27/07/2018, 14.51
LAOS-CAMBOGIA
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Diga crollata in Laos: L’onda della piena si abbatte sulla Cambogia

Evacuazioni in corso nella provincia nord-orientale di Stung Treng, al confine con il Laos. Proseguono gli sforzi dei soccorritori. Le morti accertate sono 27; 131 i dispersi. Messaggio di cordoglio dell’arcivescovo di Seoul e un contributo di 43mila euro per gli aiuti.

Vientiane (AsiaNews/Agenzie) – Migliaia di cambogiani che vivono lungo le rive del fiume Sekong vengono in queste ore evacuati dalle autorità di Phnom Penh, mentre il fiume d'acqua causato dal crollo di una diga nel vicino Laos precipita a valle. Militari assistono gli abitanti dei villaggi della provincia nord-orientale di Stung Treng, trasportandoli su barche di legno verso terreni più alti. Beni di prima necessità sono distribuiti a quanti hanno già trovato rifugio sulla terraferma. “Il livello delle acque è ancora in aumento, quindi evacueremo altre persone”, ha dichiara il portavoce del governo Men Kong.

Nella remota provincia laotiana di Attapeu, i soccorritori sono impegnati in una corsa contro il tempo e le forti piogge, nel tentativo di salvare le vittime dell’inondazione provocata dal crollo parziale della diga Xe-Pian Xe-Namnoy. I media di Stato hanno confermato ieri la morte di 27 persone, mentre i dispersi sono 131. Oltre 3mila abitanti dei villaggi presso l’impianto idroelettrico attendono le squadre di soccorso aggrappati ai tetti delle case sommerse. Circa 2.800 sono già stati tratti in salvo. I senzatetto sono più di 6.600.

Esperti provenienti da Cina, Vietnam e Thailandia si sono uniti ai soldati laotiani e ai volontari locali nelle operazioni di ricerca e soccorso. Ieri pomeriggio, un aereo militare di Singapore è atterrato nel Paese per consegnare beni di prima necessità per un valore di 176mila euro. Nello stesso giorno, una squadra della Croce rossa singaporiana (Src) ha raggiunto l’epicentro del disastro. Dalla città-Stato è previsto per oggi l’arrivo di un secondo velivolo, che trasporta 11 grandi tende modulari.

Come il governo, anche la Chiesa della Corea del Sud sostiene gli sforzi dei soccorritori. L’arcivescovo di Seoul, il card. Andrew Soo-jung Yeom, questa mattina ha inviato un messaggio di cordoglio alle vittime della tragedia attraverso il vicariato apostolico di Paksé, che comprende la provincia di Attapeu. P. Tito Banchong Thopanhong, amministratore apostolico di Luang Prabang, dichiara ad AsiaNews che i cattolici in tutto il vicariato sono 15mila (poco più dell’1% della popolazione) e ad Attapeu “sono davvero pochissimi”.

Nel suo messaggio, il card. Yeom esprime “profonda tristezza per la perdita di vite umane e le ferite” e prega per il “riposo dei defunti e la consolazione di Dio per quanti soffrono la perdita di familiari e amici”. Il card. Yeom ha anche offerto un contributo di 43mila euro al delegato apostolico in Laos, mons. Paul In-Nam Tschang,

La portata del disastro è ancora poco chiara, in un Paese le cui autorità comuniste esercitano uno stretto controllo sull’informazione e non gradiscono l'attenzione dei media. Mentre le acque si ritirano, gli abitanti dei villaggi cominciano a fare ritorno verso ciò che rimane delle loro case, nella speranza di recuperare alcuni effetti personali. Ieri alcuni degli sfollati sono rientrati a Hoi Kong, facendosi strada tra carretti e tronchi trascinati dall’acqua ai bordi delle strade. Quasi tutte le abitazioni sono andate distrutte e il disastro si è abbattuto anche sul bestiame: come nel vicino villaggio di Khokong, numerose carcasse di animali emergono dal fango.

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