05/08/2019, 10.15
CINA-USA
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Chen Jiangang, avvocato per i diritti umani, è salvo negli Usa

di Wang Zhicheng

Lo scorso aprile ha cercato di volare negli Usa, ma era stato bloccato all’aeroporto. Aveva difeso il suo collega Xie Gang, del gruppo "709", accusando la polizia di violenze e torture. Temeva minacce di “sparizione forzata, di tortura o perfino di morte”.

Pechino (AsiaNews) – Un avvocato per i diritti umani, al quale era stato proibito di lasciare la Cina, è arrivato in salvo con la sua famiglia negli Stati Uniti. In un comunicato diffuso ieri da un suo amico, Chen Jiangang afferma di essere giunto all’aeroporto JFK di New York la sera del 3 agosto. Lo scorso aprile egli aveva cercato di lasciare Pechino per andare a Seattle, dove era stato invitato per un anno allo studio dell’inglese, ma le autorità cinesi lo avevano bloccato.

Chen fa parte del gruppo di avvocati per i diritti umani che nel 2015 hanno subito una dura repressione con l’arresto di circa 300 di loro. L’operazione di polizia è stata nominata “709”, essendo stata compiuta il 9 luglio di quell’anno. Gli avvocati per i diritti umani sono un gruppo di personalità del mondo legale – fra essi vi sono molti cristiani protestanti e cattolici - che sfruttando le strettoie della legge cinese, ha cercato di garantire giustizia a contadini le cui terre sono state espropriate, a comunità cristiane sotterranee, a membri del movimento spirituale del Falun Gong, a dissidenti. Molti di loro sono stati processati, condannati; diversi hanno “confessato in video” le loro colpe; altri sono emersi dalla prigione molto provati dal punto di vista fisico e psicologico, a causa delle torture subite.

Chen ha difeso uno egli avvocati più in vista del gruppo, Xie Yang, ed ha accusato la polizia di torture e violenze contro il suo collega.

Il 3 maggio scorso egli è stato rapito dalla polizia insieme alla sua famiglia – moglie e due figli – e in seguito ha subito gli arresti domiciliari.

Nel comunicato diffuso ieri, Chen spiega: “Sono stato messo di fronte a minacce da parte di responsabili che rappresentano il governo cinese, per aver con chiarezza difeso la legge, nel quadro di una pratica normale. Queste minacce mi hanno messo nel pericolo di una sparizione forzata, di tortura o perfino di morte”.

Chen non ha spiegato come sia riuscito a lasciare la Cina, ma ha ringraziato amici ed organizzazioni per i diritti umani per il loro aiuto: “senza di essi – ha scritto – la nostra famiglia non avrebbe potuto raggiungere la libertà”.

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