25/08/2016, 09.05
INDIA
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Delhi vuole mettere al bando l’utero in affitto

di Nirmala Carvalho

Il governo ha presentato un disegno di legge che impone nuove regole. Solo le coppie indiane sposate da almeno cinque anni potranno ricorrere alla fecondazione assistita e le madri in affitto devono essere parenti dei genitori. Sono esclusi i single, gli stranieri e gli omosessuali.

New Delhi (AsiaNews) – Non sarà più possibile sfruttare il corpo della donna per fini commerciali. Lo ha deciso ieri il governo dell’India, presentando al pubblico il nuovo disegno di legge che regola la pratica della maternità surrogata. Secondo la normativa, che però deve essere ancora discussa in Parlamento, solo le coppie sterili indiane potranno ricorrere alla surrogazione di maternità e la gravidanza sarà portata a termine da una parente stretta dei coniugi. Nel tentativo di porre fine ad una pratica che ha reso l’India la capitale mondiale dell’utero in affitto, il governo ha escluso del tutto single, omosessuali e stranieri. Il dott. Pascoal Carvalho, medico cattolico e membro della Pontificia accademia per la vita, dice ad AsiaNews: “Questa legge è un passo in avanti verso i valori tradizionali della famiglia. La surrogazione è una manipolazione di embrioni”.

Negi ultimi anni l’India è diventata una meta privilegiata per il turismo medico, in particolare per i trattamenti in vitro o la maternità surrogata. Il settore della fecondazione assistita fattura ogni anno circa 5 miliardi di dollari [4,4 miliardi di euro] e nel Paese ci sono più di 500 cliniche. Coppie con problemi di fertilità, soprattutto genitori stranieri di solito provenienti da Paesi ricchi, trovano nel Paese madri surrogate perlopiù appartenenti a classi povere, che “affittano” il loro utero in cambio di soldi e di frequente sono vittime di sfruttamento.

La mercificazione del corpo femminile ha creato un mercato fiorente, accentuato anche dai costi “contenuti” delle gravidanze rispetto ai Paesi occidentali: tra i 18mila e i 30mila dollari (un terzo del prezzo negli Stati Uniti), di cui circa 8mila spettano alla donna che porta in grembo gli embrioni donati dalla coppia. 

Le autorità indiane hanno deciso di combattere l’industria della surrogazione commerciale, stabilendo che la pratica dell’utero di affitto dovrà essere una sorta di “surrogazione altruistica”. Presentando il Surrogacy (Regulation) Bill 2016, ieri il ministro degli Esteri Sushma Swaraj ha definito le nuove condizioni: le coppie dovranno essere sposate da almeno cinque anni; la donatrice dell’utero dovrà essere una parente e non percepirà compensi per la sua opera altruistica; le cliniche che operano nel settore saranno registrate.

Inoltre chiunque contravverrà alla nuova legge, sfruttando in maniera illegale le madri o manipolando gli embrioni, sarà punibile con la detenzione fino a 10 anni e con multe fino a un milione di rupie (più di 13mila euro). Il dott. Carvalho conclude: “La surrogazione è una minaccia al valore intrinseco della dignità umana”.

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