate all’inquinamento delle acque” e hanno bisogno di cure mediche immediate. P. Robert Gonsalves, della chiesa di San Giuseppe a Rangamati, assicura “preghiere per i perseguitati” e sottolinea che la Chiesa è “vicina ai cristiani e ai buddisti” vittime dell’attacco. Egli aggiunge che nel periodo di quaresima è necessario preservare “il perdono nella mente e il desiderio di pace e giustizia”.
 
Ieri il capo della polizia di Rangamati ha visitato, insieme a funzionari di governo e ministri, i luoghi teatro delle violenze. Egli ha assicurato che “faremo del nostro meglio per garantire la sicurezza”, ma non ha voluto rispondere alla domanda posta da AsiaNews sulle chiese bruciate e i cristiani perseguitati. “Hanno promesso cibo e sicurezza – commenta Clinton Chakama – ma sappiamo che sono solo parole a vuoto. Non prenderanno alcun provvedimento contro l’esercito”, protagonista già in passato di espropri forzati di terra, torture e stupri verso le donne.
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