02/12/2005, 00.00
Cina
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Dopo l'assalto alle suore si temono rappresaglie contro i cattolici di Xian

L'Ufficio affari religiosi ha sguinzagliato suoi membri per investigare chi ha diffuso la notizia. Il governo insiste che la diocesi deve pagare la scuola, posseduta dalla Chiesa da prima del 1952.

Roma (AsiaNews) – I cattolici di Xian temono rappresaglie del governo dopo la fuga di notizie sulle violenze alle suore e la manifestazione (v. foto) organizzata una settimana fa dai fedeli per chiedere il ritorno della scuola della diocesi, venduta dal governo a un'impresa edile.

Alcuni sacerdoti hanno espresso ad AsiaNews i loro timori: il governo ha inviato nelle parrocchie membri dell'Ufficio affari religiosi a scoprire chi ha partecipato alle proteste, chi guidava la marcia e chi ha fatto fotografie e le ha divulgate. Alcune delle foto sono giunte ad AsiaNews. Da ieri, vari siti cattolici sono stati oscurati e la notizia dell'assalto alle suore è stata cancellata.

Il problema più grave rimane la pretesa del governo di vendere il terreno della scuola alla diocesi che ne era già proprietaria nel 1952.

Il 23 novembre scorso 40 "teppisti" hanno bastonato e ferito a sangue 16 suore missionarie francescane che facevano un sit in per cercare di salvare la scuola diocesana del Rosario dalla demolizione. La scuola, già proprietà della Chiesa, era stata requisita durante la Rivoluzione Culturale e nazionalizzata. Da alcuni anni l'edificio era vuoto e il governo – violando la legge cinese – invece di ridarlo ai legittimi proprietari, l'ha venduto a un'azienda di costruzioni.

Dopo la manifestazione di domenica 27 novembre , a cui hanno partecipato 600 persone, il governo di Xian, per calmare le acque, ha proposto alla Chiesa di comprare il terreno, adiacente al convento delle suore francescane e alla cattedrale per la somma di 6,5 milioni di yuan (circa 650 mila euro). Il vescovo ausiliare di Xian, mons. Dang Minyan si è detto disposto a trattare, ma fedeli e sacerdoti non accettano la transazione che a loro parere è un furto.

Negli anni '80 lo stato cinese ha stabilito che tutti gli edifici ecclesiastici siano restituiti ai legittimi proprietari. A tutt'oggi molti conventi, scuole, ospedali non sono ancora ritornati alla Chiesa. Alcune costruzioni servono al partito, altre sono state incamerate dai leader locali e venduti intascando i ricavi. Secondo alcune fonti locali, il governo teme che la rivendicazione delle suore e della diocesi divenga un esempio per altre comunità, chiedendo che il governo segua le leggi emanate da se stesso. L'anno scorso è stata perfino cambiata la costituzione cinese per inserirvi la difesa della proprietà privata.

Alcune fonti a Xian dicono che il vescovo accetterà a pagare solo una somma simbolica. L'Ufficio affari religiosi di Xian difende invece l'azienda "che ha già speso un milione di yuan" per il terreno. In preparazone alle Olimpiadi del 2008, i centri delle maggiori città cinesi sono in preda a un grande sviluppo edilizio. Lo stato dà il permesso alle imprese edili di requisire i terreni ed espellere gli abitanti e i legittimi proprietari.

Intanto il governo ha promesso di pagare 3 mila yuan alle 5 suore che sono ancora in ospedale. Alcuni fedeli hanno detto che la somma "non serve nemmeno a pagare le spese mediche".

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