24/11/2017, 08.53
BANGLADESH – MYANMAR
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Bangladesh-Myanmar, firmato l’accordo sul rimpatrio dei Rohingya

Le autorità di Dhaka prevedono l’inizio del rimpatrio entro due mesi. Aung San Suu Kyi ha promesso che i trasferimenti saranno “sicuri e volontari”. Gli attivisti sono preoccupati per le condizioni dei profughi, che non hanno più i villaggi in cui tornare.

Dhaka (AsiaNews/Agenzie) – I governi di Dhaka e Naypyidaw hanno raggiunto l’accordo sul rimpatrio dei profughi musulmani Rohingya. L’intesa è stata siglata ieri nella capitale birmana dal ministro bengalese degli Esteri A.H. Mahmood Ali e dalla leader democratica Aung San Suu Kyi. Maggiori dettagli sulle condizioni del trasferimento verranno resi noti nei prossimi giorni. Per ora, un dispaccio diffuso dalle autorità del Bangladesh fa sapere che il rimpatrio “inizierà tra due mesi”.

I gruppi di attivisti sollevano preoccupazioni sulle modalità del processo di rimpatrio. In particolare, chiedono di specificare in quale luogo i profughi saranno ricollocati, dopo che centinaia di villaggi sono stati bruciati o rasi al suolo.

L’accordo arriva dopo intense settimane di trattative tra i due Paesi e alla vigilia del viaggio che papa Francesco effettuerà in entrambi gli Stati, a partire dal prossimo 27 novembre. La crisi dei profughi Rohingya ha raggiunto proporzioni di grave emergenza. Secondo gli ultimi dati, dal 25 agosto più di 620mila profughi dello Stato del Rakhine hanno oltrepassato il confine con il Bangladesh, nel tentativo di sfuggire alle violenze perpetrate da ambo le parti, esercito e militanti dell’Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa).

I fuggitivi si aggiungono ad altre 200mila persone che sono scappate negli anni scorsi dal Myanmar. Vivono per lo più accampati in baracche di fortuna nella zona di Cox’s Bazar, e sopravvivono grazie all’aiuto di agenzie umanitarie e al sostegno fornito dalla Chiesa.

All’inizio riluttante ad accogliere la massiccia ondata di profughi, il governo di Dhaka ha poi aperto le frontiere, allo stesso tempo sottolineando che gli sfollati sarebbero rimasti nel Paese solo fino al termine dell’emergenza, e in seguito avrebbero dovuto fare ritorno ai luoghi d’origine. Da parte birmana, Aung San Suu Kyi ha promesso che i rimpatri saranno “sicuri, dignitosi, volontari e sostenibili”

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