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» 09/02/2010 13:08
SRI LANKA
Colombo: l’esercito governativo ha arrestato il leader dell'opposizione
di Melani Manel Perera
Opposizione in rivolta contro il fermo del generale Fonseka, che definisce un vero e proprio “rapimento”. Egli è accusato di aver divulgato informazioni sensibili e di un complotto per uccidere il presidente Rajapaksa. Molti cittadini condannano il fermo e annunciano manifestazioni di protesta.

Colombo (AsiaNews) – L’opposizione politica in Sri Lanka è in fibrillazione per il fermo del generale Sarath Fonseka, il principale sfidante di Mahinda Rajapaksa alle elezioni del 26 gennaio scorso, vinte dal presidente uscente. Ieri sera decine di ufficiali e militari dell’esercito, su mandato del governo, hanno fatto irruzione nell’ufficio di Fonseka per arrestarlo. Dall’esecutivo spiegano che il leader dell’opposizione verrà interrogato e dovrà comparire davanti a un tribunale militare.
 
Il Ministro della difesa di Colombo sottolinea che il generale Fonseka è sotto custodia militare per aver commesso “certi atti fraudolenti e altri reati militari”. Un funzionario governativo aggiunge che il leader dell’opposizione avrebbe violato i regolamenti delle forze armate, entrando in politica mentre indossava ancora la divisa dell’esercito.
 
I membri dell’opposizione non parlano di arresto, ma denunciano un vero e proprio “rapimento”. Essi bollano come “abietta” l’operazione nei confronti del generale Fonseka, trascinato a forza dai militari fuori dal suo ufficio “per mani, piedi e bavero”. Poco prima del fermo, egli aveva annunciato ai cronisti di essere pronto a comparire davanti a una commissione internazionale, per rispondere di presunti crimini compiuti nella guerra contro le Tigri tamil (Ltte).
 
Rajapaksa e Fonseka, infatti, sono gli artefici della vittoria sulle truppe ribelli separatiste del nord dello Sri Lanka, eliminate lo scorso anno dopo tre decadi di sanguinosa guerra civile. Al contrario il governo, per bocca del Ministro della difesa Gotabhaya Rajapaksa, chiude a ogni possibile inchiesta sui metodi usati per sconfiggere la resistenza.
 
L’arresto del generale Fonseka – 40% dei voti alle presidenziali del 26 gennaio, rispetto al 57% conquistato dal presidente uscente Rajapaksa – è un segnale della crisi politica attraversata dallo Sri Lanka, ma non giunge certo inaspettato. All’indomani del voto, il suo quartier generale in un hotel della capitale era stato circondato da centinaia di militari. Resta ora da vedere se seguiranno ulteriori rappresaglie o violenze contro i membri dell’opposizione.
 
L’esecutivo accusa il generale Fonseka di diffondere “informazioni sensibili” al pubblico e di “cospirazione” volta ad assassinare il presidente Rajapaksa e la sua famiglia. Il leader dell’opposizione ha sempre respinto in maniera secca le imputazioni e rilancia: è il governo che trama per ucciderlo e gli impedisce di lasciare il Paese.
 
Esponenti della società civile e semplici cittadini condannano l’arresto e si dicono pentiti “di aver votato per Rajapaksa”. “Non gli abbiamo accordato la nostra fiducia – affermano – per vedere il nostro Paese precipitare in una simile condizione”. Essi aggiungono che “per coprire corruzione e abusi”, l’esecutivo ha lanciato un giro di vite contro l’opposizione. Attivisti e organizzazioni per i diritti umani accusano il governo di promuovere “una repressione verso gli oppositori politici”. Domani in molte città dello Sri Lanka si terranno manifestazioni di protesta contro l’arresto di Fonseka.

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