28/09/2017, 15.01
BANGLADESH – VATICANO
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Caritas Bangladesh aderisce alla campagna ‘Share the journey’ per rifugiati e migranti

di Sumon Corraya

La campagna è promossa da Caritas Internationalis e lanciata ieri da papa Francesco. Coinvolgerà tutti gli uffici Caritas. Accolto l’invito a “condividere il viaggio” di tutti i migranti, sia quelli interni che coloro che vanno all’estero in cerca di un futuro migliore.

Dhaka (AsiaNews) – Caritas Bangladesh ha aderito alla campagna “Share the journey”, promossa da Caritas Internationalis e lanciata ufficialmente ieri da papa Francesco durante l’Udienza generale in piazza San Pietro. Il braccio sociale della Chiesa cattolica rilancia in Bangladesh l’impegno all’accoglienza di rifugiati e migranti, in un Paese in piena emergenza migratoria dei musulmani Rohingya provenienti dal Myanmar. L’adesione è stata annunciata presso gli uffici centrali della Caritas a Dhaka, in contemporanea con la presentazione in Vaticano. Mons. Francis Shorot Gomes, vescovo ausiliare della capitale, ha sottolineato: “Siamo tutti migranti, nel senso che siamo stati mandati dal nostro Padre Celeste su questa terra. Non saremo uniti con il popolo migrante fino a quando non capiremo la verità”.

La Caritas locale coinvolgerà tutti i suoi uffici, a livello centrale e regionale. Come specificato sul sito di Caritas Internationalis, la campagna “Condividere il viaggio” nasce con “l’obiettivo di promuovere la ‘cultura dell’incontro’ nelle comunità da cui i migranti partono o ritornano, in quelle in cui transitano e in quelle in cui scelgono di stabilire le loro case”.

All’evento erano presenti centinaia di volontari dello staff Caritas e diversi lavoratori migranti. Il vescovo di Dhaka, che è anche membro del Consiglio generale di Caritas Bangladesh, ricorda l’appello di papa Francesco a “rimanere uniti nell’accogliere, proteggere, promuovere e integrare le persone costrette a lasciare le proprie case e a cercarne di nuove in mezzo a noi”.

Durante l’incontro sono intervenute alcune persone che si sono recate all’estero in cerca di lavoro. Essi hanno raccontato storie di vita difficile nei Paesi in cui cercavano di costruire un futuro migliore per sé e le famiglie. È il caso di Badol Roy, di religione indù, partito per la Libia. “Ero andato lì per lavorare – riferisce – ma sono stato imbrogliato dalla mia agenzia per l’impiego. Ho passato nella miseria alcune settimane, senza cibo e acqua. Mi sono ammalato e alla fine ho deciso di tornare a casa”. “Mi sono recato all’estero per un buon lavoro – continua con tristezza – ma non ho trovato alcun lavoro. Sono stato anche io un perseguitato”.

La Caritas lavora non solo con i migranti che lasciano il Bangladesh, ma anche con quelli interni che abbandonano i villaggi rurali e tentano la sorte nelle città. Come Monoura Begum, che ha raccontato di essere giunta “a Dhaka con mio figlio, ma nessuno mi voleva assumere come lavoratrice domestica. Ho avuto problemi a trovare un alloggio e a garantire la sicurezza di mio figlio”. “La vita dei migranti è davvero penosa e densa di sfide. Aiutiamoli”, ha concluso.

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