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» 16/11/2005 09:15
Pakistan
Cristiani del Punjab: "il governo visiti le nostre chiese distrutte"
di Qaiser Felix

L'inviato di AsiaNews a Sangla Hill raccoglie testimonianze ed accuse precise dalla comunità cristiana del luogo che ha visto chiese, conventi e scuole bruciati e saccheggiati. "La blasfemia non c'entra nulla – dicono – è solo persecuzione". Torture nella sede della polizia. (Servizio fotografico del nostro inviato: la comunità cristiana di Sangla Hill e la distruzione delle loro proprietà).



Sangla Hill (AsiaNews) – La comunità cristiana di Sangla Hill ha subito "una tragedia terribile che i media non mostrano, come se non fosse accaduta. Non ricostruiremo né puliremo le chiese, i conventi e le scuole attaccate fino a che il primo ministro o il presidente del Pakistan non verranno qui, per vedere di persona la tragedia e la perdita".

P. Samson Dilawar, parroco di Sangla Hill, denuncia ad AsiaNews l'indifferenza che circonda gli attacchi del 12 novembre scorso contro chiese, conventi e scuole – cattoliche e protestanti –  ad opera di una folla di circa 2 mila persone, apparentemente spinta dall'accusa di blasfemia mossa contro un cristiano locale. "Domandiamo al governo – continua il prete – di interrompere la persecuzione contro Yousaf Masih, accusato di blasfemia, quando è chiaro che tutto è nato per una questione di soldi".

Saleem e Benedict Masih, fratelli più piccoli di Yousaf, confermano ad AsiaNews: "Nostro fratello non ha fatto nulla di basfemo. E' innocente. E' solo questione di soldi". ""I musulmani – dicono – hanno saccheggiato completamente casa nostra e prima dell'arresto di Yousaf ci hanno torturato ed umiliato in una stazione della pubblica sicurezza". Yousaf Masih ha 50 anni, è sposato ed ha 4 figli, 2 maschi e 2 femmine.

"Questi attacchi – riprende p. Dilawar - sono opera di militanti ben addestrati, non di una folla rabbiosa, che hanno operato con la complicità della polizia locale". "Una folla di locali, incitati da qualcuno, - afferma - si è presentata venerdì sera per attaccare la chiesa, ma se ne sono andati subito senza distruggere nulla. Quelle di sabato erano persone diverse".

"Abbiamo degli insegnanti di religione musulmana nella nostra scuola – racconta - e siamo sicuri che anche loro sono implicati nell'attacco, perché vi erano libri musulmani nelle nostre scuole che non sono stati danneggiati in alcun modo dagli assalitori. Solo gli insegnanti sapevano dove erano riposti ed avevano familiarità con gli ambienti scolastici". "In questo modo – conclude – credono di insegnarci che solo il Corano e gli altri libri islamici sono sacri: gli altri libri, di altre religioni, per loro non valgono nulla".

Stephen Martin, cristiano ed ex Consigliere generale locale, dice che all'inizio degli incidenti vi erano "solo poche pagine del Corano bruciate" mentre ora vi sono "grandi falò che hanno appiccato da soli" per mostrarli alle altre persone. Emmanuel Ather Julius, membro del Consiglio distrettuale, afferma che, mentre le chiese e le proprietà dei cristiani bruciavano, la folla "cantava ed urlava slogan come se stesse portando avanti un bel lavoro che gli piacesse proprio tanto".

Le suore francescane che gestiscono la scuola superiore di S. Antonio, completamente saccheggiata dalla folla, dicono ad AsiaNews di "non avere parole per esprimere il profondo dolore e la grande miseria". "Abbiamo dedicato la nostra vita a queste persone – dicono – e loro ci ringraziano così. La nostra missione però non si ferma e presto torneremo ad insegnare ai bambini".

Un cristiano che chiede l'anonimato sostiene che l'uomo chiave dell'assalto è Malik Muhammad Azim, il nazim (capo) del Consiglio locale: le moschee che incitavano alla violenza anti-cristiana il venerdì sera hanno invitato infatti la folla a radunarsi sotto il Madni Palace, edificio di proprietà del nazim, e molti assalitori sono addirittura arrivati da fuori con 3 autobus.

Khalil Tahir, avvocato cristiano, dice ad AsiaNews: "Porteremo questa tragedia a livello internazionale, alle Nazioni Unite, così il mondo vedrà come vivono i cristiani in Pakistan e potrà spingere per l'abrogazione della legge sulla blasfemia, sempre di più causa di incidenti di questo tipo". Saqib Sohail Batti, consigliere generale del luogo, denuncia: "Non abbiamo alcun problema con le persone arrestate per l'attacco. I veri responsabili sono altri, in libertà, e la polizia li conosce bene".

Hanook, che lavora nell'amministrazione della chiesa presbiteriana, dice di volere dal governo "solo rispetto, il diritto di vivere in pace e la sicurezza per i cristiani pakistani. Non vogliamo finanziamenti od altro".

 


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