08/04/2008, 00.00
MEDIO ORIENTE
Invia ad un amico

Controllo e trasparenza: l’antidoto della finanza islamica alle crisi di mercato

La liquidità garantita dai petrodollari accresce le risorse della finanza islamica che attrae investitori da tutto il mondo garantendo protezione attraverso una maggiore trasparenza e controllo dei livelli di debito.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) - Con una crescita del 20% all’anno e la prospettiva di raggiungere 2 trilioni di dollari entro il 2010, le risorse della finanza islamica aumentano esponenzialmente e il modello finanziario considerato ‘halal’ secondo la Sharia, sta attraendo investitori dalla Gran Bretagna ad Hong Kong.

La crisi economica dei mutui subprime americani ha interessato molti investitori che hanno preso le distanze dagli investimenti ad alto rischio come quelli che comportano debiti insoluti difficilmente misurabili. Malgrado la crisi, il mercato della finanza islamica sta prendendo piede sia grazie all’altissima liquidità garantita dai petrodollari che alla struttura del modello islamico che prevede una trasparenza assoluta ed è in grado di offrire agli investitori segnali d’allarme preventivi. Secondo la Sharia, l’accordo tra chi presta e chi riceve deve essere fatto sulla base di beni tangibili e il sistema finanziario islamico richiede un controllo costante e accurato dei livelli di debito.

Quello che è successo a Enron (compagnia energetica americana) e a WorldCom (compagnia di telecomunicazioni) è un indicatore dell’efficienza del sistema islamico che è stato in grado di prevedere la crisi delle compagnie mesi prima del collasso ed escluderle di conseguenza. Entrambe, Enron e WorldCom, facevano parte dell’indice di mercato Dow Jones Islamic Market (DJIMI). “Grazie al monitoraggio dei livelli di debito, le compagnie sono state escluse dal DJIMI mesi prima del crollo. Un alto livello di debito implica un’incompetenza nel controllo del debito”, ha detto Aznan Hasan, consulente su investimenti e Sharia in una banca malese, la Aseambankers Malaysia Berhad. “Non si fanno prestiti a un cliente - ha aggiunto Hasan - permettendogli di fare ciò che vuole. Per questo il controllo del credito è essenziale”.

Gli analisti infatti credono che il successo del modello islamico sia principalmente dovuto alla trasparenza e al controllo, che offrono protezione all’investitore e, non ultimo, alla condivisione delle responsabilità. Secondo la legge islamica, rischi e profitti sono condivisi dalle parti mentre è teoricamente proibita qualsiasi forma di speculazione economica.
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Un uomo si dà fuoco al Cairo. Dalla Tunisia la protesta dilaga in Medio Oriente
17/01/2011
I cristiani del Vicino Oriente e l’ideologia islamista
14/09/2011
Vescovo di Tiro: Cristiani in Libano divenuti minoranza nel loro Paese
16/02/2010
Medio Oriente, investimenti esteri aumentati del 51%
30/09/2005
Scenari di guerra: l'Iran, un embargo del petrolio, il collasso del sistema finanziario mondiale
07/08/2006