22/06/2009, 00.00
VATICANO - ISLAM
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Card. Tauran: Progressi fra cristiani e musulmani, ma problemi in Arabia saudita

di Bernardo Cervellera
Il presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso mette in risalto il migliore clima di fiducia nel rapporto fra cattolici e islam, anche dopo il viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa. Restano problemi sulla libertà di convertirsi e sui luoghi di culto nel regno saudita. Al convegno di Oasis a tema la tradizione e il dialogo fra religioni e culture. I casi di Usa, Francia e Gran Bretagna, alla ricerca di un islam nazionale, non più dipendente dal letteralismo dell’interpretazione coranica.

Venezia (AsiaNews) – “Un clima di grande fiducia” cresce nelle relazioni fra cattolici e Islam, anche se molti responsabili politici non garantiscono la libertà di cambiare religione e in Arabia saudita non vi è segno di apertura per la concessione di uno spazio di culto ai cristiani presenti nel regno. Così il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ha caratterizzato il polso del dialogo cristiano-islamico.

Il card. Tauran ha preso la parola in un convegno organizzato dalla rivista “Oasis”, legata al Patriarcato di Venezia. Il convegno dal titolo “Interpretare le tradizioni al tempo del meticciato”, si svolge oggi e domani presso l’isola di san Giorgio (Venezia).

Il card. Tauran ha svolto una lezione dal titolo “Bisogna aver paura dell’Islam?”. In essa ha tratteggiato l’importanza che i pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI attribuiscono al dialogo con le religioni e con l’islam in particolare. Il porporato ha anche mostrato come dal ’76 ad oggi – dopo la lezione di Regensburg e il viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa – nel mondo islamico c’è un sempre maggior impegno nel dialogo che lo spingono a dire che “sono stati compiuti dei progressi”.

Cristiani e musulmani, ha detto il card. Tauran,  “sono coscienti che attraverso la testimonianza di una vita coerente, essi possono rimediare alla sordità verso Dio nelle società secolarizzate. Tutti siamo persuasi che le religioni debbono essere fattore di pace; esse sono al servizio del bene comune”. Fra le strutture più importanti che fanno emergere questo progresso, il porporato ha citato il Forum cattolico-islamico nato nel novembre 2008, che ha già svolto un incontro in Vaticano.

Il card. Tauran ha anche sottolineato alcune “gravi difficoltà” che rimangono: “I responsabili musulmani più illuminati non arrivano fino a far ammettere ai loro correligionari il principio della libertà di cambiare religione, secondo la propria coscienza”. In diversi Paesi islamici vi è ancora la pena di morte o l’ostracismo sociale se qualcuno si converte al cristianesimo dall’Islam.

La seconda grave difficoltà è data dall’Arabia saudita in cui “nessun segnale positivo… viene dato per quanto concerne la possibilità di ottenere un locale per la celebrazione della messa domenicale per i circa 2 milioni di cristiani che risiedono nel Paese”.

Il card. Tauran ha detto che questo deve spingere ad “essere vigilanti” sulla libertà religiosa, ma nonostante tutto occorre “continuare ad incontrarsi per ascoltare, comprendere e suggerire degli aggiustamenti concreti e modesti”.

Il convegno di “Oasis” è alla sua sesta edizione. Da quando è nata, la rivista si è schierata contro il “conflitto delle civiltà” mostrando che in realtà, religioni e culture si mescolano e dialogano creando quella che il Patriarca Angelo Scola chiama “il meticciato di civiltà”.

Il tema di quest’anno sulla “tradizione” interroga cristiani e musulmani sul modo in cui trasmettere la propria fede nella società moderna e nel legame con altre culture. Fra gli interventi più interessanti della giornata, vi sono quello di Malika Zeghal, dell’università di Chicago (Usa), che ha parlato dell’evoluzione dell’islam americano. Proprio l’11 settembre (l’attacco terroristico alle Torri Gemelle) ha spinto molti musulmani ad aprirsi al mondo circostante cercando di farsi comprendere nelle proprie tradizioni e stili di vita per non farsi confondere con il terrorismo. Allo stesso tempo, il contatto con la cultura occidentale porta questo tipo di islam a criticare l’immobilismo e il letteralismo dell’interpretazione coranica, sottolineando il valore dell’uguaglianza fra uomo e donna e conservando i valori spirituali della loro tradizione.

Un fenomeno simile, di acculturazione nel mondo occidentale, sta avvenendo anche in Francia. Il prof. Azzedine Gaci, ricercatore di chimica a Lione e presidente del consiglio regionale del culto musulmano, ha mostrato che vi è sempre meno monoliticità nell’Islam e nell’interpretazione del Corano. E di fatto sta nascendo un islam “francese”, indipendente dal punto di vista politico, finanziario e intellettuale. Gaci, di origine algerina, ha detto che il mondo islamico in Francia si batte, ad esempio, perché i cimiteri abbiano spazi per i musulmani, o perché vi siano a sufficienza dei macelli “halal”, dove si uccidono gli animali secondo il rituale islamico. Allo stesso tempo, si lavora perché gli imam delle moschee siano preparati in Francia, a contatto e immersi nella cultura occidentale e non provengano da Paesi islamici, riducendo i rischi del fondamentalismo.

Un terzo importante intervento è quello di John Milibank, docente all’università di Nottingham (Gran Bretagna). Egli ha fatto notare che nel Regno Unito il 90% dei giovani musulmani sono tutti estremisti. Tutto questo è da legare con la mancanza di tradizione cristiana (e cattolica) su cui si sviluppa la convivenza in Gran Bretagna, tentata di rigettare le tradizioni religiose nel privato e preferendo una convivenza basata sul relativismo.

 

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