11/07/2006, 00.00
Corea del sud – corea del nord – giappone
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Crisi coreana, pronta per l'Onu la bozza cinese senza sanzioni contro Pyongyang

Bloccato il testo giapponese, che prevedeva sanzioni, dall'opposizione di Pechino, Seoul e Mosca. Il governo sudcoreano accusa il Giappone di voler intensificare la crisi tramite una "retorica fatta di provocazioni". La diplomazia cinese è nella capitale nordcoreana.

Seoul (AsiaNews) – Il governo cinese ha preparato una bozza di dichiarazione sulla Corea del Nord da presentare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che prende il posto della proposta giapponese in cui il riferimento alla violazione della pace e della sicurezza internazionale da parte di Pyongyang avrebbe aperto la strada all'introduzione di sanzioni economiche.

La proposta cinese chiede alla Corea del Nord di "cessare lo sviluppo, il test, il dispiegamento e la proliferazione di missili balistici e di tornare a rispettare la moratoria sul lancio di missili", ma a differenza del testo nipponico non accenna ad alcuna sanzione nei confronti del regime guidato da Kim Jong-il per i sette missili lanciati la settimana scorsa ed esplosi, o caduti, sopra il Mare del Giappone.

Il testo giapponese doveva essere votato ieri sera, ma le critiche mosse da Cina, Russia e Corea del Sud hanno convinto i negoziatori a ritardare la questione. Il governo sudcoreano ha dichiarato di "non avere alcuna intenzione di sostenere la risoluzione delle Nazione Unite proposta dal Consiglio di Sicurezza, che comprende Stati Uniti, Francia e Giappone" e Lee Kyu-hyung, vice ministro sudocoreano degli Esteri, ha chiamato Shotaro Oshima, ambasciatore giapponese in Corea, per informarlo della decisione. "In nessun  caso – ha detto ai media Choo Kyu-ho, portavoce del ministero – potremmo salire sulla stessa barca del Giappone". Seoul ha accusato inoltre Tokyo di "voler intensificare la crisi con la parte nord della penisola" utilizzando la minaccia di un attacco preventivo, "una retorica fatta di provocazioni".

"La Corea del Sud – ha detto oggi Jung Tae-ho, portavoce dell'ufficio presidenziale – reagirà con forza all'arroganza dei leader politici giapponesi". Jung ha poi aggiunto che il vero interesse del Giappone "è quello di poter tornare una potenza in campo militare"

Una linea comune sulla gestione della crisi missilistica innescata dai test effettuati da Pyongyang la scorsa settimana sembra comunque irraggiungibile. Cristopher Hill, capo dei negoziatori americani al tavolo del disarmo nucleare, è tornato a Seoul per "sottolineare con urgenza" l'importanza di "parlare al regime di Kim Jong-il con una voce sola", ma il suo appello non ha provocato effetti.

Intanto, al Consiglio di Sicurezza Onu i lavoro sono fermi. Il voto sulla risoluzione congiunta - e sulle sanzioni invocate da Washington – previsto per ieri sera, è stato rimandato per permettere alla diplomazia cinese di fare nuovi sforzi e convincere Pyongyang ad abbandonare i suoi propositi di nuovi lanci.

Una delegazione di altissimo livello, guidata dal vice premier cinese Hui Liangyu, si è mossa verso la capitale nordcoreana, dove dovrebbe rimanere sei giorni. "Il voto all'Onu è stato bloccato – dice l'ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, John Bolton – ma questa fase non è infinita. Lasciamo tempo alla diplomazia cinese ma continuiamo ad osservarla, giorno per giorno".

Seoul teme che l'ampio raggio di interpretazione delle risoluzioni Onu che comprendono sanzioni possa bloccare ogni forma di cooperazione economica con l'altra parte della penisola. "Se dovesse comprendere delle sanzioni – ha detto un rappresentante del governo – la risoluzione ucciderebbe il complesso industriale di Kaesong, dove collaboriamo con il Nord, e può impedirci di inviare aiuti umanitari alla popolazione. In altre parole, la scelta di Tokyo e Washington di continuare a voler punire duramente il Nord vuole essere una forma di pressione durissima anche sul nostro governo", da molti accusato di essere troppo indulgente nei confronti del regime guidato da Kim.

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