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» 19/03/2007
CINA
Bao Tong: “La legge sulla proprietà privata segna la fine del maoismo”
Il politico, amico personale e segretario dell’ex segretario comunista Zhao Ziyang, critica anche le dichiarazioni di Wen Jiabao secondo cui la democrazia non può esistere prima di un’economia che garantisca ricchezza a tutti.

Pechino (AsiaNews) – La legge sulla proprietà privata “rappresenta l’ultimo atto dell’abolizione del comunismo cinese ideato da Mao Zedong: dopo giravolte e ripensamenti durati oltre 50 anni, la Cina ha chiuso il cerchio ed è tornata lì dove era partita”.
 
E’ il giudizio espresso da Bao Tong, ex membro del comitato centrale comunista e segretario personale ed amico di Zhao Zhiyang, sulla legge che tutela la proprietà privata, approvata dall’Assemblea nazionale del popolo lo scorso 16 marzo.
 
Bao, 74 anni, era uno dei principali consiglieri dell’ex capo del Partito comunista e il più importante funzionario arrestato per le proteste del 4 giugno 1989, perché insieme a Zhao si era opposto all’intervento dell’esercito con carri armati. Prima di cadere in disgrazia, e passare 7 anni in prigione, aveva lavorato a stretto contatto con l’attuale premier, Wen Jiabao.
 
Il politico, controllato dalla polizia 24 ore su 24, spiega a Radio Free Asia: “Con questa nuova legge, muoiono del tutto le teorie e le politiche lanciate da Mao nel 1953. Ora, la storia della Cina contemporanea dovrà essere riscritta, perché il Partito comunista ha rinnegato uno dei suoi capisaldi, l’abolizione della proprietà privata”.
 
In quest’ottica, i 40 milioni di morti durante la guerra civile, gli altri 40 milioni deceduti a causa della carestia provocata dal Grande balzo in avanti del 1958 e la violenza della Rivoluzione culturale “sono stati una tassa pesante, pagata con il sangue, per arrivare ad imparare questa lezione”.
 
Al momento, aggiunge, “è troppo presto per giudicare l’impatto della nuova legge sulla corruzione rampante in tutto il Paese. Proteggere i diritti dei singoli contro requisizioni di terre ed altri abusi è un passo ma non sono d’accordo con chi dice che avere una legge qualunque è meglio che non averla del tutto. Tuttavia, non voglio parlare troppo presto”.
 
In un’altra intervista, rilasciata al quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, Bao ha poi criticato la teoria espressa dal suo ex collega Wen Jiabao, secondo cui “prima della democrazia viene l’economia”. Il premier “ha espresso questo concetto dopo attenta analisi e seria riflessione, ma non è ragionevole pensare di poter rinviare la democrazia a causa della povertà dei cittadini cinesi”.
 
In realtà, questa “è solo una scusa: perché non vengono approvate delle riforme democratiche in quelle grandi e ricche città della nazione come Pechino, Shanghai o Hong Kong, dove la vita è economicamente migliore?”.

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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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