05/11/2019, 10.29
IRAQ
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Card. Sako: l'inerzia dei politici verso i giovani e il loro ‘urlo'

Il patriarcato caldeo promuove una preghiera ecumenica per la “pace, sicurezza e stabilità”. La vicinanza della Chiesa ai giovani “in strada” a “rivendicare i loro diritti”. I manifestanti hanno superato le divisioni confessionali e ripristinato l’identità nazionale. Ancora vittime a Baghdad e nel sud fra i manifestanti. 

Baghdad (AsiaNews) - Corruzione e divisioni settarie “sono la causa principale” del “deterioramento” della situazione attuale in Iraq, sono “fonte di divisione” e origine di “conflitti assurdi”. È quanto ha sottolineato il patriarca caldeo, il card Louis Raphael Sako, durante la preghiera ecumenica per la “pace, sicurezza e stabilità” che si è tenuta ieri pomeriggio a Baghdad, in un contesto di crescenti violenze legate alle manifestazioni anti-governative. “L’aspetto peggiore - ha aggiunto il porporato - è che tutti parlano di questo fenomeno, a partire proprio dai funzionari di governo, ma nessuno di loro osa sradicare questo ‘cancro’”. 

La funzione si è tenuta nella cattedrale di san Giuseppe, secondo il tema “O Signore della pace, dona la pace all’Iraq”. Il programma prevedeva un minuto di silenzio in memoria delle vittime innocenti fra dimostranti e forze di sicurezza e la speranza di una pronta guarigione dei feriti. A questo è seguita la lettura dei salmi, la lettura delle Beatitudini di Matteo, canti religiosi. Presenti i vescovi ausiliari Warduni e Yaldo, suore, sacerdoti e numerosi fedeli, ciascuno dei quali con una candela e la bandiera dell’Iraq. 

“Questi giovani - ha sottolineano il primate caldeo - sono scesi in strada rivendicando i loro diritti, perché si sono ritrovati nella direzione di un ‘vicolo cieco’, manifestando il loro dolore”. Nel Paese si registra una carenza cronica “nei servizi, nell’elettricità e nella fornitura di acqua” e lo stesso vale “per la sanità e le istituzioni educative, le strade, l’occupazione”. 

I manifestanti, sottolinea il porporato, hanno saputo “superare le divisioni confessionali” e “ripristinare la loro identità nazionale”, elemento che costituisce “di per sé un traguardo enorme” perché “nulla è più grande dell’Iraq”. Questo “è quanto abbiamo visto durante la visita a piazza Tahrir il 2 novembre scorso” dove i “tutti i cittadini avevano a cuore solo l’Iraq”. 

Infine, il card Sako si è rivolto alla classe dirigente chiedendo “di ascoltare ‘l’urlo’ di protesta dei figli e delle figlie” della nazione “in un modo costruttivo e con uno spirito di responsabilità”. E un “tributo speciale” viene dedicato “alle nostre forze di sicurezza”, ricordando loro “di abbracciare la marcia popolare” verso “un domani più stabile e prospero”. 

A dispetto degli appelli del patriarca, la cronaca di queste ultime ore riporta nuovi episodi di violenza e ulteriori vittime. Nella tarda serata di ieri a Shatra, nel sud dell’Iraq, la polizia ha aperto il fuoco contro i dimostranti, uccidendo almeno due persone colpite alla testa da proiettili. Le morti di ieri sera si aggiungono ai sei manifestanti deceduti in giornata a Baghdad, centrati da colpi di arma da fuoco esplosi da agenti della sicurezza. 

Vittime e violenze preoccupano anche le Nazioni Unite. L’inviato speciale Onu per l’Iraq Jeanine Hennis-Plasschaert si dice “inorridita dal continuo spargimento di sangue in Iraq”. “Le violenze - aggiunge - generano solo violenza, i manifestanti pacifici devono essere protetti. È giunto il momento per il dialogo nazionale”. 

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