04/08/2005, 00.00
CINA
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Cina: dopo la vicenda Cnooc-Unocal più urgente la ricerca di fonti energetiche

La stampa cinese condanna la politica degli Stati Uniti. Ma cresce la domanda energetica nel Paese ed è urgente reperire fonti sicure e a buon prezzo.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – I media cinesi condannano la politica degli Usa nella vicenda Cnooc-Unocal. "E' la dimostrazione al mondo – scrive il China Daily - che gli Stati Uniti non sono un'economia libera come proclamano" e che gli affari "sono decisi dalle necessità politiche".

La mancata acquisizione della compagnia petrolifera californiana Unocal – a causa della forte opposizione politica degli Stati Uniti - ha reso la Cnooc (China National Offshore Oil Company Ltd) famosa in tutto il mondo. "Nessuno prima conosceva la Cnooc - osserva Han Xiaoping, esperto economico – ora la conosce il mondo intero".

Nel ritirare "con riluttanza" l'offerta di acquisto per 18,5 miliardi di dollari Usa, il 2 agosto, la Cnooc, in un comunicato, ha definito l'opposizione politica negli Stati Uniti "deplorevole e ingiustificata" e "senza precedenti". La Compagnia ha sottolineato che era pronta a migliorare l'offerta – già superiore di 1 miliardo di dollari a quella della Chevron – ma vi ha rinunciato

 per il sempre più ostile "ambiente politico" negli Usa.

Gli esperti si chiedono quali vie seguiranno le compagnie cinesi per ottenere le fonti petrolifere necessarie alla Nazione (la Cina ne è il secondo consumatore mondiale e il Ministro del Commercio prevede l'importazione di 130 milioni di tonnellate di greggio nel 2005).

L'acquisto di società petrolifere straniere costituisce un modo rapido sia per acquisire giacimenti che per ottenere competenze all'avanguardia nel settore. Proprio per queste ragioni gli Stati Uniti (primo consumatore mondiale) si sono opposti all'acquisizione della Unolocal; questa infatti oltre a disporre di importanti giacimenti, possiede avanzate tecnologie per l'estrazione in acque profonde, la cui cessione preoccupa gli ambienti militari statunitensi.

Il tutto lascia pensare che in futuro possano venire ostacolate altre operazioni analoghe. Shang Ma, analista di Fitch Ratings, ritiene possibili interventi cinesi per il controllo di società in Indonesia e Australia; queste, secondo l'esperto, sarebbero considerate "meno minacciose dalle majors petrolifere mondiali e dai governi esteri". Si parla, ad esempio, di un interesse della Cnooc per la Woodside Petroleum, maggiore compagnia indipendente australiana che ha importanti giacimenti di gas nell'Australia nord occidentale. Nel 2001 il governo australiano si oppose al tentativo di controllo da parte di società straniere.

A loro volta le maggiori compagnie petrolifere sono pronte a contrastare tentativi di acquisizione, in un mercato mai in crisi e con il prezzo del petrolio in continuo e rapido aumento. Già due anni fa Shell ed Exxon Mobil avevano impedito alla  Cnooc di acquistare petrolio e gas in Kazakistan.

Data la politica americana "protezionistica", la Cina trova giusto intessere rapporti commerciali con Iran e Venezuela, contro i quali gli Usa desiderano invece imporre limitazioni nel commercio.

Gli analisti ritengono più facile la realizzazione di progetti per la ricerca e l'estrazione di petrolio e gas condotti insieme a società statali, in Asia, Medio Oriente e nella regione del Mar Caspio. (PB)

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