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  • » 02/07/2015, 00.00

    EGITTO

    Chiesa cattolica: il popolo egiziano è unito nella lotta al terrorismo jihadista



    P. Rafic Greiche spiega che “più della paura” domina un sentimento diffuso “di ira” per la morte del procuratore e l’attacco nel Sinai. Almeno un centinaio le vittime nell’assalto sferrato dagli islamisti nella penisola. Per il portavoce cattolico nella morte del procuratore è evidente il “rilassamento” della polizia. Forze esterne cercano di portare “instabilità” nel Paese.

    Il Cairo (AsiaNews) - “Anche se vi sono differenze di vedute e divisioni con il governo e il presidente Abd al-Fattah al-Sisi, è tempo di essere uniti contro i terroristi, contro quanti provocano violenze e vogliono portare la guerra nella penisola del Sinai”. È questo lo spirito che, in queste ore, anima il popolo egiziano colpito in questi giorni da una ondata di violenze di matrice islamica. A confermarlo ad AsiaNews è p. Rafic Greiche, direttore dell'Ufficio stampa della Chiesa cattolica in Egitto, secondo cui la gente è “unita”, i cristiani con i musulmani, in questa battaglia per il futuro della nazione. “Più che la paura - spiega il portavoce dei cattolici egiziani - domina un sentimento di ira per l’assassinio del procuratore e l’attacco sferrato nel Sinai. Le persone non hanno paura di una bomba e sono per una lotta a tutto campo contro i jihadisti… uniti con il presidente e quanti combattono contro il terrorismo”. 

    La sicurezza in Egitto è in progressivo peggioramento. Il 29 giugno scorso è stato ucciso in un attentato al Cairo il procuratore generale dell'Egitto, Hisham Barakat, in prima fila nella lotta contro i movimenti islamisti nel Paese. Si tratta del più alto funzionario statale a morire per mano jihadista. 

    Oggi Il Cairo ha annunciato che l’esercito continuerà la sua offensiva nella penisola del Sinai, dopo l’attacco sferrato ieri da una frangia combattente locale legata alle milizie dello Stato islamico  che ha provocato oltre 100 morti. Fonti militari confermano che le operazioni andranno avanti senza tregua, fino a che l’area non sarà ripulita dalla “presenza terrorista”. I raid dell’aviazione del Cairo contro postazioni e obiettivi terroristi sono continuati sino alle prime ore di oggi. Nello scontro a fuoco fra esercito e jihadisti sarebbero morte almeno 70 persone, la maggior parte civili e diversi soldati. Circa 38 le vittime fra le milizie estremiste che avrebbero utilizzato, come affermano alcune fonti dell’esercito egiziano, “un numero di persone e armi mai viste prima”. 

    Quello di ieri è uno degli assalti coordinati di maggiore portata sferrato dallo Stato islamico in Egitto. Dall’ottobre scorso il governo ha dichiarato il coprifuoco e lo stato di emergenza nella regione, in seguito all’uccisione di decine di soldati in un attacco lanciato dai miliziani. Dal 2013, anno della caduta dell’ex presidente Mohammed Morsi, vicino alla Fratellanza musulmana ora dichiarata fuorilegge, sono morti oltre 600 fra soldati e poliziotti nella zona. 

    Sempre in tema di lotta al terrorismo, ieri la polizia ha compiuto un’operazione contro una cellula dei Fratelli musulmani guidata dal leader islamista Nasser al-Houfi. Nel blitz all’interno di un appartamento privato sono morti il capo della cellula e gli altri otto affiliati. 

    P. Rafic Greiche riferisce che “oggi la situazione in tema di sicurezza è normale”, anche se l’assassinio del procuratore ha mostrato le falle che sono presenti nella lotta interna al terrorismo. “Era risaputo - afferma il portavoce della Chiesa cattolica - che Hisham Barakat fosse uno dei bersagli primari dei terroristi. Non si spiega l’allentamento delle misure di sicurezza attorno alla sua persona predisposte dalla polizia e dall’intelligence” e gli errori compiuti che, che in questo caso sono stati “evidenti”. “Non si capisce perché vi sia stata questa mancanza di attenzione, questo rilassamento”. 

    P. Rafic conferma che la lotta al terrorismo resta “la priorità numero uno del governo” che parla in modo aperto di “guerra”. Ieri “almeno 200 persone” sono entrate nella penisola del Sinai per portare l’attacco, aggiunge, e “la maggior parte dei combattenti proviene dall’estero, non sono egiziani”. L’idea diffusa, spiega, è che lo Stato islamico e i combattenti jihadisti “stiano portando azioni terroriste per favorire la Fratellanza musulmana, combattendo il presidente e creando un clima di instabilità”. 

     Il portavoce della Chiesa cattolica conclude: “Oggi l’Egitto è come un sandwich, circondato da Paesi instabili in cui è presente la minaccia jihadista come Libia, Sudan, penisola del Sinai … e ancora Siria e Iraq”. La lotta al terrorismo deve essere un “impegno globale”, ma spesso “ci sentiamo abbandonati e vi sono organizzazioni internazionali e gruppi di intelligence che non vogliono la stabilità”. Per fortuna vi sono esempi di collaborazione fra cristiani e musulmani, in particolare in questo periodo di digiuno e preghiera [Ramadan], che diventano “fonte di speranza per il futuro”.(DS)

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