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  • » 11/09/2013, 00.00

    MEDIO ORIENTE – VATICANO

    Con la preghiera e il digiuno per la pace, Francesco ha posto la Chiesa e il mondo intero in piena teologia della storia

    Fady Noun

    Con l’appello del Papa noi non siamo nel pacifismo, ma in un’altra dimensione della realtà. In questa dimensione non è Obama, né Putin, né Bashar al-Assad e nemmeno l’industria degli armamenti, né l’industria petrolchimica, ma è Dio che è il supremo attore della storia. Ponendo il suo pontificato sotto la protezione di Nostra Signora di Fatima, Francesco si è dunque posto su un piano sicuramente spirituale; ora, in continuità con la rivelazione di Fatima, ha deciso di credere veramente che "un tempo di pace sarà concesso al mondo ", una seconda promessa fatta nel 1917 da Maria Vergine, nella continuità della consacrazione al suo "Cuore Immacolato".

    Beirut (AsiaNews) - Chiedendo di pregare e digiunare per la Siria, Francesco ha posto la Chiesa e il mondo intero in piena teologia della storia. Egli ha esteriorizzato, in maniera spettacolare, la rivelazione evangelica interiorizzata, ma negata, che impedisce all'Occidente di collassare, cioè di affondare nell'anarchia morale, cioè che "è quello che resta di cristiano in loro che impedisce alle società moderne di esplodere". Questo pensiero di René Girard è citato dal grande giornalista e saggista Jean-Claude Guillebaud nella sua testimonianza guida "Come sono ridiventato cristiano", comparso nelle edizioni Seuil. "La rivelazione evangelica - aggiunge Guillebaud - è stata da molto tempo interiorizzata dalla società occidentale, compresi coloro che credono di combatterla".

    Di primo acchito, nel quadro della cultura dominante, la decisione ha qualcosa di sorprendente. Nel momento del gas sarin, dei missili Tomahawk e del sistema di difesa antiaerea russo SS-30, nel momento nel quale dei civili sono gassati, dei prigionieri torturati, degli ostaggi bruciati vivi e dei soldati sospesi nel vuoto; nel momento in cui Bashar al-Assad si risolleva, in cui l'Iran, la Turchia, l'Arabia Saudita, il Qatar, gli Stati Uniti e la Russia giocano d'azzardo sul destino della Siria, ognuno per proprio conto, è possibile influenzare la storia con delle cose passive come la preghiera e il digiuno? Evidentemente no, e bisogna rilevarlo; con l'appello del Papa noi non siamo nel pacifismo, ma in un'altra dimensione della realtà. In questa dimensione non è Obama, né Putin, né Bashar al-Assad e nemmeno l'industria degli armamenti, né l'industria petrolchimica, ma è Dio che è il supremo attore della storia. Chiedendo di pregare e digiunare per la Siria, Francesco ha posto la Chiesa e il mondo intero in piena teologia della storia.

    Non è la prima volta che un papa agisce così. Di solito, è vero, egli predica la "buona parola", una versione del Vangelo spurgata di quello che la parola di Dio può avere di corrosivo, di intrattabile, anche di spiritualmente violento.

    Ma il Vangelo non è solo "buoni sentimenti" e dal momento della sua elezione, Francesco l'ha rilevato più volte. Due decisioni, in particolare, hanno posto la Chiesa cattolica e il mondo in una prospettiva puramente escatologica. In primavera, ha dedicato tutto il suo pontificato alla Madonna di Fatima, e ha intenzione di consacrare solennemente il mondo al Cuore Immacolato di Maria, il 13 ottobre, nello spirito di quella rivelazione, fatta nel 1917, a tre giovani pastorelli portoghesi.

    Ma cosa ha detto Maria a Fatima? Nel corso delle sue apparizioni, ha espresso due o tre principi fondamentali: in primo luogo, che è sulla condotta morale che Dio giudica le nazioni; poi che la storia può avere più determinanti, come i rapporti di classe, la brama di potere, il gioco delle dinastie, il controllo delle fonti di energia, ma che Dio è il determinante principale di un insieme di causalità delle quali ha il segreto e ancora che ha quello del cuore umano. E che Dio ha detto ancora Maria, "si lascia toccare." Va da sé che il principio principale dietro i primi due, è che Dio esiste veramente, una dichiarazione esplosiva nell'agnosticismo dominante.

    E' partendo da questo dato che va giudicato l'invito al digiuno e alla preghiera del Papa. La preghiera e il digiuno sono stati, in tutta la storia della Chiesa, le armi spirituali brandite in casi di estrema difficoltà. Brandendole sabato scorso, alla vigilia della festa della Natività di Maria, il Papa ha sottolineato l'urgenza del momento e ha affermato il primato dello spirituale sul materiale, la sovranità di Dio sul corso della storia. Al di là della guerra tra gli uomini c'è, insegna la Chiesa, un'altra guerra combattuta contro Dio da parte di un avversario senza cuore che ha nel distruggere lo stesso piacere che Dio ha ad amare e costruire. Questo è il terreno su cui si trova Francesco, e con le armi di Dio, questo è il terreno sul quale vincerà.

    "Mai più la guerra!". Non c'era niente di magico nell'appello di Francesco, che fu di Paolo VI, che si è rivolto a Dio e agli uomini. Invece, esso è stato accompagnato da un appello alla ragione, alla coscienza. Bisognava evitare il rischio di una guerra mondiale. Ma parallelamente alla lotta contro ciò che è irrazionale nell'uomo, c'era una lotta contro ciò che è distruttivo nel cosmo, e alla quale Dio ha chiamato gli uomini.

    Nella storia del mondo, ci sono molti esempi di eventi straordinari, inaspettati, impossibili da attribuire solo al caso, o a intervento umano. Uno dei più recenti è il crollo dell'impero sovietico (1989), senza violenza, grazie a una combinazione di circostanze del tutto particolari. Sappiamo che questo collasso, questo inconcepibile autoaffondamento, è avvenuto pochi anni dopo la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, secondo una richiesta in tal senso avanzata dalla Vergine Maria a Fatima nel 1917, accompagnato da questa promessa. La Chiesa, evidentemente, ha tardato ad adempierla, Ma il cielo ha mantenuto la promessa. A ciascuno trarne le conseguenze.

    Ponendo il suo pontificato sotto la protezione di Nostra Signora di Fatima, Francesco si è dunque posto su un piano sicuramente spirituale; ora, in continuità con la rivelazione di Fatima, ha deciso di credere veramente che "un tempo di pace sarà concesso al mondo", una seconda promessa fatta nel 1917 da Maria Vergine, nella continuità della consacrazione al suo "Cuore Immacolato". Per contrastare il razionalismo inaridente che pervade il mondo e elimina Dio dopo essersi appropriato - alcuni dicono usurpato - della sua saggezza, il simbolismo del cuore riprende tutto il suo posto. Dovremmo trovare là ciò che serve per chiarire la chiamata di Francesco a una giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria, in Medio Oriente, vale a dire anche in Libano, Iraq, Egitto, e nel mondo. 

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